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http://www.ilvelino.it/articolo.php?id=283762
Voto e brogli, i sondaggisti smontano il
"complotto" di Deaglio
Roma,
21 nov (Velino) - Un milione e 246 mila schede bianche in meno ed
Enrico Deaglio grida ai brogli. Come è possibile – si chiede nel
film Uccidete la democrazia! che uscirà con Diario il
24 novembre – che dalle politiche del 2001 a quelle di aprile 2006
si passi da 1.692.048 schede intonse infilate nell’urna a solo
445.497? Maggior partecipazione? Semplificazione del voto? No. Per
il giornalista l’unica spiegazione possibile è che qualcuno abbia
manipolato i dati. In particolare il Viminale che, attraverso un
sistema informatico, avrebbe attribuito le schede bianche a Forza
Italia. Ma la teoria del “grande imbroglio” non convince. “Le schede
sono toccate solo all’interno dei seggi dove, alla fine del
conteggio, viene stilato un verbale. Se brogli ci sono è qui che
vengono fatti – spiega al VELINO il sociologo e analista delle
tendenze della pubblica opinione Carlo Buttaroni –. I risultati
vengono accertati e proclamati dagli uffici elettorali costituiti
presso le Corti d’Appello e dalla corte di Cassazione che lavora sui
verbali. La sera dello scrutinio il ministero dell’Interno diffonde
risultati che potremmo chiamare ‘ufficiosi’ facendo la somma dei
dati che arrivano dalle prefetture, via telefono, fax o computer”.
Insomma, il Viminale non ha nulla a che fare con i verbali, che
riportano i dati ufficiali delle votazioni, e se anche avesse
compiuto una contraffazione sarebbe stato “smentito” dalla
Cassazione. Eppure il dato della diminuzione delle schede bianche è
incontrovertibile. Come spiegarlo? Secondo Buttaroni, “il motivo
principale è la semplificazione del voto. Si è passati da un sistema
elettorale misto, maggioritario con una quota di seggi assegnata con
il metodo proporzionale, che prevedeva tre schede e l’indicazione
delle preferenze. Il 9 aprile bastava fare una croce su un simbolo
di partito. Inoltre è stata una consultazione elettorale
caratterizzata da forte bipolarizzazione. Le due formazioni più
grandi, Forza Italia e l’Ulivo, hanno ricevuto più della metà dei
voti espressi, arrivando al 55 per cento. C’è stata una forte
mobilitazione e chi è andato alle urne c’è andato per esprimere una
preferenza”.
Concorda Maurizio Pessato della Swg: “Nel clima di scontro che ha
caratterizzato la campagna elettorale i cittadini si sono mobilitati
e si sono sentiti chiamati in causa – dice al VELINO –. La loro era
quasi una scelta ‘obbligata’, fra Romano Prodi e Silvio Berlusconi.
In quest’ottica la scheda bianca non aveva senso. Diverso invece il
caso del 2001, quando il voto è stato accompagnato da molta
incertezza: c’era per esempio una quota della sinistra insoddisfatta
per la scelta del candidato premier, ricaduta su Francesco Rutelli,
e anche delle frange della destra erano rimaste a latere dei giochi
politici. Tutti elementi che possono aver influito sul maggior
numero di schede bianche registrate allora. Quella del complotto
informatico non mi sembra un’ipotesi praticabile anche se –
riconosce Pessato – c’è un dato singolare segnalato da Deaglio,
quello dell’abbattimento omogeneo delle schede bianche, mentre
l’Italia è un Paese estremamente variegato, con regioni rosse,
bianche, azzurre, differenze fra Nord e Sud”. Di “chiamata alle armi
degli elettori” parla anche Alessandra Ghisleri di Euromedia
Research che spiega: “Nella lotta fra i due schieramenti ognuno di
noi è diventato tifoso, si è trattato di uno scontro estremamente
politicizzato che ha portato gli elettori a scegliere. Questo, unito
al sistema di voto semplificato, ha prodotto un calo di schede
bianche. Ci sono momenti in cui è avvenuto l’esatto contrario: il
picco di schede bianche si è avuto nel 1994: 1.421.900. In quelle
elezioni la complessità del voto e un certo distacco dalla politica
avevano portato i cittadini a pensare: chiunque va al potere non fa
la differenza. Al contrario, nell’ultima tornata elettorale
nazionale, la chiamata alle armi da una parte e i due fronti netti e
separati sui quali si giocava la partita, uniti a una forte
mediaticità dello scontro, hanno portato gli elettori a esprimersi”.
Anche
Renato Mannheimer non crede alla teoria dei brogli informatici: “Mi
sembra tecnicamente impossibile, dato che è una cosa molto
complicata da fare” dice al VELINO anche se, ammette, la diminuzione
delle schede bianche rimane “un fatto molto curioso. Dovremo
studiare il fenomeno”. Deaglio rispolvera inoltre la questione dei
sondaggi, ritenendo incompatibile il pareggio uscito dalle urne con
le previsioni che davano sempre l’Unione in vantaggio e di diversi
punti. Ma anche questa affermazione non risulta corretta ed è per lo
meno imprecisa. È ormai noto come, proprio alla vigilia del voto,
nel periodo di blackout, in cui non si possono pubblicizzare i
sondaggi, la partita fra i due schieramenti si fosse riaperta. “C’è
stato un fortissimo recupero del centrodestra, cosa provata dai
rilevamenti fatti durante le ultime due settimane di campagna
elettorale – spiega Mannheimer –. La Cdl è cresciuta specialmente
dopo l’accenno di Prodi alle tasse, in particolare alla
reintroduzione della tassa di successione. Questo era noto a tutti e
i sondaggi lo hanno mostrato piuttosto bene”. “Nel periodo di
silenzio si è consolidato il pareggio” aggiunge Buttaroni. E che
dire degli exit poll che la sera dello scrutinio davano vincente
l’Unione? “Erano semplicemente sbagliati – risponde quest’ultimo –
non si può sostenere una tesi, come quella di Deaglio, sulla base di
una dinamica di rilevazione sbagliata”. Anche per Pessato “il fatto
che l’Unione fosse data vincente non è un fatto probante. Quando lo
scarto fra i due poli è conteggiato in 3-4 punti nelle urne ci posso
essere modificazioni tali da ribaltare i pronostici”. “Noi avevamo
prospettato diversi scenari – conclude Ghisleri –. Con una bassa
affluenza, dal 75 al 78 per cento, si avevano quattro o cinque punti
di vantaggio del centrosinistra. Con un’alta affluenza, soglia
dell’82 per cento, si sarebbe verificato un pareggio”. Così è stato.
Federica Riva/Umberto Di
Giacomo 21 Nov |