Ci
volevano le Iene per raccontare in tv, in esclusiva
nazionale, com'è finito davvero il processo per mafia a
Giulio Andreotti. L'altra
mattina all'alba la iena «Pif», al secolo Pierfrancesco
Diliberto, s'è recata dinanzi all'uscio del senatore
prescritto a vita, all'ora della Santa Messa, per
porgergli i migliori auguri di compleanno e consegnargli
un dono particolarmente gradito: una finta insegna
stradale con scritto «Giulio Andreotti - Insigne
Statista», anticipando di qualche anno le scelte del
Parlamento che, alla dipartita del divo Giulio, non
mancherà di intitolargli strade, piazze, busti e
monumenti. L'ex-sette-volte-presidente-del-Consiglio,
sotto un cappellaccio a larghe tese, sfoderava le solite
battutine che per sessant'anni hanno deliziato i
giornalisti di corte. Poi la Iena estraeva una seconda
versione dell'insegna decisamente più completa: "Giulio
Andreotti - Insigne Statista (che
fino al 1980 ha avuto relazioni amichevoli e dirette con
esponenti mafiosi di spicco)". La frase tra
parentesi - com'è noto a chi non vede Tg1,Tg2, Tg3, Tg4,
Tg5, Studio Aperto, La7, Sky News - è tratta dalla
sentenza definitiva del processo di Palermo. Sentenza
che Andreotti, prima della sorpresina finale, aveva
elogiato con gran trasporto ("grazie a Dio, dopo 11
anni, il mio processo è finito come doveva finire"). Non
sapeva, l'insigne statista, di non avere di fronte il
solito mezzobusto da riporto, ma un comico che la
sentenza l'aveva letta. Infatti, quando ha provato a
balbettare che «queste sono leggende» e «posso
dimostrare che in quel periodo ero in Giappone"
(testuale), l'informatissimo buffone gli ha piazzato
sotto il naso il verdetto della Cassazione: "Lei,
senatore, l'ha letta, vero? Ecco, guardi, qui dice
che…". L'insigne prescritto s'infilava lesto nell'autoblu,
mentre Pif ripeteva beffardo: «Buon compleanno,
senatore». Un compleanno indimenticabile.
Anche uno storico di gran fama, in questi giorni, ha
voluto misurarsi col processo Andreotti. Si tratta di
Ernesto Galli Della Loggia, nella sua rubrica su «Style»
(il mensile superpatinato del Corriere): "Appunti di
Storia". Partendo dalle tragicomiche imprese del duo
Scaramella-Guzzanti, lo storico precisa subito: "Non mi
ha scandalizzato per nulla l'ipotesi che l'on. Guzzanti
abbia cercato di incastrare Prodi cercando prove di un
suo ruolo passato al servizio dello spionaggio
sovietico. Mi stupisco semmai che qualcuno si
scandalizzi: non riesco a capire perché a suo tempo era
ammissibile, anzi da moltissimi salutato con gioia, che
la Commissione antimafia e il suo presidente Violante
indagassero sui rapporti tra Andreotti e la mafia… così
come era del pari ammissibile che si servissero delle
testimonianze dei peggiori ceffi del sottobosco
criminale, mentre al povero on. Guzzanti non avrebbe
dovuto essere consentito di cercare di dimostrare che
Prodi aveva un filo diretto con il Kgb… È la distinzione
tra fantasie politicamente lecite e fantasie
politicamente illecite che mi sembra inammissibile".
Allo storico Galli, nonché Della Loggia, sfuggono forse
un paio di dettagli.
1)
Che Andreotti avesse rapporti con la mafia non è una
«fantasia»: è un fatto non solo definitivamente
accertato dalla Cassazione, ma pure universalmente noto
da una trentina d'anni, dacchè l'insigne statista si
avvalse di collaboratori come Lima, Ciancimino e i
cugini Salvo. Viceversa sono fantasie i rapporti fra
Prodi e il Kgb, visto che non s'è mai trovato uno
straccio di indizio, a parte le «rivelazioni» del noto
Scaramella, purtroppo residente in carcere per calunnia.
2) È
del tutto ovvio che, per sapere se un tizio abbia
rapporti con la mafia, si interpellino gli uomini della
mafia; così com'è ovvio che, per sapere se uno è un
agente del Kgb, si interpellino gli uomini del Kgb.
Purtroppo, ben 38 mafiosi (e una dozzina di incensurati)
hanno testimoniato sulla mafiosità di Andreotti, mentre
nessun agente sovietico ha mai testimoniato
sull'arruolamento di Prodi nel Kgb. Spiace dover
ricordare i fondamentali a uno storico tanto insigne, ma
grande è la confusione sotto il cielo, e ancor più sotto
la Loggia. Prima di concludere che la Storia è affare
troppo serio per affidarlo agli storici, sarà bene
regalare a Galli Della Loggia una copia della sentenza
Andreotti, o almeno la clip delle Iene (www.iene.mediaset.it/video/video_1840.shtml?flv).
In alternativa, si potrebbe commissionare un libro di
storia alle Iene e un programma comico a Galli Della
Loggia. Fa molto ridere anche lui.