PERCHE' RITIRARSI
DALL'AFGHANISTAN
di Tariq Ali, il
manifesto, 05/03/2007
http://www.francarame.it/?q=node/280
È l'Anno Sesto dell'occupazione Nato in Afghanistan sotto l'egida
dell'Onu, una missione congiunta Usa-Europa. Il 26 febbraio alcuni
attentatori suicidi talebani hanno cercato di assassinare Dick
Cheney, in visita alla base aerea di Bagram considerata «sicura»
(l'ex base aerea sovietica, considerata altrettanto sicura durante
un precedente conflitto). Nell'attacco sono morti due soldati
americani e un mercenario («contractor»), nonché altre venti persone
che lavoravano nella base. Questo episodio da solo avrebbe dovuto
far capire al Vicepresidente Usa le dimensioni della debacle afghana.
Nel 2006 le perdite sono aumentate in modo sostanziale: le truppe
Nato hanno perso quarantasei soldati in scontri con la resistenza
islamica o per l'abbattimento di elicotteri. Ora i ribelli
controllano almeno venti distretti nelle province di Kandahar,
Helmand e Uruzgan, dove le truppe Nato hanno preso il posto dei
soldati americani. E non è certo un segreto che in queste zone molti
quadri dirigenti sostengono sottobanco i guerriglieri. La situazione
è fuori controllo. All'inizio della guerra la signora Bush e la
signora Blair sono apparse in numerosi programmi televisivi e
radiofonici, sostenendo che lo scopo della guerra era liberare le
donne afghane. Provate a ripeterlo oggi, e le donne vi sputeranno in
faccia.Chi è responsabile di questo disastro? Perché il paese è
ancora sottomesso? Quali sono gli obiettivi strategici di Washington
nella regione? Qual è la funzione della Nato? E per quanto tempo un
paese può restare occupato contro la volontà della maggioranza della
popolazione?Quando sono caduti i talebani in pochi hanno pianto, in
Afghanistan e altrove, ma le speranze alimentate dalla demagogia
occidentale non sono durate troppo a lungo.
È apparso presto evidente che la nuova
élite trapiantata nel paese si sarebbe messa in tasca il grosso
degli aiuti stranieri e avrebbe creato le proprie reti criminali di
corruzione e clientelismo. La popolazione ha sofferto. Una capanna
di fango col tetto di paglia per ospitare una famiglia di profughi
senzatetto costa meno di cinquemila dollari. Quante ne sono state
costruite? Quasi nessuna. Ogni inverno centinaia di persone muoiono
di freddo perché non hanno una casa. Invece, si è preferito che
società di pubbliche relazioni occidentali organizzassero in tutta
fretta e a caro prezzo il voto elettorale, sostanzialmente a
beneficio dell'opinione pubblica occidentale. I risultati non hanno
favorito il sostegno alla Nato nel paese. Hamid Karzai, il
presidente fantoccio, ha rappresentato simbolicamente il suo
isolamento e il suo istinto di auto-conservazione rifiutando le
guardie addette alla sua sicurezza, che erano della sua stessa etnia
pashtun. Ha preferito i marines americani, con l'aria dura da
Terminator, e li ha avuti.
L'Afghanistan sarebbe stato reso più
sicuro con un intervento limitato, stile Piano Marshall?
Naturalmente è possibile che la costruzione di scuole e ospedali
gratuiti e di alloggi per i poveri, e la ricostruzione
dell'infrastruttura sociale distrutta dopo il ritiro delle truppe
sovietiche nel 1989, avrebbero stabilizzato il paese. Sarebbero
anche serviti dei contributi statali all'agricoltura e al lavoro a
domicilio per ridurre la dipendenza dalla coltivazione di oppio. Il
90% della produzione mondiale di oppio è in Afghanistan. Secondo
stime Onu, all'eroina si deve il 52% del prodotto interno lordo del
paese, e il settore dell'agricoltura dedicato all'oppio continua a
crescere in fretta. Tutto questo avrebbe richiesto uno stato forte e
un diverso ordine mondiale. Solo un utopista un po' folle avrebbe
potuto aspettarsi che i paesi Nato, occupati a portare avanti le
privatizzazioni e la deregulation nei loro paesi, si lanciassero in
esperimenti sociali illuminati all'estero.
E così la corruzione delle élite è
cresciuta, come un tumore non curato. I fondi occidentali che
avrebbero dovuto contribuire alla ricostruzione sono stati usati per
costruire le residenze lussuose delle élite locali. Nell'Anno
Secondo dell'Occupazione le case sono state l'oggetto di uno
scandalo gigantesco. I ministri del governo si sono concessi, per sé
e per i propri amici fidati, immobili di pregio. A Kabul i prezzi
dei terreni hanno raggiunto un picco dopo l'occupazione, perché gli
occupanti e i loro tirapiedi dovevano vivere nello stile a cui si
erano abituati. I colleghi di Karzai si sono costruiti le loro
grandi ville, protette dalle truppe Nato, sotto gli occhi dei poveri.Si
aggiunga a questo che il fratello minore di Karzai, Ahmad Wali
Karzai, è diventato uno dei più grandi signori della droga nel
paese. A un recente incontro con il Presidente del Pakistan, quando
Karzai si è messo a frignare sull'incapacità del Pakistan di fermare
il traffico di frontiera, il generale Musharraf gli ha suggerito che
forse dovrebbe dare il buon esempio richiamando all'ordine suo
fratello.
Se le condizioni economiche non sono
migliorate, gli attacchi militari della Nato hanno preso spesso di
mira civili innocenti. Ciò ha portato a violente proteste
anti-americane nella capitale, lo scorso anno. Quella che
inizialmente era ritenuta da alcuni abitanti un'azione di polizia
necessaria contro al-Qaeda a seguito degli attacchi dell'11
settembre, ora è percepita da una maggioranza sempre maggiore di
persone nell'intera regione come un'occupazione imperiale vera e
propria. I talebani stanno crescendo e costruendo nuove alleanze,
non perché le loro pratiche religiose settarie godano di maggiore
consenso, ma perché essi sono l'unico ombrello a disposizione per la
liberazione nazionale. Come hanno scoperto a proprie spese gli
inglesi e i russi negli ultimi due secoli, agli afghani non è mai
piaciuto essere occupati.In nessun modo la Nato può vincere questa
guerra ora. Inviare più truppe significherebbe più morti, ed
eventuali combattimenti su larga scala destabilizzerebbero il vicino
Pakistan. Musharraf si è già preso la colpa per un raid aereo su una
scuola musulmana in Pakistan. Dozzine di bambini sono stati uccisi e
in Pakistan gli islamisti hanno organizzato dimostrazioni di massa
per protestare. Secondo alcune fonti, in realtà il raid «preventivo»
sarebbe stato effettuato da aerei militari Usa. Questi avrebbero
mirato a una presunta base terroristica, ma il governo pakistano ha
preferito assumersi la responsabilità dell'accaduto per evitare
un'esplosione di rabbia anti-americana.
Il fallimento della Nato non può
essere attribuito al governo pakistano. Casomai, la guerra in
Afghanistan ha creato una situazione critica in due province
pakistane. La maggioranza pashtun dell'Afghanistan ha sempre avuto
legami stretti con i pashtun del Pakistan. La frontiera fu
un'imposizione dell'impero britannico ed è sempre stata porosa. Nel
1973 io stesso, indossando indumenti pashtun, la attraversai senza
alcuna difficoltà. È praticamente impossibile costruire uno steccato
come in Messico o un muro come in Israele lungo i 2500 chilometri di
confini montagnosi e in larga misura non segnati che separano i due
paesi. La soluzione è politica, non militare. Gli obiettivi
strategici di Washington in Afghanistan appaiono inesistenti, a meno
che gli Usa non abbiano bisogno di questo conflitto per mettere in
riga gli alleati europei che li hanno traditi sull'Iraq. Certo, i
leader di al-Qaeda sono ancora alla macchia, ma la loro cattura sarà
il risultato di un efficace lavoro di polizia, non della guerra, né
dell'occupazione. Che effetto avrà il ritiro della Nato? Qui l'Iran,
il Pakistan e gli stati dell'Asia centrale saranno fondamentali nel
garantire una costituzione confederale che rispetti le differenze
etniche e religiose. L'occupazione Nato non ha reso questo compito
facile. Il suo fallimento ha rafforzato i talebani, e i pashtun si
stanno unendo sempre di più sotto il loro ombrello.Qui come in Iraq,
la lezione è fondamentale. È molto meglio che i cambiamenti di
regime vengano dal basso, anche se ciò comporta una lunga attesa
come in Sudafrica, in Indonesia o in Cile. Le occupazioni
distruggono le possibilità di un cambiamento organico e creano
problemi molto maggiori di prima. L'Afghanistan non ne è che un
esempio. Il discorso del ministro degli esteri italiano, secondo il
quale questa sarebbe una guerra giusta perché legale, ossia sancita
dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, è un argomento debole. Il
Consiglio di sicurezza non è eletto, né risponde all'Assemblea
generale. È dominato con il pugno di ferro da cinque stati che sono
i vincitori della Seconda guerra mondiale. Le sue decisioni non
riflettono il punto di vista di quasi nessun continente. Se gli Usa
avessero imposto al Consiglio di sicurezza di appoggiare l'avventura
imperiale in Iraq, D'Alema sarebbe stato favorevole alla sua
occupazione? L'unica domanda da porre è questa: i soldati europei
devono essere mandati a uccidere e a farsi uccidere per proteggere
gli interessi egemonici dell'Impero americano?
Traduzione Marina Impallomeni
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