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Pare che qualcun altro si stia accorgendo dell'assoluta impresentabilità della nostra classe politica che ormai risponde solo ad interessi di casta ed è completamente scollegato dall'elettorato, dal paese e  dai bisogni reali. Non è mai troppo tardi.

Magari con una persa di coscienza collettiva riusciremmo a cacciarli. Tutti, senza distinzione di razza, sesso, religione o fede politica come dice la Costituzione.

giuseppe galluccio 7/5/07

L'odio per i politici di Pietro Citati da Repubblica 6 maggio 2007

NOI crediamo che si odino. Quando li vediamo alla televisione, Berlusconi insulta i comunisti: D'Alema disprezza con sarcasmo Berlusconi: l'immensa, abbagliante scatola cranica di Rizzo copre d'offese i democratici, Prodi e Forza Italia: Calderoli dileggia i meridionali e gli emigranti: Diliberto, con la sua aria da faina, denigra gli assassini americani e i loro lacchè italiani (così parlava Stalin): Maurizio Gasparri, con gli sguardi da bambino vizioso, insulta Rutelli, Dini, Fassino, D'Alema, Prodi, Diliberto, Bertinotti; mentre, in un angolo della scena, con le maniere e la voce untuosa di un Monsignore dell'Ottocento, Bondi deplora la malafede degli avversari. E così via, ogni sera, negli innumerevoli, insopportabili talk show televisivi, assordandoci di chiacchiere tediose, al punto da far rimpiangere i racconti sulle madri che assassinano i figli e sulle figlie che assassinano le madri.
Non credete alle vostre orecchie. Tutto questo è falso. Dietro le quinte del nostro teatrino nazionale, i nemici si sono messi d'accordo: Gasparri ha concordato la battuta con Rizzo; Diliberto con Bondi. Ormai in Italia, non esistono più partiti, coalizioni, governo e opposizione. Una sola, immensa colata lavica, della quale fanno parte tutti gli uomini politici, sta ricoprendo l'intero paese, nascondendo le città, laghi, i fiumi, gli alberi, le colline, le montagne, la possibilità stessa di scorgere il cielo.
Questa colata lavica obbedisce ad una sola legge: quella di moltiplicarsi. La presidenza del Consiglio e il Quirinale occupano un numero di impiega quasi maggiore di quello degli operai della Fiat. Il Senato e la Camera dei Deputati sono prigionieri nelle loro misere carceri di Montecitorio e di Palazzo Madama; e quindi sono costretti ad acquistare preziosi edifici storici nél centro di Roma. In uno vengono collocati i barbieri, che ogni mattina radono le guance ispide dei nostri onorevoli, tagliano i peli del naso e delle orecchie, disegnano con arte la basetta alta o la basetta bassa, spargono l'acqua di colonia, l'antiforfora e il gel. In un secondo edificio, molto più civettuolo, le parrucchiere maneggiano caschi, fon, creme, mezze tinte, forbici, forbicette quasi invisibili, lozioni, rossetti, profumi francesi, mentre le pedicure estirpano calli che offendono l'onore del popolo italiano. In un terzo edificio insonorizzato, centinaia di camerette, decorate con amorini correggeschi, accolgono le membra illanguidite dei deputati e senatori, divorati dalla tortura del pensiero.
Poi ci sono i ministeri egli uffici delle regioni e dei comuni, dove ogni funzionario o assessore, esausto dalla fatica, viene sorretto fino al tavolo di lavoro da cinque consulenti. Ma esiste un problema ancora più grave. La regione Lombardia, o Toscana, o Molise, debbono sviluppare una vigorosa politica estera. D'Alema non può essere lasciato solo. Così bisogna acquistare palazzi e appartamenti a New York, Reykjavik, Londra, Sofia, Tallin, Mosca, Pechino, Giacarta, Samoa, Parigi, l'isola di Pasqua, le Maldiive, e l'atollo vulcanico appena sbocciato, come un fiore fumoso, sulle coste islandesi, così da sviluppare armoniose relazioni con l'universo.
Come si usa dire, Berlusconi e Prodi inseguono un "grande sogno". Le altre decine di milioni di italiani non possono venire abbandonati a loro stessi. Tutti, o quasi tutti, debbono entrare a far parte della grande e generosa colata lavica che copre e difende il paese. Nemmeno un buco deve restare vuoto: nemmeno un angolo abbandonato dall'occhio amoroso del governo e delle regioni. In primo luogo, si tratta di difendere l'Onore della Nazione italiana. "Non è possibile - sostiene l'onorevole Rizzo - abbandonare la nobile arte del parrucchiere in mani straniere: tagliare i capelli, i baffi e la basetta a regola d'arte fa parte delle essenziali esigenze strategiche di Questo Paese? Non posiamo permettere che Bush si occupi delle nostre teste. Sarebbero in pericolo i nostri cervelli e la democrazia". E i panettieri? E i falegnami? E gli psicoanalisti? E i commercialisti? E i romanzieri? Così la colata lavica si estende a dismisura. Tutti sappiamo che costa moltissimo. Non importa. Qualcuno, alla fine, pagherà.
Oggi, in Italia, gli uomini politici sono circondati dal disprezzo, dal rancore, dall'ostilità, dall'avversione, che non salva nemmeno i non molti dignitosi tra loro. Essi, temo, non se ne accorgono, poiché passano il tempo dentro il ventre della televisione. Gli italiani continuano a votare per abitudine, e inconscia obbedienza. Ma non sopportano più le facce degli uomini politici, le piccole miserie, le bugie, le ipocrisie, i discorsi, i trucchi, i gesti, la consapevole o inconsapevole corruzione. Stiamo attraversando un momento pericolosissimo per la vita democratica italiana: come la Francia nel 1936-1939 e l'Italia nel 1920-22, quando la classe politica era egualmente squalificata. Per fortuna, non c'è nessun Mussolini alle porte. Umberto Bossi non fa paura nemmeno a un poppante. Quanto a Berlusconi, contro il quale sono stati scritti cinquecento libri in cinque anni, da pochi giorni è diventato per la sinistra un baluardo della democrazia.
Non vedo rimedio. O forse ce n'è uno. Emma Bonino potrebbe proporre un referendum, che vieti ai politici italiani di apparire a Porta a porta, Ballarò, Otto e mezzo, Anno Zero, L'infedele. Allora Pannella annuncerà un digiuno, astenendosi dalla bresaola valtellinese e dal porto bianco. Il referendum - ne sono certo - verrà approvato con larghissimo consenso. Capisco che almeno cento tra deputati e senatori, allontanati dal luogo del cuore, moriranno di infarto. Qualcuno si suiciderà. Sopporteremo stoicamente la loro perdita. Ma i sopravvissuti si consoleranno. Avranno sempre a disposizione, nei nobili palazzi del centro di Roma, il barbiere, la parrucchiera, la manicure, la pedicure: la basetta bassa e la mèche viola; e, come dèi greci, vivranno avvolti dalla nube giallo-rosa di Chanel numero 5 e di Clive Christian numero 1.

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Il commento del prof.  Roberto Renzetti (www.fiscamente.net)
Pietro Citati è un letterato e scrive con dolcezza. Questo odio c'è ed è profondamente penetrato e diffuso. E' quello che anticipa le gogne e le ghigliottine, con processi popolari e di piazza, con forche alzate al momento, con espropri, incendi e violenze.
Si è rinsaldato nel Paese l'asse tra potere politico e clero. Una volta era nobiltà e clero. Oggi è quello che ho detto. I politicanti del nostro Paese vivono in simbiosi con la Chiesa e si dividono le spoglie del Paese.
Sono passati 30 anni dal 1977 ed i nostri arguti critici, giornalisti e storici non hanno mai osservato una cosa tanto evidente quanto elementare: la fine della rivolta sociale ha fatto sedere la politica in posizioni di rendita e di parassitismo. E' come il miglior nascondiglio della casa, la migliore difesa contro i ladri: disporre ciò che si ha di più prezioso poggiato in bella vista su un mobile qualunque.
Li abbiamo tampinati per molti anni i privilegiati della politica e si sono avvicinati ad essere normali. Da quando non vi sono più movimenti di massa ha prevalso il disordine naturale (questo aggettivo ha una precisa valenza fisica e non ha nulla che vedere con le bestialità ecclesiastiche, ndr) che porta ad ogni degenerazione.
Vanno stroncati tutti i nostri politici, non sono all'altezza in nessun senso ed in nessun tempo. Diciamo che hanno avuto molti anni per avviare la soluzione di qualche problema ma non sono stati in grado di fare altro che peggiorare TUTTE le situazioni, senza eccezione. Non vi è un solo problema che ha dato segni di essere in via di soluzione. Risulta quantomeno evidente una cosa: " Perché dovremmo continuare a mantenere tali incapaci ? Per ragioni ideologiche ? Ma non diciamo sciocchezze!".
Roberto Renzetti
PS. Non aggiungo le molteplici cose che Citati non ha citato: proliferazione di privilegi economici, assunzione di amici e amici di amici, elezione di amici ed amici degli amici e di tutto il parentato, moltiplicazioni delle province, degli enti, delle auto blu, degli incarichi, delle polizie, delle prepotenze, ... BASTA! Ho un forcone al quale faccio la punta ogni giorno ... mentre aspetto di parlare con l'amico De Guillotin.

 
 

Grida pubbliche e intese private
di Andrea Fabozzi da:  http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/05-Maggio-2007/art2.html


Quante volte il centrosinistra ha chiesto scusa per non aver fatto la legge sul conflitto di interessi negli anni in cui ha governato? Quante volte i suoi poco variegati leader hanno riconosciuto che si è trattato dello sbaglio - se non del peccato - originale, causa di infiniti guai successivi? Bene, è probabile che in futuro dovremmo ascoltare ancora queste scuse e questi pentimenti. Anche se Berlusconi sta gridando forte contro l'esproprio comunista, anche se ieri ha parlato di «killeraggio politico». Anzi, proprio per questo: più forte grida il cavaliere più forte è il sospetto che abbia poco da temere dalla nuova legge sul conflitto di interessi.
La legge propone il blind trust, il fondo cieco per l'imprenditore che non intende rinunciare all'incarico di governo. O meglio, proporrebbe visto che il blind trust in Italia è tutto da inventare (negli Usa esiste da quasi trent'anni). E sapete chi ha avuto l'idea di introdurlo nel nostro ordinamento? Silvio Berlusconi che nel '94 lo considerava «la formula giusta». Naturale che una volta andato al governo il cavaliere si sia fatto una legge - la Frattini - ancora più morbida che prevede poco più di un rimbrotto per il primo ministro che agisce in conflitto di interessi. Ma il blind trust è il primo amore, gli va benissimo. Altro che «killeraggio politico». Perché, come hanno spiegato decine di esperti in questi anni, è una formula che si adatta ai proprietari di pacchetti azionari che possono essere venduti e comprati all'insaputa del proprietario, non ad una società come Fininvest che si muove nell'economia reale facendo affari con le assicurazioni, la televisione, il cinema, e l'editoria (con i telefoni non ancora). Un'azienda che il governo può direttamente avvantaggiare anche se gestita da terze persone: non è certo «cieco» l'imprenditore-governante che spinge una legge come la Gasparri o approva l'incentivo all'acquisto dei decoder, tanto per dirne due. Fininvest fa politica e Berlusconi è la Fininvest, non a caso i bilanci sono nettamente migliorati da quando il cavaliere è «sceso in campo», governi la destra o la sinistra. Un caso di gestione separata dalla proprietà c'è già ed è il risultato dell'unica scelta che la legge Frattini ha imposto a Berlusconi: rinunciare alla presidenza del Milan. Oggi Berlusconi fa persino la formazione della squadra.
Quello che il cavaliere veramente non vuole è l'ineleggibilità. Una norma facile che prevede che chi è imprenditore grazie ad una concessione pubblica (l'etere per le tv) non può essere eletto. Tanto facile che c'è già, dal 1957. Berlusconi non era eleggibile nemmeno nel '94 ma fu graziato con un'intesa cordiale (nella giunta per le elezioni) perché fu stabilito che non era lui il rappresentante legale della società titolare della concessione. Era Confalonieri. Luciano Violante avrebbe poi ricordato quell'anno come quello in cui fu data a Berlusconi «la garanzia piena che non gli sarebbero state toccate le televisioni». Luciano Violante è l'autore del progetto di legge sul conflitto di interessi che Berlusconi così platealmente dichiara di temere.

Il mio commento
Anche se Citati non vede uomini forti, bisogna avere paura. Parte del voto a Berlusconi è giustificato da questa motivazione. Lui riuscì a presentarsi come l'antipolitico, nonostante nessuno più di lui fosse legato alla peggiore politica italiana.
Fortunatamente Berlusconi è solo un surrogato ridicolo di un uomo forte. Ma immagina se il disegno di Genova, la prova di forza tentata fosse andata a buon fine, oggi saremmo nei guai.
Purtroppo gli italiani hanno uno strano concetto della democrazia e sono inclini alle scorciatoie.
Oltre la Germania siamo l’unico paese dell’Europa occidentale ad avere vissuto una dittatura e sfioratone un’altra in poco tempo.
Da tempo molti di noi si sono accorti, ben prima di Citati, che il contrasto politico è solo una finzione per gli sciocchi. in realtà su tutte le questioni davvero importanti, Destra e Sinistra si accordano, dietro le quinte se necessario o a palesemente con la giustificazione di qualche interesse superiore. Era ora che se ne accorgessero anche altri che hanno voci più potenti.
Concordo con il resto dell'analisi e son convinto che se ne esce solo con la ripersa di un conflitto duro, vero. Il punto è che non ci sono punti di riferimento per organizzare il conflitto e se nasce dal basso si rischia che sia solo quello dei black block o dei casseurs, dei tifosi organizzati.. Tutti movimenti che daranno solo la stura ad una "giustificata" repressione.
Una volta la sinistra, il PCI, una parte di quello che si chiamava “Il Movimento” , bene o male, alimentò il conflitto, ma lo mantenne anche in una dimensione “democratica” evitando e contrastando una repressione totale ed indiscriminata.
Oggi la vedo male.
g.galluccio

                

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