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La religione del profitto

Ho un conoscente, Giovanni,  che fa il contadino, nell'Agro Nocerino (SA). Ha delle serre dove pratica l'agricoltura intensiva. Verdure quali  insalata, lattuga, zucchine, melanzane, peperoni eccetera.

In pratica compra in appositi mercati le piantine della varietà che gli interessa coltivare, le pianta, le irrora di ormoni, pesticidi, antibiotici ed una marea di roba chimica in modo da portare a maturazione una piantina di lattuga in 10 gg, contro i 40/50 naturali.

Gli chiedo perchè fa una cosa che ai miei occhi appariva cosi orribile, che incide sulla salute di tutti

Mi dice che è costretto. Lui paga una piantina  di lattuga circa 10 cent, a seconda dei periodi e del mercato, ne spende 10 per portarla  a maturazione, la rivende sui 30/35 e gli rimane un margine di guadagno. Se le facesse crescere in maniera naturale aspettando i 40/50 gg quella piantina gli costerebbe una cifra tale da doverla rivendere ad un prezzo a cui nessuno la acquisterebbe. Invece con questo sistema lui in 50 giorni fa 5 raccolti. La quantità, a discapito della qualità,  agli consente di abbattere  i costi investendo un capitale minimo e mantenendo un prezzo di mercato che gli permette  un guadagno.

"Ma poi le mangi?" gli chiedo.

"Certo che no!" e mi fa vedere un fazzoletto di terra, sempre sotto la stessa  serra dove pianta le "sue"  verdure che cresce in maniera "naturale". Oddio la sua è un 'illusione dato che il terreno della serra sarà cosi inquinato da  prodotti chimici che anche se cresce le sue verdure senza irrorarle chimicamente in maniera diretta, esse assorbono dal terreno le stesse schifezze propinate al resto della serra. In misura minore ovviamente, ma assorbono lo stesso.

Giovanni dal suo punto di vista ha perfettamente ragione. Fa il contadino, man mano si è adeguato alle leggi di mercato, perchè ha due figli  ed una moglie da mantenere. Lavora senza sosta dall'alba al tramonto, non consoce domeniche e festività, insomma si fa un culo cosi. Però in pratica contribuisce ad avvelenare le nostre tavole.

Giovanni non è il solo. La maggior parte dell'agricoltura è fatta in maniera "intensiva", cosi come l'allevamento. Perchè i fattori che regolano il mercato sono il prezzo della merce che deve consentire un profitto (spesso ingiustificato ed ingiustificabile). Qualità (sapore) e sicurezza del consumatore sono variabili assolutamente dipendenti. Nel senso che una volta garantito un prezzo che assicuri un margine di profitto, qualcuno più onesto si preoccuperà del sapore e soprattutto della sicurezza del consumatore. ma mai si produce o si produrrrà mettendo al primo posto qualità e sicurezza del consumatore. Che tanto ormai, instupidito dalla pubblicità, preso dai ritmi frenetici di tutti i giorni, non sa più che cosa fare ed è rassegnato a seguire la corrente.

Ciò non è causato  solo dalla "cattiveria" umana, dall'ingordigia, dalla disonestà.

Indipendentemente dalla quantità di frodi alimentari che sentiamo dai vari TG (vino al metanolo, carni infette, uova marce), anche stimando che la maggioranza degli operatori del settore agro-alimentare sia gente onestissima, non può sottrarsi alle regole del mercato.

Mi è capitato pochi giorni fa di mangiare dell'insalata cresciuta da un amico che ha la passione dell'orto. Un altro sapore, dimenticato. Cosi buona da poterla mangiare senza condire. Mi disse che secondo lui, gli costava circa 5 € l'una.

Ovviamente lui ne fa pochissima, per suo diletto. Ma anche supponendo che se ne crescesse in quantità maggiore, in modo da dimezzare il prezzo, chi comprerebbe un insalata a 2,50 €? Quanti potrebbero permettersi simili prezzi anche avendo la garanzia di assoluta qualità? Inoltre l'insalata si troverebbe  solo in determinati periodi, cosi come le zucchine ed i peperoni. Dovremmo  abituarci a moderare e adattare i nostri consumi. Varrebbe per tutti i generi alimentari: dalla carne alla mozzarella, dalle uova all'olio.

I sistemi di produzione intensiva permettono l'abbattimento dei costi in modo da rendere  i prodotti fruibili a tutti, o almeno alla maggior parte dei cosumatori.

Ciò vale per tutti i prodotti non solo per l'insalata.

Un  litro d'olio di oliva, spremuto a freddo (come dovrebbe essere), costerebbe non meno di 30 € al litro. Roba da super ricchi.

Non sono necessari esperti per capire che l'assunzione di tutta questa roba chimica ha un sicuro riflesso sulla nostra salute.

L'aumento esponenziale soprattutto delle patologie tumorali è sotto gli occhi di tutti ed è chiaro che è in relazione diretta  con lo spaventoso inquinamento ambientale.

Per  il risparmio sul prezzo dell'insalata lo "investiamo" poi nella sanità che è diventata sempre più costosa. Ovviamente non solo per questo motivo, ma pur senza essere in grado di stabilire cifre precise è ovvio che se aumentano le malattia aumenta il costo della sanità.

C'è però da dire che, aldilà delle lamentele e delle chiacchiere, la sanità è una delle industrie più attive del mondo occidentale. Negli anni è l'unico settore che ha aumentato gli investimenti, il numero degli addetti, l'indotto.

Paradossalmente si potrebbe dire che mettere i pesticidi nell'insalata oltre ad abbattere il costo del bene contribuisce a mantenere "produttivo" un settore come quello della sanità che ha una parte cospicua nella produzione di ricchezza di un paese. Ma questa è un 'altra storia.

Mi interessava più riflettere sul tipo di sistema perverso che ci siamo costruiti. Ci avveleniamo più o meno consapevolmente, perchè il nostro sistema economico ce lo impone. Un 'agricoltura completamente "biologica" (posto che sia realizzabile), manderebbe in tilt l'intera sistema. Infatti presupporrebbe una riduzione dei consumi, quindi una riduzione degli addetti, del volume di affari, con perdita di posti di lavoro, che sconquasserebbe l'intero sistema, facendolo crollare come una castello di carta.
Ma quando e perchè l'uomo si è avviato su questa strada che è senza ritorno? Quando  e perchè sono stati sconvolti i meccanismi naturali e il rapporto dell'uomo con la natura? Quando abbiamo rinunciato alla qualità della vita in favore del profitto?

Non saprei rispondere, ma credo che è un processo cominciato lentamente, senza che ce ne rendessimo conto: La globalizzazione ed il neoliberismo  negli ultimi anni poi, globalizzazione e neoliberismo hanno impresso  un 'accelerazione tale da renderlo palese in tutta la sua perversione.

La conquista del potere   da parte delle corporation, delle multinazionali che pianificano lo sviluppo di interi settori in modo che siano funzionali al loro profitto ci ha privato del tutto della capacità di decidere dei nostri destini.

L'introduzione degli OGM  è l'esempio più lampante. Spacciando la cosa come la necessita di assicurare  cibo per tutti, l'introduzione dei semi OGM  ha come conseguenza la monopolizzazione dell'agricoltura. Eh già, perchè gli OGM sono semi sterili. Il contadino non potrà più usare parte del raccolto per la semina successiva, dato che i semi ottenuti sono sterili. Ma sarà costretto ogni anno a comprare i semi dalla multinazionale del settore che deciderà il prezzo, il tipo di coltura e la vita di quel contadino...oltre  a come dovremo alimentarci noi tutti.

L'Europa sta resistendo all'introduzione degli OGM, ma nel resto del mondo sono processi ormai compiuti o in stadi molto avanzati.

Perchè il punto è questo: le nostre vite sono tutte regolate dalla religione del profitto, che da fattore inevitabile nelle relazione umane è divenuto religione suprema a cui tutto sacrificare.

Oggi forse un po' tutti ci rendiamo conto che la qualità delle nostre vite sta diventando sempre più povera e molti di noi si chiedono se ne vale la pena.

Per me non ne vale più la pena, ma ho anche la triste consapevolezza che non è possibile tornare indietro.

Quanti sarebbero disponibili a rinunciare a parte dei loro consumi, agli "agi", ai vizi? Ed anche ammesso che fossimo disponibili a farlo l'intero nostro sistema crollerebbe perchè una riduzione dei consumi porterebbe all'alterazione dei pilastri su cui è imperniata la nostra società.

Solo una catastrofe biblica che ci costringesse a  cambiare completamente le nostre vite potrebbe far si che  ci abituassimo a vivere  privilegiando la qualità  rispetto che la quantità. Il brutto che ormai tutti si rendono conto che il sistema è avviato verso un 'implosione certa, ma nessuno sembra in grado di frenare ed invertire la rotta.
Il mondo occidentale che costituisce il 20 % della popolazione mondiale consuma l'80 % delle risorse, inquina allo stesso ritmo. Questa disparità ha consentito che di mantenere una sorta di equilibrio precario. Equilibrio che sta saltando dato che l'emergere di nazioni sovrappopolate come la Cina e l'India che reclamano la loro parte sta moltiplicando in maniera esponenziale consumi ed inquinamento. L'accaparramento delle energie disponibili sta sconvolgendo  il mondo e presto la Cina sarà in grado di competere militarmente con gli USA e reclamerà la sua parte con la forza.
Le conseguenze sono immaginabili. Non ricordo dove ho letto  la definizione del mondo come "un treno impazzito, senza macchinista lanciato a folle velocità verso il baratro". beh penso davvero che siamo in questa condizione.

18/2/07 giuseppe galluccio

                

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