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Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000

                                                                                     

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Travaglio a Sofri

 

Travaglio risponde ad un indegno attacco di Sofri (leggi l'articolo), di cui davvero non se ne può più. Non se ne può più di questi presunti intellettuali, che autonomamente si iscrivono alal sinistra, pretendendo anche di indicare la via...senza che nessuno gliel'abbia chiesta,  e perdipiù spesso dalle colonne di un quotidiano edito dal leader della destra ( Il Foglio).

Qualcuno ci liberi di  questo tuttologo del niente che interviene con la sua saccenza su tutti gli argomenti dello scibile.

Ma torniamo alla questione centrale: l'indulto. Il metodo oltre il contenuto, di questo provvedimento lo ha reso praticamente indigeribile, anche a chi, come me, era all'inizio favorevole.

In primo luogo andava spiegato all'elettorato di CS che, data la necessità dei due terzi, era necessario accordarsi con la destra. In  galera ci sono solo i poveracci, in condizioni bestiali dato il sovraffollamento.

L'elettorato avrebbe capito. Non tutti, ma molti si. Invece si è fatto tutto in silenzio, quasi nottetempo. Forse per il senso di colpa di accordi sottobanco, perchè la sinistra aveva anch'essa qualcuno da salvare ( Unipol?)?

L'articolo fa anche giustizia di a Travaglio per quanti lo chiamano forcaiolo e giustizialista. In realtà è un vero liberale che crede ancora nel valore dell'etica ( pubblica e privata).

fF anche giustizia di Sofri. Per quanti lo definiscono come esempio di sinistra. Ha fatto più danni lui, e quelli come lui, alla sinistra che non quelli che erano gli avversari. Avesse almeno il pudore di tacere. Invece continua a far danni.

E lo dice chi dall'inizio ha sostenuto la sua non colpevolezza giuridica. Ma è colpevole di stupidità.

Cosa altro si può dire di chi antepone la difesa dei diritti di Previti e compagnia al diritto di avere giustizia di chi è morto di amianto? E questo sarebbe uno di sinistra? ma mi faccia il piacere avrebbe detto Totò.

pummarulella 29/7/06

 

Leggi anche la risposta di Travaglio a Sofri , l'articolo di Sofri da cui è partita la polemica,  le mie considerazioni. l'articolo di Beha.

Dall'Unità del 27/7/06

Caro direttore, dopo aver difeso Renato Farina prezzolato dal Sisde e avermi qualificato «squadrista» sul Foglio di Giuliano Ferrara (già celebre per aver definito «omicida» l'Unità.), Adriano Sofri ha riempito ieri alcune colonne dell'Unità medesima per insolentire, senza più far nomi. non solo il sottoscritto, ma tutti coloro che, an­che sull'Unità, hanno contestato l'estensione dell’indulto ai reati finanziari, fiscali, societari, contro la Pubblica amministrazione, contro la vita e la salute dei lavoratori. Ci chiama «contestatori metodici dell'indulto» e ci accusa di aver «evocato argomenti falsi» pur di tenere «decine di migliaia di miei simili boccheggianti nelle celle della Repubblica». Ma l'unico argomento falso, qui, è il suo, visto che nessuno ha contestato l'indulto: io stesso, un mese fa, scrissi sull'Unità che per sfollare le carceri, anziché l'amnistia. era preferibile un indulto di uno-due anni per i reati che incidono maggiormente sulla popolazione carceraria, esclusi dunque quelli che non vi incidono per nulla (quelli dei colletti bianchì). Ivi compreso l'omicidio, per il quale lo stesso Sofri è detenuto. Sofri scrive che avremmo dimenticato di dire che «Previti non è in carcere e non ci andrà mai più». In realtà l'abbiamo scritto mille volte: ma abbiamo aggiunto che è ai domiciliari in virtù di una legge ad personam (la ex Cirielli) e che, con l'indulto ad personam, tornerà a piede libero. Non è forse questa la ragione per cui Forza Italia ricatta l'Unione imponendo l'inclusione della corruzione giudiziaria nei reati da condonare? Ma Soffi. a questo proposito. difende Forza Italia ( «L' indignazione sul ricatto di Forza Italia in favore di Previti è fuori tempo, e largamente pretestuosa e demagogica”) con un triplo salto logico carpiato: secondo lui, la re­sponsabilità delle polemiche sull'indulto non è di chi ha preteso di includervi la corruzione giudiziaria, ma di chi ha chiesto - del tutto ragionevolmente - di escluderla visto che per quel reato in carcere non c'é nessuno.
L'altro giorno ho intervistato l'avvocato Bonetto, che rappresenta 800 vittime dell'Eternit e ha appena visto sfumare la trattativa con i responsabili della multinazionale per i risarcimenti ai morti e ai malati da amianto perché la multinazionale medesima ha avuto la ga­ranzia da Roma che entro l'anno passerà l'amnistia; l'avvocato ha poi osservato che, includendo nell'indulto anche l'omicidio colposo per i morti sul lavoro, si garantirà ai colpevoli una sostanziale impunità. visto che per quel reato é pressoché impossibile arrivare a condanne superiori ai 3 anni. In seguito a quell'intervista, uscita su Repubblica e ripresa da­l'Unità, la Cgil ha chiesto di escludere dall'indulto gli omicidi colposi e gli altri reati contro la salute e l'incolumità dei lavoratori (an­che per questi, non c'è nessun de­tenuto). Soffi qualifica queste notizie, assolutamente autentiche, verificate e mai smentite da alcuno, come «falsità assolute e ciniche». Lo invito a informarsi meglio: scoprirà che è tutto vero. Se si informasse prima di distribuire insulti dì qua e di là, scoprirebbe pure che quello che lui chiama spregiativamente «popolo dei fax» è composto da tante persone oneste e incensurate, che non hanno mai ammazzato, né frodato, né truffato, né corrotto nessuno e sognano un Paese dove gli onesti vengono premiati e i disonesti puniti. E non sono affatto disposte ad accettare l'impunità per quelli che Sofri sminuisce al rango dì «marionette della tragicommedia dell'arte italiana: i Prevití, i Moggi, i furbi del quartierino» e che invece la gente normale considera autori di gravissimi illeciti da san­zionare severamente e senza sconti. Questa gente onesta ha vissuto come una violenza inaudita il quinquennio del regime berlusconiano, con le sue indecenze, le sue leggi ad personam e le sue epurazioni bulgare, contro le quali non si ricordano interventi di Sofri. Questa gente onesta ha usato a ragion veduta la parola «regime», insieme all'Unità, a Montanelli, aEco, a Sartori, a Cordero, a Flores e a tanti altri: non perché fosse ca­duta nell'«equivoco dell'eroismo antiberlusconista» e si fosse associata al «ritornello del berlusconìsmo come regime», ma perché la pensava esattamente agli antipodi dì Sofri, convinto che «non occorreva coraggio per opporsi al centrodestra, non pendevano la galera o l'esilio o le bastonate sui dissidenti». Ne occorreva eccome, di coraggio, visto che chi non si allineava veniva licenziato dal premier direttamente dalla Bulgaria e poi massacrato per anni a reti unificate. Sofri. bontà sua, riconosce che essere cacciati dalla Rai «è una vergogna». Ma poi non trova di meglio che sbeffeggiare Michele Santoro perché «replicava canticchiando Bella ciao: ma non per salire in montagna, o per sbarcare a Ustica o Ventotene - piuttosto, per andare al Parlamento europeo, o da Celentano». Come se Santoro fosse andato al Parlamento europeo o da Celentano per sfizio, o per mettersi in mostra, e non - molto semplicemente - perché per cinque anni è stato impedito a lui e ai suoi collaboratori di lavo­rare in tutte le tv del Paese dal pa­drone d'Italia (che è anche l'edito­re di Sofri sul Foglio e su Panorama, dove Sofri si è spesso prodotto in coraggiosissime difese di Berlusconi, Mangano e Del­l'Utri). E come se, nella lista nera, non fossero compresi molti altri giornalisti e artisti, da Enzo Biagí a Daniele Luttazzi, da Massimo Fini a Oliviero Beha, che non sono neppure andati a Strasburgo o a Rockpolitik e che continuano a non lavorare in virtù di quel veto. Veramente coraggioso anche l'at­tacco di Soffi a Piero Ricca, trascinato in tribunale per un'innocua contestazione allo stesso padrone d'Italia e più volte malmenato e trascinato in questura solo per la sua presenza nei luoghi dov'era atteso il padrone d'Italia. Davvero molto elegante, infine, la sua de­nuncia contro quei «giornalisti di matrice varia, dall'estrema destra all'estrema sinistra» che hanno osato «pubblicare volumi di denuncia strenua delle malefatte e delle pagliacciate di Berlusconi, senza pagare alcun prezzo che non fosse un gran successo editoriale e di pubblico, soldi e fama». Non lo sfiora neppure l'idea che qualcuno pubblichi libri semplicemente per informare í lettori e che i lettori li acquistino semplicemente per essere informati (il fatto che poi quest'opera di informazione comporti, per chi la fa, una gragnuola di querele penali e cau­se civili da centinaia di miliardi ad opera dello stesso padrone d'Ita­lia ed editore di Sofri, è un effetto collaterale del tutto secondario). Comprendo che, chiudendo la sua articolessa, Sofri non si dia pace del fatto che nei primi anni `90 «Di Pietro era l'eroe popolare del Paese (è successo anche questo)». Sì, è vero, è successo anche questo. È successo che molti italiani, nel 1992-'93, si felicitassero per­ché finalmente la scritta «La legge è uguale per tutti» che campeggiava nei tribunali si traducesse finalmente in pratica grazie a Di Pietro, Borrelli, D'Ambrosio, Davigo, Colombo, Greco, Boccassìni, Ielo e a tanti altri magistrati ita­liani: che, insomma, i ladri di Sta­to venissero finalmente trattati come gli altri .
È noto che Sofri - per comprensibili motivi personali e per le sue vecchie amicizie craxiane - abbia con la magistratura milanese un rapporto, diciamo così, problematico. Ma dovrà farsene una ragione: il padrone d'Italia nonché suo editore a Panorama e al Foglio, nonostante gli sforzi, non è ancora riuscito a spegnere in molti italiani l'idea che chi sbaglia deve pagare e che la legge è uguale per tutti.

                

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