ART.
11 L'Italia
ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli
altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri
Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a
tale scopo.
La maggioranza di
centrosinistra è dilaniata in questi giorni dalla questione della
presenza delle truppe in Afghanistan. Alcuni parlamentari, più o
meno a titolo personale, hanno affermato che non voteranno il
rifinanziamento della missione in Afghanistan perchè le truppe
devono essere ritirate. A proposito di ciò ho avuto una dura
polemica con il sen. Ferdinando Rossi del PdCI, il quale come gli
altri sostiene che è una decisone di coscienza e di coerenza per
chi è convintamente pacifista come tale viene prima di tutto. Mi ha
risposto in maniera molto arrogante tipica di chi è convinto che le
sue opinioni siano il centro del mondo.
Io sono fermamente convinto che l'impiego delle nostre truppe in
territori di guerra vada profondamente rivisto; in accordo con l'Art
11 l'impiego dell'esercito dovrebbe essere limitato alla difesa e
nei casi concordati internazionalmente, ma sempre per questioni di
pace senza violare la sovranità nazionale di altri popoli, e senza
violare lo spirito dell'Art 11 che è chiarissimo.
Il governo ha ritirato le truppe dall'Iraq e credo dovrebbe
rivedere anche la presenza in Afghanistan. Anche se il regime dei
Talebani, per altro sostenuti dagli Americani finchè ha fatto
comodo, era un regime odioso l'invio delle truppe è statO sempre,
più o meno, una violazione della sovranità nazionale di un altro
paese. Era una missione che aveva lo scopo politico di sgomberare un
'area di interesse americano, per questioni che con l'11
settembre, avevano poco a che vedere, ma che avevano molto
invece a vedere con la costruzione di oleodotti, gasdotti ed il
controllo di una zona nevralgica.
L'Art 11 è chiaro su questo : " L'Italia ripudia la guerra...come
mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Quindi da un punto di vista teorico la decisone dei pacifisti ad
oltranza ha certamente un valido fondamento e delle ragione nobili.
Sempre che siano nobili!
Ma ci sono dei risvolti pratici che hanno un 'importanza enorme.
Sentii poco tempo fa Diliberto, segretario del PdCI, dire che un
politico non può non tenere conto della conseguenza delle sue
azioni. Sono totalmente d'accordo, ma credo che Diliberto dovrebbe
ricordarlo a deputati e senatori del PdCI fra cui si annidano
diversi malpancisti. Credo che si rendano conto che, vista la
risicata maggioranza al Senato, che anche un voto in meno rischia la
caduta del governo o comunque un suo grave indebolimento. A quel
punto si aprono solo due scenari possibili:
- il governo si dimette;
- il governo cerca i voti dell'ala moderata della destra che glieli
darà, ma in cambio di uno spostamento dell'asse del governo più a
destra, con il rischio che si rimetta in discussione perfino il
ritiro delle truppe dall'Iraq.
A quel punto la coscienza del malpancisti sarà salva, ma con il
rischio di ritrovarci al governo di nuovo il
Kaimano e questa destra
impresentabile nel giro di poco. Bel risultato.
C'è un 'altra questione che per me ha un enorme valore.
Questa coalizione molto variegata si è dato un programma di
riferimento proprio per rimanere salda. Nel programma c'è il ritiro
dall'Iraq, ma non si parla di ritiro dall'Afghanistan. Ora chi si è
candidato sapeva questo e si presume l'abbia fatta perchè convinto
dalla bontà del programma e dagli scopi politici della coalizione.
Se adesso ha cambiato parere la strada maestra non è il ricatto al
governo, ma le dimissioni. E chi invoca la coscienza e la coerenza
per votare no al rifinanziamento dovrebbe ricordarsi che tali nobili
sentimenti non valgono a corrente alternata a seconda delle
convenienze, e che la lealtà è un sentimento altrettanto nobile. O
che si deve dire che il dovere di lealtà verso la coalizione di cui
liberamente si è decisi di far parte vale di meno?
Questi signori , provenienti da partitini che valgono il 2 % ,
smettendo un attimo i panni degli arroganti, dovrebbero chiedersi
loro che cosa fanno li. Stanno a soddisfare le loro coscienze
ipertrofiche o a rappresentare i cittadini che li hanno votati?
Credo la risposta sia la seconda. Per cui dovrebbero sapere che a
parte forse una minoranza di quella minoranza del 2 % del loro
partito, la maggioranza degli elettori dell'Unione mette al primo
posto la tenuta del governo.
E credo che il ruolo, in questo caso, venga prima della persona ed
il loro è quello di rappresentanti dell'elettorato, la loro
coscienza viene dopo, gli piaccia o no.
Per cui la loro scelta è fra l'adeguarsi ed il dimettersi. Non fra
l'adeguarsi ed il ricatto al governo.
Una coalizione, un gruppo, regge se ognuno rinuncia ad un po' di se
a vantaggio dell'interesse collettivo. Se ognuno pensa che le sue
ragioni vadano sostenute con coerenza granitica non si arriva da
nessuna parte. A questo punto come si farebbe a dar torto agli
oltranzisti cattolici della coalizione che vorrebbero non fossero a
attuati i Pacs, che sono nel programma.? Non ci sarebbe niente da
dire perchè anche loro starebbero seguendo la propria coscienza. A
mio avviso viene prima quella che chiamerei una coscienza collettiva
di coalizione.
Troppo comodo fra gridare la propria coscienza a spese degli altri.
Se cade il governo pagheremo noi tutti, ma chi sta al parlamento con
stipendi e garanzie da favola può permettersi gesti nobili ( che
nobili non sono) tanto non pagano pegno.
C' poi un 'aspetto che mi puzza non poco, ma spero francamente di
sbagliarmi. Sento puzza di lotta tra partiti e tra correnti dello
stesso partito.
Ieri su Repubblica, Caruso, neodeputato no-global di RC, non certo
un moderato, ha detto che i parlamentari di RC, appartenenti
all'area dell'Ernesto, si sono impuntati sul NO per questioni di
lotta interna al partito, insomma per regolare i conti con una
segreteria che loro non approvano. Viene spontanea la domanda di
perchè minchia si sono candidati su una linea politica che non
approvavano? Sapevano benissimo che RC aveva assunto degli impegni
di governo.
Stesso discorso per PdCI ed alcuni Verdi. Soprattutto il PdCI mi
pare stia tentando di occupare quell'area di dissenso radicale prima
occupato da RC ma ora sguarnita vista la scelta governativa (
giustissima dico) di Rifondazione.
Purtroppo la statura dei nostri politici, fatte le debite eccezioni,
è solitamente cosi bassa che simili ragionamenti non solo sono
possibili, ma addirittura probabili.
la battaglia di questi parlamentari avrebbe il mio pieno appoggio, e
credi di molti altri, solo se fosse chiaramente detto come premessa
che, in nessun caso, si metterà in difficoltà il governo e che,
accettando il vincolo di maggioranza, voteranno si anche
pronunciandosi in dissenso. In questo modo loro continuerebbero la
loro battaglia giusta, ma non vorrebbero meno al dovere primario di
rappresentanza dell'elettorato. Fanno bene a sostenere il punto ma
non sulla pelle di tutti noi altri.
C'è un altra questione da tenere
presente. Per quanto si possa essere in disaccordo con le scelte di
politica estera, l'Italia non è un paese in grado di praticare
l'isolazionismo. Non siamo autonomi economicamente, militarmente,
energeticamente...come quasi tutte le nazioni dipendiamo
dall'interconnessione e dalle relazioni con altri paesi.
La globalizzazione è un fatto e che
per governarla, impedendo che stritoli tutto e tutti, lo si può fare
solo a livello internazionale, dovrebbe esser chiaro a chiunque
pretende di fare politica, e non caciara o sistemarsi il
portafoglio.. Se l'Italia non opera con altri governi, con l'Europa,
accettando nei limiti del possibile anche decisioni comuni che non
ci vedono d'accordo, rimane tagliata fuori e non avrà nessuna
possibilità di incidere sulle scelte globali. Sperando che il
governo sia saggio da non accettare la strada tracciata ed imposta
dalle multinazionali.
Questi politici farebbero meglio a
sostenere questo governo, impegnandosi a mantenere la linea più a
sinistra possibile ed impegnandosi a che il governo faccia delle
scelte di politica internazionale che inaugurino un nuovo corso. Ci
si impegni a trovare il consenso su questa linea e non sui ricatti
che non hanno mai pagato ed alienano le simpatie dell'elettorato.
Chi era che diceva che il massimalismo
era la malattia infantile del comunismo? Siamo alla seconda
esperienza di un governo di centrosinistra, e i pericoli per la sua
tenuta un 'altra volta, come nel '96, vengono da sinistra e non da
destra. Se in Italia ci fosse una destra normale, non piduista
mafiosa, il discorso sulla tenuta di governo sarebbe un discorso
relativo. ma abbiamo sperimentato cosa ha significato per il paese
l'ultimo governo Berlusconi,: disastro nei conti dopo l'ennesimo
risanamento del CS ( Prodi); arretratezza culturale; messa in
discussione di diritti e libertà acquisiti; l'illegalità eletta e
filosofia di vita; ritorno agli antichi sistemi della
disinformazione e del lavoro oscuro dei servizi. davvero si vuole il
ritorno a questi scenari?
Eppure in questi due mesi, con tutti i
limiti, questo governo ha mantenuto fede al ritiro dall'Iraq, ha
ritrovato una politica estera non più appiattita sugli USA, ha
sovvertito il veto sulla ricerca per le staminali; sta tentando un
attacco ad odiosi privilegi.... Davvero si vuole interrompere sul
nascere il seppur timido tentativo di voltare pagina? Non sarebbe
compito di politici accorti e seri costruire per il paese
un'alternativa credibile spazzando via Berlusconi e favorendo al
nascita di una destra decente? Se si, lo si può fare solo
tenendo in piedi questo governo per tutta la legislatura, magari
risolvendo il conflitto di interessi. Questo è il vero interesse del
paese, non le questioni di coscienza che non danno alcuna soluzione.
Siamo stufi di una classe politica
autoreferenziale, in cerca di visibilità e potere, che non si
preoccupa di risolvere i tantissimi problemi del vivere quotidiano.
Chiudo ricordando le parole di Gino
Strada: " se il governo cade per il no alla guerra, brinderò".
Stavolta dissento fermamente da lui. Ancora una volta è troppo
comodo demolire senza proporre soluzioni credibili.
giuseppe galluccio 16/7/06
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