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Il referendum costituzionale

Al referendum vota

NO

 

La posta del referendum

 

In un sistema maggioritario è indispensabile che maggioranza ed opposizione su alcune questioni dialoghino. In un sistema maggioritario, più che in altri sistemi è indispensabile che maggioranza ed opposizione si  riconoscano in un quadro di regole condivise.

Due pugili salgono sul ring e si menano di santa ragione, ma rispettosi delle regole  del gioco comune, fatte rispettare da un arbitro.  Nel caso si vogliano cambiare alcune regole, si riuniscono le istituzioni deputate per quello sport e lo fanno insieme.

Non può succedere che una parte le faccia in danno all’altra parte nessuno lo accetterebbe. Soprattutto non può esser una parte minoritaria a dettare le regole per tutti. Invece sta succedendo proprio questo, siamo chiamati a votare ad un referendum confermativo per impedire che passi una riforma che cambia non le regole della Boxe, ma quelle più importanti che regolano la vita stessa del paese. Una riforma fatta dalla destra per tenere dentro la maggioranza, la Lega, un ‘assoluta minoranza, visto che rappresenta non più del 4%.

Cioè le regole basilari del  paese vengono stravolte da una minoranza che ha dimostrato sempre enorme disprezzo per il paese, le sue istituzioni, la convivenza civile e l’interesse generale.

Una minoranza che appena ieri ha dichiarato, per bocca del suo leder, che se non passano i si, si dovranno scegliere altri metodi non democratici. Ci chiediamo perché un individuo del genere possa fare simili dichiarazioni e non venga invece arrestato.

La stupidaggine la fece per primo il CS che cambiò a colpi di maggioranza il titolo V.

La destra ha fatto lo stesso, invocando quel precedente, ma ha cambiato tutta la seconda parte della Costituzione, che finisce per avere ricadute anche sulla prima parte, cioè sui diritti e sui principi, della cui intangibilità molti costituzionalisti sono convinti. Per inciso la destra lo avrebbe fatto anche senza quel precedente, vista la sua assoluta irresponsabilità ed il suo  disprezzo delle regole,  ma quello ha costituito un comodo alibi di fronte al paese.

Il 25 ed il 26 giugno si terrà un referendum confermativo, in cui spero prevalgano nettamente i NO.

Ancora una volta, come in tutte le altre tornate elettorali, la destra, parte in una condizione di indebito vantaggio perché controlla l’informazione e quindi la formazione del consenso. Ma qui la posta in palio è molto più alta, anche se non tutti sembrano rendersene conto. Un governo dura in fondo cinque anni, può cadere, ha dei poteri limitati, soprattutto dalla cornice costituzionale.

Se invece dovesse passare la riforma costituzionale, la Devolution, ricambiare dato il meccanismo complesso per la revisione costituzionale, rimettere le cose a posto non sarà affatto semplice. E pur se l’entrata in vigore della Devolution è posticipata anche al 2016 per alcuni aspetti, i danni che produrrà saranno invece immediati.

La destra, dopo la  seconda sconfitta elettorale, alle amministrative, che essa aveva caricato di valenza politica, ha scelto un profilo basso, per non subire un’altra batosta politica se dovesse vincere il si.

Ma la scelta della destra è anche in funzione propagandistica. Il profilo basso serve per far passare l’idea che in fondo la portata di questa riforma costituzionale è limitata ad alcuni aspetti che vanno incontro ai desideri del cittadino: riduzione dei poteri dello stato nemico, riduzione dei parlamentari, un premier che finalmente può decidere ( la voglia dell’uomo forte fa sempre presa.

Spiegare al cittadino medio, a digiuno di elementi di diritto costituzionale, la reale portata di quello che è in ballo, è un ‘impresa molto difficile. La destra quindi punta su messaggi brevi, efficaci, facilmente spendibili e con il controllo delle televisioni non è detto che questa strategia non possa riuscire. Come al solito gioca meglio del CS, e vine da chiederci come abbiano fatto a vincere le elezioni.
Il CS continua a commettere un mare di errori. Il primo è stato di aver sottovalutato la pericolosità della destra, prima pensando che approvasse la riforma  in un solo ramo, tanto per accontentare la Lega, ma che in realtà manco essa avesse interesse reale di andare avanti su quella strada.  Quindi ha fatto un ‘opposizione morbida. In seguito, preso atto di avere sbagliato i calcoli, e che la destra la riforma l’aveva votata per davvero, ha dato per scontato che la gente votasse  NO al referendum confermativo, che è possibile fare quando la riforma è votata a maggioranza assoluta ma non qualificata ( cioè dei 2/3).

Ma ancora una volta dimentica il potere pervasivo della tv che è controllata dalla destra, cioè da Berlusconi. Ancora una volta non  ha tenuto conto in quale condizioni si sarebbe fatta propaganda per il referendum, cioè una propaganda televisiva,, martellante dato che la destra controlla buona parte dell’informazione.

Ora forse cominciano ad aprire gli occhi cercando di parare i danni.

In un primo momento, sicuri della vittoria, quelli del CS cercavano di dare una valenza anche politica al referendum, ora invece anche loro hanno scelto un profilo più basso, pensando che forse è possibile anche perdere. Ma sembra che  la portata di un ‘eventuale sconfitta non sia compresa in pieno.

Il primo danno immediato, con una maggioranza che ha un margine ridotto, sarebbe la sua completa delegittimazione.

Cambiando interamente il quadro costituzionale, non è possibile non rendersi conto che il governo in carica non è più legittimato, dato che dovrebbe assumere nuovi poteri. Ma questo governo è stato eletto in base a dei principi che non ci sarebbero più. Per cui, anche se  maggioranza ed opposizione  negano eventuali ricadute politiche, cosa vi aspettate che faccia il Kaimano se vincono i si? Incomincerà a strillare come un ‘aquila che questa maggioranza, per i motivi esposti, non è più legittima, che il governo se ne deve andare, che si torna a votare o , in subordine, che ci vuole una colazione per gestire la transizione.

Solo qualche leaderino della sinistra può negare che questo sarà il quadro in caso di vittoria dei si.

E la delegittimazione del governo in carica significa che il paese rischia di affondare, visti i brogli sui conti pubblici che stanno uscendo e che l’Europa, non vuole concederci sconti ( mentre pare che abbia chiuso gli occhi durante le finanziarie di Treconti!!). Mai come ora c’è bisogno di un governo serio, che sappia fra fronte ai gravi problemi. Non che questo di CS faccia fare salti di gioia, ma almeno su questo Prodi e Padoa Schioppa sono affidabili. Ma questa è latra questione al momento.

Cosa avrebbe dovuto fare la sinistra? Avrebbe dovuto politicizzare al massimo l’evento. I partiti avrebbero dovuto scendere in campo con tutto il loro (anche se oramai scarso) peso per dare almeno ai cittadini il senso della gravità della posta in palio. Tradizionalmente l’elettorato di CS è più presente nelle urne, rispetto a quello di Destra che è meno sensibile su questi temi, ma se non lo si mobilita, l’elettorato di CS può pensare che tanto la posta in palio è sciocca, vinca chi vinca, o addirittura essere persuaso che alla fine “ la riduzione del numero dei parlamentari” avanzata propagandisticamente dalla destra sia l’unico vero quesito del referendum e la sinistra si oppone per conservare i privilegi!!

In teoria è anche condivisibile che il governo non venga coinvolto in una battaglia del genere,  per non rimanerne intrappolato.

Ma questo se la posta in palio fosse davvero di piccola entità. Ma qui in palio c’è la costituzione, i diritti ed i principi fondamentali in cui finora ci siamo riconosciuti.

Abbiamo una Costituzione, antifascista, fondata sull’eguaglianza, la libertà, la democrazia. Che anche se non è stata mai completamente attuata è sicuramente un quadro di riferimento eccellente, rispetto a quello basato sul privilegio, e sull’individualismo, come vorrebbe la destra. Invece potremmo risvegliarci il 27 giugno  in un paese i cui non principi, siano stati imposti   da una minoranza astiosa, come quella leghista, senza alcun senso civico, senza cultura, che se ne frega degli interessi del paese.

Questo  pericolo da solo dovrebbe far tremare le vene ai polsi e far si che il governo si spendesse, consapevole dei rischi, ma soprattutto consapevole dei danni che deriverebbero al paese ( e non ad una parte politica) se passasse la riforma costituzionale. Ma i leader del CS non sembrano rendersene conto.

C’è un'altra obiezione, all’idea  di tenere il governo fuori dalla contesa. Come ho spiegato sopra il governo ne resterà comunque intrappolato, e se è cosi, ed è cosi, tanto valeva spendersi, proprio per evitare guai anche al governo.

Il governo sarà comunque in pericolo, allora tanto valeva assumersi il rischio fino in fondo e spendere la probabile vittoria anche in chiave politica, facendo implodere la destra e delegittimandolo nei confronti del paese. Presentandola come autrice di una riforma che è costata tempo e denaro, ma fatta contro il volere dei cittadini, per accontentare la piccola minoranza ( 374 %) della Lega, contro gli interessi dell’intero paese.

Invece i nostri leader hanno la lungimiranza di una talpa, e l’acume delle galline.

 

 

giuseppe galluccio 15/6/06

 

 

 

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