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Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000

                                                                                     

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Le accuse di qualunquismo

ROMA - I  partiti non potranno dare vita a fondazioni, né incassare - attraverso quelle nuove «scatole» finanziamenti pubblici, peraltro abrogati dal referendum dell'aprile `93 e in parte già compensati dagli ingenti rimborsi elettorali garantiti dallo Stato. L'accordo per introdurre l'escamotage era stato tacitamente siglato dai grossi partiti: Ulivo, Forza Italia e An, poi Lega e Udc.  L >'ha messo nero su bianco dal tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, e dall'ex ministro forzista Giulio Tremonti. Si trattava di superare il penultimo ostacolo, il voto in commissione Affari costituzionali prima dell'approvazione definitiva in aula. Ma l'opposizione delle formazioni minori del centrosinistra, Italia dei valori, Rosa nel pugno e Comunisti italiani, ha convinto i promotori a fare marcia indietro. La norma aveva suscitato proteste già quando era stata presentata, in gennaio. Si  tratta di un emendamento, firmato dai verde Marco Boato, al disegno di legge che riapre i termini del rimborso elettorale per al­cune liste della Valle d'Aosta e due in corsa per gli italiani all'estero. Ieri, in commissione, il testo base lungo mezza paginetta ha ottenuto il via libera definitivo, ma Boato ha dovuto riti rare l'emendamento della discordia, quello che avrebbe dato appunto la possibilità ai partiti di istituire delle fondazioni per consentire loro operazioni finanziarie e l'accedere ai finanziamenti pubblici.

"La proposta era frutto di un' intesa tra tutti i maggiori partiti  -tiene a sottolineare il firmatario- avrebbe comportato una forzatura procedurale, trattandosi di un emendamento a una leggina che riguardava altro, ed ora dunque necessaria l'unanimità, che però non c'era". Il diessino Sposetti aveva lavorato a un correttivo in extremis, eliminando i due commi più contestati: quello che avrebbe garantito contributi pubblici alle nasciture fondazioni* e quello che dava possibilità di utilizzare personale pubblico in distacco. Ma le due modifiche non sono bastate. "Non lo condividiamo nel merito e nel rnetodoha protestato in commissione la dipietrista Silvana Mura "I partiti pesano già abbastanza sulle casse dello Stato, i contributi vanno anzi ridotti". Al suo fianco, Maurizio Turco della Rosa nel pugno: "Non siamo disposti a discutere alcuna norma in favore dei partiti se prima non si approva una legge organica in materia di democrazia interna dei partiti". Orazio Licandro (Pdci) è uscito dalla sala in polemica: "Il Pd che nasce con proclami di alta politica si è ridotto a fare accordi con l'opposizione sui fondi pubblici,. Al ritiro dell'emendamento plaude il prodiano Franco Monaco, perché "ci siamo impegnati a ridurre i costi della politica e dobbiamo onorare l'impegno". Antonio Di Pietro, sul suo blog, esulta per il «successo» sulla manovra dei partiti tentata attraverso "una leggina che non c'azzeccava niente con le fondazioni". Boato suggerisce ora la via di una legge autonoma sulle fondazioni. Ma l'ulivista Gianclaudio Bressa non esclude che un nuovo emendamento possa essere presentato quando il testo approderà in aula, anche se "è evidente che non si parlerebbe più né della possibilità di ricorrere a personale pubblico, né di ottenere Finanziamenti"

da Repubblica del 4/5/07

 

Se qualcuno critica i partiti in quanto tale, la loro funzione, il loro modo di operare, il fatto che siano oligarchie autoreferenziali che rappresentano solo interessi di casta, parte inevitabile l'accusa di qualunquismo. Non si può fare di tutta l'erba un fascio, non è giusto sparare nel mucchio, molti lavorano nell'interesse della collettività e bla bla bla.. Ma che altre conclusioni si possono trarre leggendo l'articolo sopra? Da cui apprendiamo  che con le solite manovre truffaldine si cercano di inserire in emendamenti appartamento di poca importanza stravolgimenti sistematici di legge senza che i cittadini ne sappiano niente. Assistiamo sempre al fenomeno che i partiti sono sempre uniti quando si tratta di privilegi a loro favore o in favore dei singoli parlamentari. Mentre in  pubblico pare si odino mortalmente, salvo trovarli amabilmente a chiacchierare sul divano di qualche salotto alla moda. L'articolo ci racconta anche che, colti sul fatto, non hanno un minimo segno di pentimenti..anzi pensano già a come "riprovarci".

Un discorso a parte merita Boato. davvero non si capisce costui che cosa fa in parlamento nelle file del Cs. Sempre li a presentare leggi pelosamente garantiste, atte a salvaguardare gli interessi di casta dei potenti, sempre sprezzante con la magistratura, sempre all'attacco dei giudici. Quale sia il suo livello di moralità lo vediamo da leggi come queste.

Quando e come ci libereremo di costoro?

Il primo che mi accusa di qualunquismo becca un pugno sul naso.

giuseppe galluccio 4/5/07

 

 

(1) Il molto Onorevole Marco Boato ex Lotta Continua

Marco Boato (Venezia, 27 luglio 1944) è un politico italiano.
Laureato in sociologia, è stato docente universitario e giornalista. Deputato nelle legislature VIII, XI, XIII, XIV. Senatore nella legislatura X. È esponente della Federazione dei Verdi. Capogruppo del gruppo parlamentare misto nella XIV Legislatura. Nella XV legislatura ricopre l'incarico di Segretario di Presidenza.
Trentino di adozione, nel 1969 fondò, assieme ad Adriano Sofri, Mauro Rostagno, Guido Viale, Giorgio Pietrostefani e Paolo Brogi, il movimento politico di estrema sinistra Lotta Continua.
Successivamente passò a Democrazia Proletaria, poi al Partito Radicale. Nel 1988 fu senatore per una lista PSI-PSDI-PR-Verdi.
Dissoltosi il PSI dopo lo scandalo di Tangentopoli e subentrata la cosiddetta Seconda Repubblica, Boato è stato conosciuto per le sue posizioni garantiste nei confronti dei politici implicati in vicende giudiziarie; ha mantenuto fede a questa linea votando in Parlamento contro l'arresto di Cesare Previti, esponente di Forza Italia, o criticando il giudice del pool di Mani Pulite Gherardo Colombo, dopo che questi ha sostenuto che l'Italia sarebbe da molto tempo in mano ai ricatti dei partiti. Le sue proposte di legge in materia sono note col nome di bozze Boato.

Estratto da  http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Boato

 

                

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