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di Marco M da
Luogocomune
Per 35 anni, le compagnie petrolifere straniere che desideravano il
petrolio dell'Iraq sono state come bambini con la faccia contro la
vetrina di un negozio di dolci chiuso.
Ma le cose cambieranno presto.
Il Consiglio dei Ministri iracheno sta per approvare la nuova legge
sugli idrocarburi, fortemente voluta da Stati Uniti e Gran Bretagna,
che aprirà le porte alle compagnie occidentali. Dopo la
nazionalizzazione del 1972, le multinazionali del petrolio
torneranno in Iraq...
...terza riserva petrolifera del mondo, ad estrarre greggio. Il
governo fantoccio iracheno recita che questo porterà soldi in Iraq
per costruire infrastrutture.
Nonostante la situazione di vera e propria guerra civile in Iraq, le
compagnie spingono per una immediata firma sui contratti. Perchè
tanta fretta? Perchè le riserve di petrolio nel mondo si stanno
esaurendo e la domanda ormai supera l'offerta, e la fine del
saccheggio occidentale delle riserve venezuelane decretata dal
presidente Chàvez, sottolinea l'Independent [1], affiancata alla
crescita della domanda Cinese, ha aumentato la pressione sulle
multinazionali petrolifere.
Il costo di estrazione di petrolio in Iraq è molto molto basso,
poichè le riserve sono relativamente vicine alla superficie, per non
parlare delle aree ancora vergini. Secondo l'EIA [2], l'Ente
informativo del dipartimento dell'Energia Statunitense, “il vero
potenziale dell’Iraq potrebbe essere molto elevato, in quanto il
paese è relativamente inesplorato a causa di anni di guerre e
sanzioni dell’Onu, in particolare la regione del deserto occidentale
potrebbe contenere ulteriori risorse, forse altri 100 miliardi di
barili”, teoricamente quindi raddoppiando le riserve attualmente
note. Un paese dunque decisamente appetibile, ora a disposizione
delle compagnie del petrolio dell'Occidente.
Le truppe americane, sin dal loro arrivo a Baghdad nel 2003, sono
state mandate a proteggere le riserve petrolifere. Ancora, l'ORHA,
l'ufficio per la ricostruzione e l'assistenza umanitaria, aveva
stilato una lista di sedici preziosi siti che avrebbe dovuto
proteggere l'esercito occupante [3], e l'ultimo di questi era il
ministero del petrolio. Forse credendo che la lista andasse seguita
al contrario, questo fu in realtà l'unico ad essere salvaguardato
dalle forze Statunitensi, peccato per gli altri ed i 7.000 anni di
storia testimoniati dal museo nazionale.
Come denunciò lo speciale di RaiNews24 firmato da Sigfrido Ranucci
[4], noi italiani non fummo da meno, e vigilammo su quello che il
dossier del Ministero delle Attività Produttive stilato sei mesi
prima dell'occupazione definiva “un affare da 300 miliardi di
dollari da non lasciarci scappare,” cioè i barili di petrolio di
Nassiriya.
Nel frattempo la Halliburton, azienda in passato nelle mani del
vicepresidente americano Dick Cheney, vinceva la gran parte dei
bandi per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte dalle
stesse forze d'occupazione.
Un sogno accarezzato a lungo, se è vero che nel 1999 lo stesso
Cheney, quando era ancora CEO (Chief Executive Officer) della
maggiore fornitrice mondiale di servizi per le industrie
petrolifere, diceva: "Il mondo avrà bisogno di ulteriori 50 milioni
di barili di petrolio al giorno entro il 2010. Il Medio Oriente, con
due terzi del petrolio mondiale ai prezzi più bassi, è ancora il
posto dove si trova la ricompensa finale".
La ricompensa finale. Un'espressione decisamente esplicativa di come
ragionino queste persone. Il mondo visto come un videogioco stile
"Super Mario Bros". Senza nemmeno il briciolo di romanticismo che
nel videogioco pone come ricompensa finale la bella principessa.
Ed è del 2001 un rapporto [5] della task force per l'energia del
vicepresidente Cheney intitolato "Foreign Suitors of Iraqi Oilfield
Contracts" (Pretendenti stranieri ai contratti relativi ai
giacimenti iracheni) che già allora analizzava le potenzialità
dell'industria petrolifera irachena. Un interesse a dir poco morboso
e con radici lontane negli anni.
Ed ora, nel 2007, non si può che concludere: mission accomplished.
L'Independent raccoglie infine alcuni "ipse dixit":
"I proventi del petrolio, che la gente indica falsamente essere un
nostro obiettivo, verranno messi in un fondo chiuso per il popolo
iracheno". Tony Blair, 18 marzo 2003
"Il petrolio appartiene al popolo iracheno". Bush, 14 giugno 2006
"Il petrolio per il popolo iracheno è vitale. Non abbiamo invaso
l'Iraq per il petrolio". Colin Powell, 10 luglio 2003
"Le riserve petrolifere irachene possono fruttare tra i 50 e i 100
miliardi di dollari in 2 o 3 anni, che saranno dell'Iraq che li
userà per la ricostruzione". Paul Wolfowitz, marzo 2003
Marco M
Note:
[1]
http://news.independent.co.uk/business/news/article2132467.ece
[2]
http://urlin.it/1c73
[3]
http://urlin.it/1c74
[4]
http://www.rainews24.it/ran24/speciali/guerra_petrolio/
[5]
http://urlin.it/1c72
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