Nuove accuse di Mario
Placanica "A Genova hanno inquinato le prove
Mario Placanica
ROMA - Nuove accuse da parte di Mario Placanica, il
carabiniere incriminato e poi prosciolto per la morte di Carlo
Giuliani al G8 di Genova. "A Genova hanno inquinato le prove e alla
fine ho pagato solo io, ma mi auguro di poter contribuire ad
accertare la verità, anche se già mi hanno detto che non uscirà
mai", ha detto Placanica in una intervista a Rtl 102.5.
Sulla vicenda oggi interviene anche il presidente emerito della
Repubblica Francesco Cossiga, affermando che "la via maestra da
seguire è quella della riapertura dell'inchiesta giudiziaria". "Per
i casi di Genova risollevati dalle presunte rivelazioni
dell'ex-carabiniere Placanica che uccise negli scontri del G8 il
povero giovane Giuliani, è certo necessario fare chiarezza nello
stesso interesse dell'Arma", ha motivato Cossiga.
Nell'intervista a Rtl, Placanica ricostruisce quel giorno del 2001.
"Io ero
addetto al lancio dei lacrimogeni, ma... me lo tirò dalle mani
perchè diceva che non ero idoneo a sparare, perchè non sapevo
sparare... invece io ho sparato a parabola, normalmente, come si
spara sempre, in regola. Ma lui mi diceva che dovevo sparare ad
altezza d'uomo... stavo male, mi hanno spostato vicino a Piazza
Alimonda, dove ho visto pestare a sangue dei manifestanti, fino a
che non gli uscivano le bave bianche dalla bocca. Sono salito sulla
camionetta, un plotone ci faceva da scudo, ma poi i manifestanti
hanno attaccato e i carabinieri sono arretrati, scappando".
"Hanno lasciato i mezzi senza protezione e a quel punto -
ricorda Placanica - i manifestanti ci hanno aggrediti, c'era
lancio di pietre, di oggetti, hanno rotto i vetri della
camionetta... ricordo benissimo, io quel giorno ho sparato in aria,
e davanti a me c'era solo il fumo dei lacrimogeni e della pistola,
io Carlo non l'ho visto, ho mirato in aria, avvertivo pericolo, la
camionetta era piena di oggetti, io li scalciavo fuori con i
piedi...".
Placanica conferma quindi di aver sparato in aria: "Si, io ho
sparato in aria, e loro ci hanno abbandonato, non sono intervenuti,
anche se potevano: erano in numero superiore ai manifestanti, invece
ci hanno lasciato soli, non hanno fatto niente, hanno aspettato che
qualcuno di noi morisse".
(30
novembre 2006)
Le accuse
di Placanica confermano i sospetti sulle vicende di quel
giorno. Fin dall'inizio le prove balistiche che parlavano di una
pallottola che era rimbalzata su un oggetto volante per poi colpire
Carlo. La cosa era incredibile allora, ma desso abbiamo la certezza
che la versione ufficiale era la solita menzogna.
Un ragazzo
giovanissimo in quella manifestazione fu ucciso, sarebbe doveroso
dare una spiegazione. Carlo forse ha commesso degli errori, ma non
tali da meritare di morire. Placanica in qualunque caso non ha
colpo, perchè chiunque al suo posto avrebbe reagito come lui, in
perda alla paura. la colpa è di chi ha mandato un carabiniere
inesperte come lui in una situazione che era stato preparato
diventasse una guerra.
Gravissime
sono le responsabilità della gestione dell'ordine pubblico, per le
regole di ingaggio date, per la violenza inutile usata, per
l'incapacità di fermare un gruppo di delinquenti, i black blocks,
che hanno devastato una manifestazione imponente.
Poi ci
sono le storie delle violenze inaudite ed inspiegabile a Bolzaneto e
alla Diaz.
Quel
giorno uomini di An, compreso Fini erano alla prefettura, cosa
ci facevano?
L'idea è
che quel giorno si tentò una prova di forza, invertendo
l'atteggiamento delle forze dell'ordine che dalle BR in poi, avevano
sempre mantenuto un atteggiamento responsabile evitando che
avvenissero scontri come da triste memoria.
Il governo
appena insediato voleva dare dimostrazione di efficienza e imporre
il suo mito di "legge ed ordine" incurante delle ragioni degli
altri, degli strumenti usati, dei rischi che si correvano.
la prova di forza fallì soprattutto grazie ad internet, perchè
mentre le tv cercavano di dare le solite versioni di comodo, sulla
rete già c'erano le immagini delle violenze che mostravano gli
assurdi e selvaggi pestaggi delle forze dell'ordine ai danni di
ragazzi inermi. Quelle immagini permisero che le versioni ufficiali
non fossero credute e impedirono che le violenze della polizia
fossero occultato.
Ora cosa
succederà? La sinistra avrà il coraggio di imporre una commissione
di inchiesta, che ristabilisca un minimo di verità.
Ne ha diritto Carlo Giuliani, la sua famiglia, ma anche tutti noi
che crediamo che le forze dell'ordine debbano usare la violenza solo
quando è strettamente necessario, e sempre in maniera proporzionata.
Soprattutto bisogna far venire fuori le gravissime responsabilità
politiche di quello sciagurato governo e di quello sciagurato
ministro dell' Interno.
Non
possiamo essere sempre un paese senza memoria, che si dimentica
della P2 e manda un suo affiliato al governo.
Che
dimentica facce, date, comportamenti ed accetta di essere guidato da
autentici delinquenti. Un paese che ha perso la capacità di
indignarsi e di chiedere che la democrazia non sia un vuoto concetto
ma abbia dei contenuti veri.
giuseppe galluccio 30/11/06
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