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Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000

                                                                                     

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Peppe o Cervellone

 

 

Peppe, che tutti chiamavamo Cervellone, era nato da una famiglia camorristica cioè di delinquenti.. Contrappongo i due termine perchè spesso dire famiglia camorristica o camorrista, sembra attenuare il concetto di delinquenza. Invece un camorrista è un delinquente al pari di tutti gli altri, non ha niente, o poco di speciale. Quel poco di speciale lo rende solo più abietto, in quanto è inserito in un ‘organizzazione criminosa e  crudele che sottrarre spazio ai cittadini onesti.

Il padre di Peppe faceva il rapinatore, l’estorsore per la camorra, si diceva anche il killer.

Quando era giovane il padre portava Peppe con se, magari nascondendogli la pistola addosso e facendogli assister a pestaggi, estorsioni, magari anche qualche omicidio. Non l’ho mai saputo questo.

Peppe non poteva sottrarsi a questo, per lui era doveroso ed il padre andava orgoglioso di quel figlio maschio che stava diventando come lui, “ n’omme” e conseguenza”.

E Peppe? Peppe più cresceva e si rendeva conto, più capiva che lui non era cosi, che non era disposto  a fare del male a gente che non conosceva, semplicemente perché gli veniva ordinato. Quelle persone  che dovevano pestare non gli avevano fatto niente.

Peppe aveva sempre più paura perché sapeva che sarebbe venuto il giorno che gli avrebbero chiesto di più: una rapina, poi un omicidio, finchè sarebbe stato impossibile sottrarsi.

Cosi cominciò a fumare spinelli con degli amici e ben presto passò all’eroina. Perché questo lo sottraeva a quel mondo e perché sapeva che il padre non avrebbe approvato, perché si sarebbe reso inaffidabile per quel mondo…ma poteva anche essere ammazzato per questo, perché lui sapeva cose.

Infatti il padre cercò di strappare Peppe da quel mondo con la violenza. Pestandolo a sangue un paio di volte.

Ma Peppe non tornò indietro. Forse per il fascino della droga che l’aveva ormai avviluppato, ma forse ancora di più perché quello era il passaporto per uscire da un mondo peggiore.

No la sua vita non sarebbe stata più quella segnata, di un camorrista predestinato alla galera ed a morire ammazzato.

Poi la madre di Peppe muore, il padre allora  lo butta fuori, Peppe si trova per strada ma preferisce questo  al soggiacere ad un destino segnato.

In quel mondo i tossicodipendenti non avevano credibilità, erano guardati con disprezzo, perché non affidabili, capaci di parlare in crisi di astinenza, o di venire meno agli “impegni”.

Ma Peppe era pur sempre il figlio di un boss, per cui qualcuno gli affidava partite di eroina da vendere. Se proprio aveva scelto quel mondo almeno si rendesse utile! Peppe accetta, perché era un modo comodo per procurarsi la roba, ma ben presto anche quello divenne una sorta di controllo e di legame con quel mondo che lui non voleva.

Allora Peppe che fa? Complice la solitudine, il bisogno di affetto, o sempre il desiderio di allontanarsi il più possibile dalla delinquenza, si mette con un uomo, cioè con un gay, Lilo,  molto femmineo, ma pur sempre un uomo.

Questo è il massimo dello scuorno (vergogna) per la “famiglia” che lo disconosce e nessuno gli da più alcuna credibilità passandogli partite di droga da vendere.

Oltre che tossico Peppe era a che omosessuale, richhione detto nella maniera spregiativa del posto, il massimo della degradazione, l’ultimo dei reietti, uno a cui certo non si poteva chiedere di partecipare alla Camorra.

Il rapporto di Peppe con questo ragazzo è morboso e  ostentatissimo. Siamo negli anni 80, vedere due uomini che camminano mano nella mano e si baciano lingua in bocca non è certo cosa normalissima. Ma perché Peppe ostenta cosi quella storia, lui che aveva sempre avuto il mito del maschio?

Perché consciamente o inconsciamente è il suo passaporto per uscire dal mondo del padre, dalla malavita.

Più ostentato era il duo degrado, minore la possibilità di essere risucchiato indietro.
La Camorra ha bisogno di uomini capaci, fidati, che abbiano il coraggio di fare le cose che si devono fare. Peppe era stato individuato come uno di quelli. Da ragazzo “prometteva” poi qualcosa cambiò..

Per questo gli davano partite di eroina da rivendere nonostante fosse un tossico.

Poi il padre di Peppe fu ammazzato in un agguato, crivellato di colpi. Come  si conviene ad un boss. A Peppe rimane solo una sorella, il cui marito però non vuole avere a che fare con un essere cosi degradato. Peppe è cosi completamente solo, chiuso nel suo mondo con Lilo e la droga.

 

La morte del padre segno un punto di svolta, dato che la “famiglia” era restia a mollarlo.  Per questo fecero più d’un tentativo, con la violenza, le balndizie, per recuperarlo ed è stato fortunato a non essere ammazzato. Probabilmente perché c’era il padre, la cui figura comunque lo "proteggeva" da guia peggiori. Era pur sempre il figlio di... Quando il padre muore è  passato talmente tanto tempo che nessuno più si ricordava di Peppe Cervellone.

Dalla morte del padre Peppe non ebbe più fastidi, nel senso che nessuno cercò di agganciarlo e lo lasciarono al suo destino.

Peppe ed il suo Lilo continuano a scendere i gradini dell’abbrutimento e della droga.

Lilo ha una madre protettiva che cerca di tutto per fare staccare quei due e salvare il figlio. Ma l’amore di Peppe era morboso, geloso, passionale, violento. Se non trova Lillo va su casa e va il pazzo. Minaccia tutti e diventa violento. Lui solitamente offensivo. Ma anche Lilo era innamoratissimo di Peppe.

Per anni ed anni questa coppia sono stato un emblema dei giardini, li conoscevano tutti,

Vivevano ormai sempre più degradati in un buco messo a disposizione del comune, senza luce, senza riscaldamento. Mangiavano per strada, spesso facendo la “colletta”.

Il periodo felice della droga e della luna di miele era finito da un pezzo, rimaneva quella stanca esistenza senza alcuno sbocco. Che fare?

Un giorno scomparvero senza che nessuno ne sapesse niente.

SI fecero mille congetture, ma era scomparsa anche la famiglia di Lilo.

L’aveva portato su al nord, in Emilia dove pare avessero dei parenti.

Peppe invece era finito in  una comunità. Per fortuna in una comunità seria come Il “Gruppo Abele”.

Di Lilo non ho saputo niente più.

Di Peppe so che si è sposato, ha una figlia, lavora, sta bene. E’ riuscito a vincere il suo destino che lo avrebbe visto crivellato di colpi come il padre. Ha fatto un percorso comunque doloroso, ma oggi forse può esserne anche orgoglioso.

Giuseppe Galluccio 15/2/07

 

                

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