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Ancora le pensioni: terrorismo sui conti

 

 

Sta venendo al pettine il nodo pensioni, come era prevedibile. da più parti si chiede  di "riformare" le pensioni, per salvaguardare il futuro dei figli che altrimenti non avranno alcuna pensione.

Anche Riva su Repubblica sostiene la stessa cosa, accusando in più  la "sinistra radicale" di farne una questione politica":
 

UN ministro (Ferrero) e una folta schiera di voci della sinistra di go­verno non hanno perso tempo nel liquidare l'appello rivolto da Tommaso Padoa ­Schioppa ai sindacati affinché trovino il coraggio di sciogliere gli ultimi nodi della riforma previdenziale. Qualcuno, con toni sprezzanti, si è spinto a dichiarare che il responsabile del ministero dell' Economia - l'uomo alla cui opera si deve il risanamento in atto nella finanza pubblica - non rappresenta il governo. Che quello delle pensioni sarebbe diventato ora il più arduo banco di prova per la compagine guidata da Romano Prodi si sapeva.
 
Così  come era prevedibile clic gli ostacoli maggiori  per un intervento riformatore sarebbero venuti sì dalle grandi confederazioni, ma soprattutto da quelle forze politiche della sinistra radicale che da un poco di tempo sono impegnate in una gara di costante scavalcamento dei sindacati,  tanto che il leader Cgil, Guglielmo Epifani ha avuto buon gioco nei replicare all'appello di Padoa­ Schioppa chiedendo che  a trovare più coraggio sia semmai il go­verno presentandosi alla trattativa con una proposta unitaria…Insomma il tema delle pensioni è diventato Terreno di lotta politica..
Gli esponenti di Rifondazione e del Pdci (coi Verdi al seguito) non si limitano  a tentar di raccogliere consensi fra coloro che potrebbero essere toccati da un innalzamento dell’età di quiescenza o da una revisione dei coefficienti. Ma intendono anche portare la sfida dentro e contro le confederazioni sindacali. Segnatamente dentro la CGIL e contro i suoi vertici per spostarne l’asse a sinistra.  Che le finalità siano politiche è confermato dalla rigidità aprioristica con il quale si dice no a qualunque riforma.

Di Massimo Riva da Repubblica del 10/5/07

 

Francamente l'articolo mi ha lasciato di sasso. Ognuno la pensa come crede, figuriamoci, ma almeno si rispetti la realtà.
la prima obiezione è sull'accusa alla sinistra radicale di fare politica. Tante scuse, signor Riva, ma se non sono una questione politica le pensioni cosa mai lo è? Il cibo per gatti? La normativa sulle acque reflue? Di cosa mai si dovrebbe interessare la politica se non di una cosa come queste che incide sulla carne viva della gente?

Mi piacerebbe avere una risposta.

L'altra obiezione è sul tentativo di scavalcare il sindacato, soprattutto la CGIL. Ma se questa si accorda col governo, barattando la riforma delle pensioni con qualcosa d'altro perchè mai la sinistra non lo dovrebbe scavalcare? E se un sindacato di sinistra non difende le posizioni della sinistra per me può andarsene pure affanculo, visti i guai e le colpe imputabili al sindacato.

Quando a Padoa Schioppa comunico a Riva che esso effettivamente non rappresenta il governo. perchè nel programma non si parlava di pensioni,  e perchè il ministro non è stato votato. A differenza della sinistra radicale che è stata votata, esattamente per difendere le posizioni di sinistra e non certo per avallare le idee di Riva che, al pari di Padoa Schioppa non rappresenta nessuno.

Trovo assolutamente indecente ed insopportabile questo balletto sulle pensioni, per una serie di motivi.

In primo luogo nel programma dell'Unione come detto non si parlava di pensioni.

L'ipocrisia di chiamare riforma quella che intende essere un drastico taglio non è tollerabile.

C'è poi una questione di merito. Il sistema previdenziale non è affatto in deficit. Se si escludono le pensioni di invalidità, che  dovrebbero gravare sulla voce "assistenza" (non essendo frutto di contributi), il sistema è perfettamente in equilibrio (vedi). Quindi si mistifica quando si parla di sistema  pensionistico da riformare inevitabilmente ed in fretta.

Curioso che chi chiede a gran voce la riforma delle pensioni, come parlamentari e ministri, giornalisti ed osservatori, godano i primi di privilegi indecenti per quanto riguarda le LORO  pensioni, i secondi non hanno certo pensioni da fame e qualche taglio non avrebbe conseguenze.

Insomma per fare cassa o risanare i conti, si vuole andare a toccare chi dopo uno stipendio da fame per trenta quarant'anni, becca una pensione da fame, e gliela vogliono pure "riformare"

Soldi non ce ne sono? Gli ultimi ad essere responsabili sono i lavoratori, mentre i politici da oltre 30 anni sono responsabili dell'arretramento economico e culturale del paese, non solo perchè non hanno risolto alcuno problema, ma perchè spesso con i loro intereventi stupidi ed interessati, li hanno peggiorati.

Incominciassero a toccare i loro privilegi. I parlamentari ci costano all'incirca 240 milioni di euro all'anno, per i soli stipendi e benefit vari. Senza contare i ministeri, i ministeri, ed i vari parassiti. Il parlamento è diventato una cosa colossale che costa circa due miliardi di euro all'anno. Fra affitti, uffici per commissioni, inutili, macchine, servizi, uffici per i parlamentari e compagnia bella.

Poi ci sono  le assemblee regionali, le province (enti assolutamente inutili!). L'assemblea regioanle della Sicilia, ci costa 22 milioni di euro all'anno di soli stipendi (vedi).

Ancora pochi giorni fa i parlamentari alla chetichella si stavano votando un'altra sorta di finanziamento ai partito davvero indecente (Vedi).

Se il numero dei parlamentari, consiglieri, regionali, provinciali, comunali, fosse dimezzato,  dimezzerebbero i costi, con la liberazione di qualche miliardo di euro da destinare si alla riforma delle pensioni:  ma per aumentarle!!

Qua c'è ancora gente che percepisce pensioni da fame, roba da 300 €, e la maggior parte delle pensioni sono quelle minime da 500 € al mese. Che le vogliamo tagliare pure?

E' di questi giorni la notizia, anche se si sapeva, che gli stipendi italiani sono tra i più bassi d'Europa. E se una volta esisteva la "giustificazione" del costo della vita più basso in Italia, oggi non lo si può dire. Anzi spesso la vita in Italia è più cara. Sono più cari i farmaci, i servizi in genere, l'abbigliamento, il latte, i pannolini e perfino i pomodori  che nei supermarket tedeschi costano meno che da noi. Quindi cari deputati, caro Riva, invece di parlare di tagli alle pensioni, incominciamo a parlare di aumenti degli stipendi.

Gli sprechi dell'Italia sono talmente tanti, che mi sembra assurdo andare a fare cassa, o migliorare il bilancio dello stato, a spese delle pensioni e degli stipendi che sono  già da fame. Sappiamo che un km di autostrada da noi costa il doppio che la media europea. Noi cittadini siamo costretti a  ripianare i debiti di aziende come Alitalia, Ferrovie, Rai mentre i direttori che le hanno affossate pigliano liquidazioni milionarie....Dei politici abbiamo detto. Poi c'è la voce del costo dei partiti, dei loro giornali, e tutto quello che attiene al mantenimento della casta politica. Per cui prima di parlare di pensioni c'è molto, ma molto altra da fare.

Se i conti sono un disastro, se  il debito pubblico del paese è cosi alto, non ne hanno certo beneficiato i lavoratori ed i pensionati che non ne hanno manco colpa. Ne sono responsabili quelli che ora  fanno terrorismo sui conti per tagliare le pensioni a chi si è fatto il culo per una vita. Giornalisti compresi, che spesso hanno taciuto, o sono stati incapaci di denunciare le storture, le ruberie, come sarebbe loro dovere. Oppure come Riva nell'occasione si lanciano in analsi , a mio modo di vedere, completamente sballate. Scusate la volgarità, ma andassero  a cagare.

Per conto mio la sinistra fa non bene, ma benissimo, a dimostrare un 'assoluta indisponibilità alla "riforma delle pensioni". E se il governo fosse inchiodato su questo, per conto mio applaudirei.

Un governo  di centrosinistra che non rispetta gli impegni elettorali e che  colpisce le classi più deboli, per ne deve andare a casa. Senza se e senza ma.

giuseppe galluccio 11/5/07

 

                

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