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A furia di attaccare
i “professionisti dell'antimafia”, dobbiamo accontentarci dei
dilettanti. Ma immaginiamo un turista straniero che visita l'Italia
per le feste pasquali e s'imbatte nei titoli di giornale che
annunciano con enfasi la storica decisione della commissione
Antimafia: “Si sconsigliano vivamente i partiti dal candidare gli
imputati e ì condannati per mafia e reati affini alle prossime
elezioni amministrative”. L'unica reazione possibile è fermare un
passante italiano e domandare: “Ma perché, finora da voi si poteva
candidare gli imputati e i condannati per mafia?”. Certo che si
poteva. Anzi, si
faceva. E si
potrà continuare a farlo (il
divieto non è vincolante). Solo che i partiti che lo
faranno dovranno sottoporsi a una draconiana sanzione sociale:
quella di “dare pubbliche spiegazioni”. Le stesse che han dato
finora, le rare volte che qualcuno le chiedeva: se Forza Italia
candida dell’Utri
condannato in primo
grado per concorso esterno in associazione mafiosa, o Gaspare
Giudice, imputato per mafia, se l'Udc candida Cuffaro, imputato per
favoreggiamento alla mafia, e Mannino, imputato per concorso
esterno, è perché queste preclare figure di statisti sono
“perseguitati dai
giudici”. L'ex pm
onorevole forzista Nitto Palma ha già avvertito tutti, a scanso
d'equivoci: “Continueremo a candidare i politici perseguitati”. Come
si fa a distinguere un politico imputato o condannato da un politico
perseguitato? Si fa così : se il politico è del tuo partito o di un
partito alleato, è un perseguitato; se invece è di un partito
avversario, allora non è un perseguitato e deve sparire.
Ultimamente, però, c'è la tendenza a considerare perseguitati tutti
i politici condannati o imputati, così una mano (sporca) lava
l'altra. Oggi
a me, domani a te. Si
spera che il turista straniero, già sconvolto da quei titoli, non
venga a sapere che dell'Antimafia fanno parte due pregiudicati per
corruzione e finanziamento illecito, Cirino Pomicino e Alfredo Vito,
e un discreto numero
di indagati.
In pratica,
Pomicino, dall'alto delle sue due condanne, e Vito, dall'alto del
suo patteggiamento per 22 tangenti (con restituzione di 5 miliardi
di lire di refurtiva) raccomandano ai partiti di attenersi alla più
rigorosa legalità, evitando di candidare condannati (a parte loro
due, si capisce). Non è meraviglioso?
Tutta ciò accade in
un paese in cui, per essere ammessi a un incarico pubblico, bisogna
esibire la fedina penale, e se questa non è immacolata non si può
concorrere. Un paese in cui, per fate il carabiniere, bisogna non
avere condanne, né processi, né parenti condannati o imputati. Un
paese in cui i condannati per reati contro la pubblica
amministrazione non possono candidarsi a consigli circoscrizionali,
comunali, provinciali, regionale, né diventare assessori, né
tantomeno sindaci a presidenti di provincia o di regione. Ma
deputati e senatori sì, come pure ministri, sottosegretari,
presidenti del Consiglio. Basterebbe estendere al governo, alla
Camera e al
Senato la legge degli
enti locali. Ma dovrebbe proporla il governo e dovrebbero approvarla
Camera e Senato. Il che, per la “contraddizion che nol consente”, è
una pia illusione. Escludere imputati e condannati, poi, non basta:
se uno ha commesso reati gravissimi, ma l'ha fatta franca per
prescrizione (tipo Andreotti e Berlusconi ), che si fa? Ci si
accontenta dell'incensuratezza e si ignorano i reati commessi ma
prescritti? E ritenere idoneo a ricoprire cariche pubbliche chiunque
non abbia riportato rinvii a giudizio o condanne è già una resa
all'immoralità: c'è una vasta gamma di comportamenti che non
costituiscono reato, ma sono eticamente incompatibili con la “cosa
pubblica”. L'altro giorno hanno arrestato a Trapani, insieme a vari
boss, l'ex vice di Cuffaro, Bartolo Pellegrino, che si spartiva le
tangenti fifty fifty con i mafiosi. Anni fa era stato intercettato
mentre definiva i carabinieri «sbirri» e «pezzi dì cani», e i
pentiti «infami». L'inchiesta fu archiviata, quella condotta non è
reato; ma può fare politica uno che parla con e come ì mafiosi? L'
altroieri il senatore Ds Crisafulli - filmato nel 2002 a Pergusa
mentre abbracciava e baciava il boss Bevilacqua e indagato con
Cuffaro per rivelazione dì segreti d'ufficio - è stato nominato
dalla Camera nella commissione di vigilanza sulla Cassa depositi e
prestiti. L'uomo giusto al posto giusto.
marco travaglio - Uliwood -
Unità del 7/4/07 |