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Questo
sotto invece è un articolo di Verderami apparso stamattina sul
Corriere che ci racconta cosa gli "intellettuali di destra" pensano
di questa vicenda.
Ricordo
che la notte dello spoglio un TG ( non ricordo quale, ma mi apre il
TG2) diede tranquillamente la notizia che il ministro Pisanu si era
recato a casa di Berlusconi. Come fosse la cosa più normale del
mondo. io saltai dalla sedia. Mi sembrava una cosa dell'altro mondo.
L'arbitro della partita durante un intervallo si reca nello
spogliatoio dell'allenatore di una delle squadre in campo. E vi pare
normale?
La
tragedia è che se fosse stata un partita di calcio, sarebbe
scoppiata un mezza rivoluzioni. Ma trattandosi solo di elezioni che
in fondo decidono solo la vita del paese, la cosa passò praticamente
sottosilenzio, se non per qualche tentativo di qualche solito
rompicoglioni , fissato con la legalità, magari un Komunista.
Lo stesso
fa Verderami, racconta la storiella del ministro degli interni a
casa di Berlusconi la notte di uno spoglio drammatico, come fosse un
aneddoto sciocchino ma divertente, per poi concludere che, in fondo
"Tra il sospetto di esser stati imbrogliati e l'accusa di essere
imbroglioni, forse ha ragione Marco Follini quando dice che «la verità sta nel mezzo»: è il risultato
del 10 aprile. "
Cioè
quella cosa fu una sciocchezza e il resto sono illazioni,
stupidaggini, per quanto può sembrare strano la verità è proprio il
risultato e che solo perchè è un pò strano ha alimentato qualche
sospetto, ma solo nella testa di qualche idiota Komunista. In fondo
fu Pisanu ad andare da Berlusconi. In fondo fu Berlusconi a chiedere
il riconteggio, cime poter sospettare proprio di lui?
A
Verderami non passa manco per la testa che il solo fatto che
il ministro sia andato a casa del premier quella notte è una
violazione gravissima del ruolo istituzionale di arbitro che
dovrebbe avere il ministro dell'Interno, soprattutto la notte delle
elezioni. Eh già per i garantisti a corrente alternata il rispetto
della legalità è un orpello buono solo se si tratta di salvare il
culo a qualcuno dei loro. Sono quelli che quando si fa l'indulto
chiedendo che le pene devono essere esemplari, mentre quando esce
Previti, o Berlusconi si salva da 7 processi con 7 prescrizioni,
inneggiano al garantismo, alla forma che nel diritto è sostanza.
Invece se sono in gioco gli interessi del paese la forma è una
stupidaggine, conta la sostanza che Berlusconi ha chiesto per primo
il conteggio.
A me
invece viene da chiedermi perchè uno loquace il cavaliere , che per
primo aveva lanciato le accuse di brogli, proseguendo su quel motivo
indefessamente ora non fa un fiato. Non dice nel suo tipico
stile: avevo ragione, visto? Che abbia finalmente un pò di strizza
st'impunito piduista?
gg 25/11/06
dal
Corriere della Sera di F. Verderami
Berlusconi non smetteva di
rivedere e di citare la scena di quel pomeriggio inoltrato del 10 aprile,
quando - a risultato ancora incerto - il titolare dell'Interno Beppe Pisanu
varcò il portone di palazzo Grazioli. Sono in molti a rammentare la storia
narrata dal Cavaliere, che inizia con la richiesta del ministro «di incontrarsi
da solo con me per qualche momento»: «Entrò, chiuse la porta, accompagnò un
sorriso con una pausa di silenzio, poi mi tese la mano e disse che voleva
complimentarsi per la mia vittoria». «Voglio congratularmi con il vincitore
delle elezioni», questa è la frase che ha ossessionato per lungo tempo il
Cavaliere, e che fa parte dell'antologia di aneddoti legati al grande freddo
postelettorale tra l'ex premier e Pisanu.
Ora quella frattura si è ricomposta, ma l'inchiesta di Enrico Deaglio
sui, presunti brogli nelle urne ha riportato alla luce fatti noti e descritti
anche sui libri, insieme a dettagli che sembravano destinati a rimanere per sempre sotto la polvere del tempo. È noto per esempio che Pisanu, uscito
dallo studio di Berlusconi, spiegò anche agli altri dirigenti di Forza Italia
presenti a palazzo Grazioli i motivi della sua ottimistica previsione, basata
su una proiezione del Viminale.
Ma dopo la cocente delusione, quell'incontro
vissuto male dal
Cavaliere: «Non ho capito perché è rimasto qui a mangiare gelati, mentre al Viminale avvenivano certe anomalie». A dire il vero non lo capì nemmeno il
segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, che da democristiano a democristiano,
consigliò a Pisanu di tornare al ministero: «Non sarebbe meglio se andassi a
controllare, dato che c'è 'sto testa a testa?».
Sarà stata una premonizione, o forse faceva parte di
quella cultura del sospetto che angustiava nelle stesse ore i leader del centrosinistra. Se «anomalie» ci sono state è tutto da
vedere, ma è certo che sui brogli nessuno può lanciare la prima scheda.
Claudio Velardi, ex consigliere politico di Massimo D'Alema, in un libro ha
rivelato il suo «battesimo del fuoco» da giovane comunista addetto allo
scrutinio elettorale: in quelle pagine descrive come venne istruito a tenere
«uno spezzone di matita tra il medio e l'anulare», da usare «alla prima scheda bianca intercettata». E la De on fu da
meno, se la memoria di Cesa non è fallace, perché «negli ultimi anni il
partito arrivò persino a mandare alle sezioni un video in cui si spiegava come
comportarsi al seggio». Gli anni durissimi
della Prima Repubblica rivivono addolciti. E chissà come verranno
ricordati nella Terza Repubblica questi giorni in cui il rigurgito di una
polemica vecchia di sei mesi fa litigare ancora la politica.
L'azzurro
Angelino Alfano si dice «incredulo dinnanzi a questo gioco degli specchi»: «Si
rinfaccia a Berlusconi di aver manipolato le schede bianche, quando
proprio lui a contestare
certe anomalie, chiedendo una verifica del voto». Alla magistratura toccherà
far chiarezza, sebbene il leghista Roberto Calderoli preveda già il finale:
«Basta vedere l'imbarazzo che c'è nell'Unione per capirlo. Finirà come finì
nella passata legislatura la vicenda di Telekom Serbia. Allora fu un boomerang per noi,
stavolta lo sarà per loro». Nel frattempo altri dettagli arricchiscono l'antologia del
grande freddo che divise Berlusconi e Pisanu dopo le elezioni. Nessuno dei
leader del Polo ha mai dimenticato il violento scontro tra l'ex premier e il
suo ministro due giorni dopo il voto, quando un Cavaliere ormai disarcionato
chiese al responsabile degli Interni «un atto amministrativo» per sanare «gli
errori evidenti» commessi nell'applicazione della legge elettorale: «C'è la
prova che abbiamo vinto le elezioni, invece tu fai vincere gli altri».
Raccontano che nel momento in cui Berlusconi arrivò a insinuare il tradimento
di Pisanu, persino uno come Calderoli preferì abbandonare la riunione. Tra il
sospetto di esser stati imbrogliati e l'accusa di essere imbroglioni, forse ha
ragione Marco Follini quando dice che «la verità sta nel mezzo»: è il risultato
del 10 aprile.
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