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Peppe, che
tutti chiamavamo Cervellone, era nato da una famiglia camorristica
cioè di delinquenti.. Contrappongo i due termine perchè spesso dire
famiglia camorristica o camorrista, sembra attenuare il concetto di
delinquenza. Invece un camorrista è un delinquente al pari di tutti
gli altri, non ha niente, o poco di speciale. Quel poco di speciale
lo rende solo più abietto, in quanto è inserito in un
‘organizzazione criminosa e crudele che sottrarre spazio ai
cittadini onesti.
Il padre di
Peppe faceva il rapinatore, l’estorsore per la camorra, si diceva
anche il killer.
Quando era
giovane il padre portava Peppe con se, magari nascondendogli la
pistola addosso e facendogli assister a pestaggi, estorsioni, magari
anche qualche omicidio. Non l’ho mai saputo questo.
Peppe non
poteva sottrarsi a questo, per lui era doveroso ed il padre andava
orgoglioso di quel figlio maschio che stava diventando come lui, “
n’omme” e conseguenza”.
E Peppe? Peppe
più cresceva e si rendeva conto, più capiva che lui non era cosi,
che non era disposto a fare del male a gente che non conosceva,
semplicemente perché gli veniva ordinato. Quelle persone che dovevano
pestare non gli avevano fatto niente.
Peppe aveva
sempre più paura perché sapeva che sarebbe venuto il giorno che gli
avrebbero chiesto di più: una rapina, poi un omicidio, finchè
sarebbe stato impossibile sottrarsi.
Cosi cominciò
a fumare spinelli con degli amici e ben presto passò all’eroina.
Perché questo lo sottraeva a quel mondo e perché sapeva che il padre
non avrebbe approvato, perché si sarebbe reso inaffidabile per quel
mondo…ma poteva anche essere ammazzato per questo, perché lui sapeva
cose.
Infatti il
padre cercò di strappare Peppe da quel mondo con la violenza.
Pestandolo a sangue un paio di volte.
Ma Peppe non
tornò indietro. Forse per il fascino della droga che l’aveva ormai
avviluppato, ma forse ancora di più perché quello era il
passaporto per uscire da un mondo peggiore.
No la sua vita
non sarebbe stata più quella segnata, di un camorrista predestinato
alla galera ed a morire ammazzato.
Poi la madre di
Peppe muore, il padre allora lo butta fuori, Peppe si trova per
strada ma preferisce questo al soggiacere ad un destino segnato.
In quel mondo
i tossicodipendenti non avevano credibilità, erano guardati con
disprezzo, perché non affidabili, capaci di parlare in crisi di
astinenza, o di venire meno agli “impegni”.
Ma Peppe era
pur sempre il figlio di un boss, per cui qualcuno gli affidava
partite di eroina da vendere. Se proprio aveva scelto quel mondo
almeno si rendesse utile! Peppe accetta, perché era un modo comodo
per procurarsi la roba, ma ben presto anche quello divenne una sorta
di controllo e di legame con quel mondo che lui non voleva.
Allora Peppe
che fa? Complice la solitudine, il bisogno di affetto, o sempre il
desiderio di allontanarsi il più possibile dalla delinquenza, si
mette con un uomo, cioè con un gay, Lilo, molto femmineo, ma pur
sempre un uomo.
Questo è il
massimo dello scuorno (vergogna) per la “famiglia” che lo disconosce
e nessuno gli da più alcuna credibilità passandogli partite di droga
da vendere.
Oltre che
tossico Peppe era a che omosessuale, richhione detto nella maniera
spregiativa del posto, il massimo della degradazione, l’ultimo dei
reietti, uno a cui certo non si poteva chiedere di partecipare alla
Camorra.
Il rapporto di
Peppe con questo ragazzo è morboso e ostentatissimo. Siamo negli anni
80, vedere due uomini che camminano mano nella mano e si baciano
lingua in bocca non è certo cosa normalissima. Ma perché Peppe
ostenta cosi quella storia, lui che aveva sempre avuto il mito del
maschio?
Perché
consciamente o inconsciamente è il suo passaporto per uscire dal
mondo del padre, dalla malavita.
Più ostentato
era il duo degrado, minore la possibilità di essere risucchiato
indietro.
La Camorra ha bisogno di uomini capaci, fidati, che abbiano il
coraggio di fare le cose che si devono fare. Peppe era stato
individuato come uno di quelli. Da ragazzo “prometteva” poi qualcosa
cambiò..
Per questo gli
davano partite di eroina da rivendere nonostante fosse un tossico.
Poi il padre
di Peppe fu ammazzato in un agguato, crivellato di colpi. Come si
conviene ad un boss. A Peppe rimane solo una sorella, il cui marito
però non vuole avere a che fare con un essere cosi degradato. Peppe è
cosi completamente solo, chiuso nel suo mondo con Lilo e la droga.
La morte del
padre segno un punto di svolta, dato che la “famiglia” era restia a
mollarlo. Per questo fecero più d’un tentativo, con la violenza,
le balndizie, per recuperarlo ed è stato fortunato a non essere
ammazzato. Probabilmente perché c’era il padre, la cui figura
comunque lo "proteggeva" da guia peggiori. Era pur sempre il figlio
di... Quando il padre muore è
passato talmente tanto tempo che nessuno più si ricordava di Peppe
Cervellone.
Dalla morte
del padre Peppe non ebbe più fastidi, nel senso che nessuno cercò di
agganciarlo e lo lasciarono al suo destino.
Peppe ed il
suo Lilo continuano a scendere i gradini dell’abbrutimento e della
droga.
Lilo ha una
madre protettiva che cerca di tutto per fare staccare quei due e
salvare il figlio. Ma l’amore di Peppe era morboso, geloso,
passionale, violento. Se non trova Lillo va su casa e va il pazzo.
Minaccia tutti e diventa violento. Lui solitamente offensivo. Ma
anche Lilo era innamoratissimo di Peppe.
Per anni ed
anni questa coppia sono stato un emblema dei giardini, li
conoscevano tutti,
Vivevano ormai
sempre più degradati in un buco messo a disposizione del comune,
senza luce, senza riscaldamento. Mangiavano per strada, spesso
facendo la “colletta”.
Il periodo
felice della droga e della luna di miele era finito da un pezzo,
rimaneva quella stanca esistenza senza alcuno sbocco. Che fare?
Un giorno
scomparvero senza che nessuno ne sapesse niente.
SI fecero
mille congetture, ma era scomparsa anche la famiglia di Lilo.
L’aveva
portato su al nord, in Emilia dove pare avessero dei parenti.
Peppe invece
era finito in una comunità. Per fortuna in una comunità seria come
Il “Gruppo Abele”.
Di Lilo non ho
saputo niente più.
Di Peppe so
che si è sposato, ha una figlia, lavora, sta bene. E’ riuscito a
vincere il suo destino che lo avrebbe visto crivellato di colpi come
il padre. Ha fatto un percorso comunque doloroso, ma oggi forse può
esserne anche orgoglioso.
Giuseppe
Galluccio 15/2/07
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