Vaccarella : Nomen
omen
La
chiave di lettura di questa vicenda è negli strettissimi rapporti di
costui con la politica. Avvocato di Berlusconi, sodale di
Previti di cui rivendicò l'amicizia, relazioni con il PDS. Ed ha la
faccia di dire che si è dimesso per le ingerenze della politica?
Certo che ci vuole una bella faccia. Leggi qui il
curriculum.
giuseppe
galluccio 4/5/07
La decisione del giudice
confermata con una lettera al presidente della Consulta
"Me ne vado per tutelare la dignità di un organo costituzionale". Ma
è giallo sul reale motivo della scelta
Entro un
mese il Parlamento dovrà nominare il sostituto. Circola il nome di
Pecorella
E' scontro politico: la Cdl vuole che il premier venga a spiegare in
aula
di CLAUDIA FUSANI
ROMA - Le
dimissioni "irrevocabili" di Romano Vaccarella dalla Corte
Costituzionale ufficializzate questa mattina con una
lettera al presidente della Consulta, Franco Bile, aprono
un "giallo" e un caso politico: il reale motivo delle dimissioni,
chi prenderà il suo posto alla Consulta e le possibili conseguenze
politiche di questa scelta. Che, confermano gli uffici della Corte,
"a memoria non sembra avere precedenti nei 50 anni di vita della
Consulta".
Oggi pomeriggio il presidente Franco Bile ha riunito i tredici
componenti rimasti in camera di consiglio per la presa d'atto delle
dimissioni del professor Vaccarella. "L'indipendenza della Corte è
garantita istituzionalmente dalla collegialità del suo operare" ha
voluto ribadire il supremo organo costituzionale. Un altro modo per
dire che niente e nessuno, meno che mai ministri e viceministri,
possono interferire con l'operare del Giudice delle leggi.
Sempre da oggi inizia il conteggio dei trenta giorni entro i quali
il Parlamento dovrà provvedere alla nomina di un sostituto. Tocca al
Parlamento, infatti, occupare la casella rimasta vuota visto che
Vaccarella era stato nominato da Camera e Senato nel 2002 in quota
al centro-destra che all'epoca aveva anche la maggioranza di
governo. E qui si apre la prima questione: adesso quel posto
"spetta" sempre al centro-destra o invece, col cambio di maggioranza
politica, toccherebbe all'Unione? Considerata la penuria dei
precedenti - nella storia della Consulta si sono dimessi solo tre
giudici, nel 1957, nel 1987 e oggi - sembra prevalere la prima
opzione. In questo caso circolerebbe già un nome:
l'avvocato-parlamentare ed ex presidente della Commissione giustizia
Gaetano Pecorella. A Montecitorio stamani i capannelli dei
parlamentari lasciavano intendere che "servirà un consenso
bipartisan per nominare il nuovo giudice"
Ma è il caso politico quello che impensierisce maggiormente palazzo
Chigi. Governo e maggioranza sono sotto attacco dopo la lettera in
cui il professore conferma le dimissioni che la Corte aveva respinto
all'unanimità mercoledì scorso e attacca pesantemente il Presidente
del consiglio e il governo per via di "generiche e rituali
dichiarazioni intervenute il 29 aprile in alcun modo idonee a fugare
il mio convincimento". Prodi ha blindato i ministri e in apertura di
seduta del consiglio dei ministri ha ribadito "il dovere di
rispettare la divisione dei poteri". Un serrate le fila per evitare
dichiarazioni che possono gettare altra benzina sul fuoco.
Così per tutto il giorno la Cdl, dal capogruppo al Senato Renato
Schifani a Isabella Bartolini passando per Lega ("questione molto
grave") e An ("serve chiarezza, chi sa parli") ha avuto buon gioco
nel dire che "il premier deve venire a riferire in Senato" e che "il
governo è pericoloso per le istituzioni perchè mina la loro
autonomia".
Il vero "giallo" resta il motivo delle dimissioni del professore
civilista titolare - "congelato" per conflitto di interessi da
quando è alla Consulta - di uno dei più noti e avviati studi di
tutta Italia. In base alle sue lettere il motivo va cercato nel
malessere istituzionale che Vaccarella ha avvertito a partire dal 24
aprile, quando con l'avvio della raccolta delle firme per i
referendum si era scatenato il dibattito - anche tra ministri e
sottosegretari - sull'ammissibilità o meno dei quesiti con facili
previsioni su quello che la Corte Costituzionale dovrà decidere
entro ottobre. Nella delibera con cui respinge le sue dimissioni, la
Corte - ha scritto Vaccarella - "mostra di condividere le mie
preoccupazioni e mi conforta il fatto che con ciò essa escluda che
io sia una sorta di 'agente provocatore', così come esclude la tesi
'complottarda' secondo la quale le mie dimissioni avrebbero seguito
'una strana tempistica'". Invece il motivo è solo questo:
"Dimissioni date a tutela di un organo costituzionale e della
propria dignità personale".
Restano alcune domande senza risposta. Giusto o sbagliato, non è
certo questa la prima volta che la politica discute
sull'ammissibilità o meno di quesiti referendari. Così come non è la
prima volta che ministri o parlamentari si lanciano in previsioni su
questo o un altro quesito. Perchè Vaccarella si dimette proprio
questa volta?
Il premier Prodi ha parlato nei giorni scorsi di "dimissioni con una
strana tempistica". Qualcuno, nella maggioranza, lascia filtrare
l'ipotesi che dovevano essere tre i giudici costituzionali pronti
alle dimissioni. Poi è rimasto solo Vaccarella. Ma dietro a tutto
questo ci sarebbe una manovra della Cdl per far saltare il tavolo
della riforma elettorale, cavalcare il referendum e dichiarare la
crisi della maggioranza.
Come che sia, la Cdl pretende che sul caso il
governo venga a spiegare in aula. La riunione dei capigruppo del
Senato deciderà martedì 8 maggio. E ieri mattina i presidenti di
Senato e Camera, Franco Marini e Fausto Bertinotti, hanno già
iniziato a parlare della seduta comune che entro un mese dovrà
eleggere il nuovo giudice costituzionale.
(4 maggio 2007)
da repubblica.it
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