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Il
punto G tra realtà e fantasia
Nei sacri testi di sessuologia, dal rapporto Kinsey
ai volumi di Masters e Johnson, non vi è alcuna traccia del punto G,
una zona particolarmente sensibile della vagina identificata negli
anni Cinquanta dal ginecologo tedesco Ernst Grafenberg.
Come spesso capita nella storia della medicina più
che una scoperta si trattò di una riscoperta, perché nella seconda
metà del XVII secolo un medico e speziale olandese, tal Reigner de
Graaf, in un suo libro, andato perduto ma ricordato negli scritti di
vari autori suoi contemporanei, descrisse un’area in prossimità
dell’introito vaginale di particolare sensibilità erogena. E se ci
spingiamo ancora più indietro nel tempo, nella cultura orientale da
epoca remota era noto che nel corpo della donna esisteva una zona,
oltre al clitoride, che rivestiva grande importanza nel piacere
sessuale, un’area definita Punto del piacere o Punto del
Sole.
Grafenberg
ritenne di identificare il punto G, che prese poi nome dall’iniziale
del suo cognome, nello spazio tra la parete anteriore della vagina e
la parete posteriore dell’uretra, ad una profondità di sei otto
centimetri rispetto all’introito vulvare, in una zona anatomica dove
già qualche istologo aveva segnalato la presenza di un tessuto da
identificarsi come residuo di una primordiale ghiandola analoga alla
prostata.
Per individuarlo bisogna utilizzare come punto di
repere l’osso pubico e cercarlo nel terzo inferiore della parete
anteriore della vagina. La sua ricerca è spesso difficile a causa
delle sue ridotte dimensioni e per lo spessore delle pareti
vaginali, che talune volte ne impedisce l’apprezzamento; è opportuno
quando lo si ricerca per la prima volta in una donna portarla verso
l’orgasmo preliminarmente attraverso una stimolazione clitoridea,
perché le migliori condizioni per reperire e stimolare il punto G si
presentano quando la donna è in uno stato di eccitazione, allorché
la zona si inturgidisce ed aumenta le proprie dimensione per un
fenomeno di captazione di sangue simile a quello funzionante nei
corpi cavernosi del pene. Il punto G in queste condizioni si gonfie
ed assume la forma di un piccolo bottoncino carnoso.
Tali situazioni sono difficilmente riproducibili in
laboratorio, per cui esistono pochissimi lavori scientifici
sull’argomento.
La risposta delle donne è variabile, essendo in
alcuni soggetti modesta, mentre in altri può portare ad orgasmi
molto intensi ed, anche se raramente, a veri e propri stati di
alterazione della coscienza.
La vagina rappresenta nella donna adulta l’organo
principale del piacere sessuale a differenza del clitoride, il quale
è il primo organo a ricevere sensazioni voluttuose, che lentamente
nel tempo tendono a spostarsi verso il fondo vaginale nella zona
“mossa” dal muscolo pubo coccigeo, ove viene a crearsi la sede
definitiva del piacere integrale.
Alcuni autori in tempi recenti hanno distinto le
donne in vaginali e clitoridee, a seconda della zona erogena più
facilmente eccitabile ed hanno evidenziato che mentre nell’orgasmo
clitorideo, dopo un picco di voluttà si ha un repentino abbassamento
dell’eccitazione, analogamente a quanto avviene nel sesso maschile,
nell’orgasmo vaginale l’acme è raggiunto dopo un’ascesa più lenta,
le onde di voluttà sono più dolci e più ampie e dopo la fase della
detumescenza la donna, nel caso dell’orgasmo vaginale, è in grado di
riprovare immediatamente l’esperienza orgasmica.
In alcune donne la stimolazione prolungata del punto
G, attraverso la masturbazione o nel corso di un rapporto sessuale,
si accompagna ad una sorta di eiaculazione con la produzione di una
modesta quantità di fluido chiaro, che, sottoposto ad analisi di
laboratorio, ha dimostrato una composizione simile al liquido
generato dalla prostata, rafforzando l’ipotesi di un’origine
embriologica comune.
Il significato teleonomico del punto G non ha
costituito fino ad oggi un interesse da parte degli studiosi, ma
alcune osservazioni indurrebbero a pensare che possa giocare un
ruolo, non solo nell’eccitazione sessuale, ma anche nel meccanismo
del parto. Infatti molte donne hanno riferito che l’orgasmo intenso
provocato dalla stimolazione del punto G si accompagna ad una
impellente sensazione di spinta verso l’esterno molto utile nella
fase espulsiva, coincidente con una notevole pressione della testa
fetale sulla zona erogena. Come pure molti ostetrici possono
confermare che alcune pazienti hanno loro confidato che, malgrado le
intense sensazioni dolorifiche del travaglio, pochi minuti prima
dell’espulsione del bambino avevano raggiunto un orgasmo.
Parte delle sensazioni generate dal punto G forse
possono essere un riflesso, data la vicinanza anatomica, della
stimolazione dell’uretra, che in entrambi i sessi spesso risulta
particolarmente stimolante, a tal punto che alcune persone alla
ricerca di piaceri raffinati ed insoliti, eccita intenzionalmente la
zona per mezzo dell’introduzione in essa di oggetti molto sottili.
posizione del missionario
Per
sfruttare le risorse del punto G durante il rapporto sessuale
bisogna assumere delle posizioni particolari, escludendo quella più
comune nel mondo occidentale definita del missionario, nella quale
la donna è distesa sulla schiena a gambe allungate ed aperte, mentre
l’uomo si sistema tra le sue gambe e si distende su di lei, usando
come punti di appoggio le ginocchia ed i gomiti. In tale posizione
l’organo sessuale maschile entra in contatto prevalentemente con la
parete posteriore della vagina e non con quella anteriore dove si
trova il punto G, la cui stimolazione è massima in tutte le
posizioni nelle quali la donna sta viceversa al di sopra dell’uomo.
Le posizioni più idonee sono quella ventrale, nella
quale l’uomo si sdraia sulla schiena e la donna si
pone su di lui, facendo scivolare il pene nella vagina e la
posizione a tergo, imitando quella adoperata da tutti gli animali
durante l’accoppiamento. In essa la donna assume una posizione a
quattro zampe, mentre l’uomo si pone posteriormente, in piedi o
appoggiato sulle gambe.
Achille della Ragione 24/4/07
posizione ventrale |