| Tratto dall'Espresso N.11 anno
LII - 23 marzo 2006
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Primo piano/Veleni d'Italia
Forza spioni
La ragnatela degli spioni
L'uomo della sicurezza Telecom.
L'investigatore privato fiorentino. E ancora: carabinieri,
finanzieri, giornalisti... Ecco la rete segreta ora sotto inchiesta
di Fabrizio Gatti e
Peter Gomez
La memoria di un computer.
Sigillata da dieci livelli di protezione, ciascuno con la sua parola
chiave. Lì dentro c'è il futuro dell'inchiesta che sta svelando
l'altra faccia delle campagne elettorali. Quella più sporca e
oscura. Fatta di pedinamenti, microspie e dossier. Di investigatori
privati disposti a tutto, persino a confezionare prove false contro
gli avversari politici. Di una rete di spie che mette a rischio la
vita democratica del Paese. A sequestrarlo a Firenze già nel maggio
scorso è stata la Procura di Milano, come 'L'espresso' è in grado di
rivelare. Ma solo ora, dopo l'esplosione dello scandalo sugli uomini
dell'ex ministro della Salute Francesco Storace in contatto con gli
007 privati che avevano nel mirino Piero Marrazzo, Alessandra
Mussolini e Giovanna Melandri, il contenuto di quel pc è stato
decifrato. E adesso tremano in molti. A cominciare dal suo
proprietario, Emanuele Cipriani, 45 anni, console della Guinea
Conakry e amico di Licio Gelli. Cipriani è il titolare di una delle
più importanti agenzie italiane d'investigazioni, la Polis
d'Istinto, da più di 15 anni al centro di una ragnatela
d'intelligence messa in piedi, secondo l'ipotesi della Procura di
Milano, da Giuliano Tavaroli, 46 anni, ex responsabile della
sicurezza di Telecom.
L'indagine che mercoledì 8 marzo ha portato all'arresto di 16 tra
detective privati, sottufficiali della Guardia di finanza,
dipendenti Telecom e un ispettore di polizia, è infatti partita da
loro. E non è finita. Lavorando sulla coppia Cipriani-Tavaroli, i
carabinieri si sono imbattuti per caso nelle telefonate di Pierpaolo
Pasqua, 36 anni, ex capo di un circolo di Alleanza nazionale, figlio
di un ufficiale dell'Arma con un passato nei servizi. Pasqua è
l'uomo che alla vigilia delle ultime elezioni regionali ha tentato
di eliminare i candidati del centrosinistra e dell'estrema destra
con metodi da Repubblica sudamericana. Così Alessandra Mussolini è
stata fatta passare per una che voleva farsi votare alla Regione
Lazio grazie a centinaia di firme false: per mesi è stata sospettata
di essere la mandante di un reato che non aveva mai commesso. Mentre
l'attuale presidente Piero Marrazzo, pedinato e intercettato
illegalmente, doveva essere presentato addirittura come l'amante di
un viado. E l'ex ministro Giovanna Melandri se l'è cavata soltanto
perché alla fine non è stata candidata.
Roba da far accapponare la pelle. Anche se Pasqua e la sua banda di
detective sono solo un capitolo marginale della grande indagine
sull'Italia delle spie condotta dalla Procura di Milano. Quella che
coinvolge lo staff di Storace è stata un'operazione clandestina che
non ha nessun collegamento diretto con la rete di Cipriani e
Tavaroli. La loro organizzazione nasce invece nella seconda metà
degli anni Ottanta e col passare del tempo ha finito per coinvolgere
ufficiali dei carabinieri e della Guardia di finanza, poliziotti, ex
agenti Cia, e persino un gruppo di inconsapevoli giornalisti,
ingaggiati con consulenze pagate a peso d'oro. È il giro di contatti
che qualcuno ha battezzato Super Amanda. Per smascherarlo, dal 2005
una squadra di carabinieri lavora in completo isolamento. L'ordine è
evitare a tutti i costi le fughe di notizie. Una missione che
inizialmente si presentava quasi impossibile visto che la divisione
di Tavaroli controllava il Cnag, il Centro nazionale autorità
giudiziaria, attraverso il quale passano tutte le richieste
d'intercettazione telefonica e ambientale del nostro Paese.
In Telecom, Giuliano Tavaroli arriva con la carica di vicepresidente
grazie a Marco Tronchetti Provera, che lo ha scelto dopo averlo
visto per anni al lavoro alla Pirelli. Di lui, Tronchetti si fida.
Gli ha delegato i rapporti con il ministero dell'Interno, i servizi
segreti e la magistratura. E gli ha consegnato la protezione di Afef
e dei familiari. Chi se ne occupa direttamente è Emanuele Cipriani.
Il detective offre i servizi di sicurezza e gli uomini della scorta
a Tronchetti attraverso la Polis d'Istinto. Tavaroli e Cipriani si
frequentano fin da bambini. E possono contare sui consigli di un
altro ex maresciallo che ha fatto strada nel Sismi, l'attuale
direttore del reparto di controspionaggio e antiterrorismo. Un uomo
che ha guidato tutte le ultime operazioni su Al Qaeda. Quando lo 007
e Tavaroli lavoravano insieme a Milano, ai tempi delle Brigate rosse
e dell'Anticrimine del capitano Umberto Bonaventura, dormivano nella
stessa stanza. Poi hanno preso strade diverse.
Una volta congedato, Tavaroli passa alla sicurezza d'Italtel,
colosso italiano delle telecomunicazioni, dove per ragioni d'ufficio
continua a tenere rapporti con i vertici dell'ottava divisione del
Sismi, che si occupa di tecnologie strategiche. Quindi diventa
consulente di Roberto Arlati, uno dei più stretti collaboratori di
Gianfranco Troielli, il celebre cassiere occulto di Bettino Craxi.
Si laurea e comincia a frequentare imprenditori e capitani
d'industria: Renato Della Valle, l'immobiliarista amico ed ex socio
di Silvio Berlusconi, il patron dell'Inter Massimo Moratti e molti
top manager della Milano che conta. Ormai è un uomo arrivato.
Tronchetti gli mette in mano la Pirelli: un incarico che non
comporta solo la sicurezza aziendale, ma anche le misure di
controspionaggio industriale. Per questa attività Tavaroli ingaggia
l'ex vice capocentro Cia in Somalia, Jonh Paul Spinelli.
Nell'estate del 2001 il gran salto. Tronchetti strappa a Roberto
Colaninno la Telecom e Tavaroli vorrebbe seguirlo. L'occasione
arriva quasi subito. Tronchetti e i suoi uomini sono bersagliati da
microspie, lettere e telefonate anonime che spingeranno i vertici
della società a sostituire tutto lo staff della security (vedi
articolo a pag. 37). "Dì a quel cornuto che quando passa da Roma gli
tagliamo la testa", annuncia il 5 settembre una voce priva
d'inflessioni a una segretaria. È il panico. I collaboratori di
Tronchetti chiamano l'ufficio sicurezza Telecom. Poi cercano
Tavaroli, ancora in servizio alla Pirelli. Ma lui non risponde. Ha
staccato il cellulare. "Alla fine la segretaria mi contattò su
un'utenza fissa. Era il numero dell'ufficio del generale Stefano
Orlando, dirigente del Sisde a Roma, presso cui mi trovavo",
racconterà proprio Tavaroli davanti ai funzionari della sezione
Criminalità organizzata della questura di Milano, in un verbale che
'L'espresso' ha potuto leggere. Le indagini, poi archiviate senza
colpevoli, accerteranno paradossalmente che quella telefonata
anonima era partita da "un'utenza della presidenza del Consiglio, di
fatto nella disponibilità del Sisde". Qualcuno tentava di far
ricadere i sospetti su Tavaroli? È possibile: sono in molti a voler
mettere le mani su Telecom e sui suoi segreti. L'incidente però non
ferma il supermanager.
Una volta dentro la compagnia telefonica, Giuliano Tavaroli dà il
via a una rivoluzione. Da una parte deve fronteggiare la guerra per
il controllo di Telecom Brasile, contro il fondo Opportunity del
finanziere Daniel Dantas: un confronto a colpi di microspie,
pedinamenti e dossier che porta a una serie di arresti tra gli
investigatori assoldati dagli avversari. Dall'altra, mette in piedi
una vera e propria struttura di intelligence. I carabinieri che
indagano su Telecom se ne accorgono quando vanno a perquisire un
ufficio della Polis d'Istinto a due passi dal Duomo di Milano. Lì
scoprono che le chiavi sono in mano a un giornalista: l'ex
vicedirettore di un settimanale, che in passato ha firmato molti
scoop sul caso Moro e che per questo vive tuttora sotto scorta. In
cambio di una consulenza da molte decine di migliaia di euro,
Tavaroli gli ha affidato una sorta di ufficio analisi. La struttura
ha anche un vice, un collaboratore di 'Polizia Moderna' e de 'Il
Carabiniere', le due riviste ufficiali delle forze dell'ordine. Di
volta in volta, secondo le necessità di Telecom, l'ufficio analisi
commissiona rapporti sui Paesi a rischio a inviati di settimanali e
quotidiani e li paga fino a 10 mila euro.
Soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che parte da Telecom per
arrivare alla Polis d'Istinto. Fonti anonime della compagnia
telefonica spiegano a 'L'espresso' che Pirelli e Telecom hanno
fatturato in favore di Cipriani almeno 14 milioni di euro. A questo
tesoro si deve aggiungere il resto: le somme versate da grandi
clienti come Prada (che ha interrotto i rapporti nel 2004) e quelle
arrivate dai servizi segreti. Sì, perché Cipriani in passato è stato
utilizzato dal Sismi per almeno un'importante operazione
antiriciclaggio a Bologna. Mentre Tavaroli, negli anni degli
attentati di Al Qaeda, è diventato sempre più un punto di
riferimento per l'intelligence militare, che in occasione delle
stragi di Madrid dell'11 marzo 2004 ha potuto ottenere in tempo
reale da Telecom informazioni preziosissime.
Tanto attivismo suscita però invidie di ogni tipo. I magistrati di
Milano se ne accorgono il 2 luglio 2004 durante le indagini sugli
appalti per la sicurezza in città. Per una brutta storia di tangenti
finiscono in carcere i vertici del gruppo di vigilanza privata dell'Ivri
e del'Istituto Città di Milano. Decine di telefoni vengono messi
sotto controllo. Tra questi, c'è anche il cellulare di Salvatore Di
Gangi, il big boss della vigilanza nella Capitale (vedi articolo a
pag 39), dove ha firmato contratti con Esercito, Rai, molti
ministeri e ambasciate. Di Gangi al telefono insulta Tavaroli e lo
accusa di ricevere mazzette dagli istituti di vigilanza che si
aggiudicano gli appalti in Telecom. Poi, riferendosi agli arresti di
quell'inchiesta, aggiunge: "È strano che non se lo siano ancora
bevuto... Tutto il vertice di Città di Milano glielo aveva assunto
Tavaroli... In effetti se li hanno fottuti è perché c'hanno il 348
(cioè un cellulare Vodafone, ndr) e non il 335 (Telecom, ndr)... Se
c'hanno il 335 'sto figlio de 'na mignotta de Tavaroli li avvertiva
subito...". Interrogato dal magistrato, Di Gangi spiega: "Al
riguardo (le presunte tangenti, ndr) non posso riferire fatti
specifici trattandosi soltanto di delazioni, in parte determinate da
voci dell'ambiente e in parte determinate da mie esperienze
personali. Infatti per ben due volte ho vinto le gare di Telecom,
anche quella on line, senza che mi venisse poi aggiudicato il
servizio. La verità è che poi il servizio è rimasto in gran parte al
gruppo Ivri che, se non ricordo male, era risultato quarto".
Parole da prendere con le pinze. Tra il multimilionario Di Gangi e
Tavaroli non è mai corso buon sangue. Un fatto però è certo. Anche
in questa guerra per gli appalti volano dossier pieni zeppi di
notizie riservate, in teoria custodite solo negli archivi delle
forze dell'ordine. Uno riguarda proprio Di Gangi. Una copia viene
trovata durante le perquisizioni all'Istituto Città di Milano,
dentro un fascicolo intitolato 'Appalto Pirelli'. Dopo qualche mese
una misteriosa manina si premura di aggiornarlo, aggiungendo
l'elenco delle amicizie politiche di Di Gangi a cominciare da quella
con il segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa. E lo invia ai vertici
delle forze di polizia e ai giornali. Ma non basta. Dalle
perquisizioni spunta un secondo dossier. Racconta con precisione
certosina una serie di imbarazzanti retroscena sulla carriera di
Chicco Gnutti, il finanziere bresciano che proprio a partire dal
2004 comincia ad accarezzare l'idea di rovesciare il potere di
Tronchetti in Telecom. Un'altra dose di veleni in questo romanzo
nero di spie, alta finanza e politica.
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