|
La Chiesa
Catodica. di Marco
Travaglio
Chi
sospettava che Forza Italia
te sue radici ne0 Piano di
rinascita democratica della P2, si è perso un passaggio intermedio:
il Piano di ricrescita antidemocratica della Fininvest Chi invece
datava la nascita del partito azienda alla primavera '92 fra l'inizio di tangentopnli e la
strage di Capaci, quando il superconsulente Ezio Cartotto fu
arruolato da Dell' Utri per «studiare un'iniziativa politica Fininvest»
capace di rimpiazzare i vecchi padrini finiti in tribunale o
prossimi a finirci, deve portare le lancette del Carbonio-14
indietro di un anno. Perché - ha rivelato ieri Gian Paolo Serino su
Repubblica - é nel 1991 che il Biscione cominciò a sentirsi stretto
nei panni di semplice azienda tv-editorial-calcistica-finanziaria.
In un raro libretto numerato, «Le sfide per affrontare il
cambiamento», stampato in pochissime < copie dall'ufficio relazioni interne Fininvest per i
top manager, si gettano le prime basi di quello che dì lì a due anni
prenderà il nome di Forza Italia e di lì a tre anni «scenderà in campo»
al seguito del suo Conducator. La preziosa operino raccoglie «un
programma iniziato nel 1991 attraverso incontri con personaggi come
Carlo Jean, Francesco Alberoni, Gianni Baget Bozzo, Giuliano
Urbani». Tutti poi ampiamente beneficati con prestigiosi incarichi
e laute prebende. I Quattro dell'Ave Silvio, ciascuno dal suo punto
d'osservazione illustrano le magnifiche sorti e
progressive della società televisiva, a comînciare dalle ancora
inesplorate pos sibilità di manipolazione
di quello che Sartori battezzerà
angosciato «homo videns». Budget Bozzo, ancora cappellano ufficiale
di Craxi in attesa di
passare al culto dì Mani
Pulite e poi dell' Unto, già tribolava sotto l'altare della Chiesa
Catodica: “Oggi il più comune degli uomini davanti a un televisore
è dinanzi a un reale che, anche se interpretato. costituisce una
verità obiettiva... Il mondo diventa quello che noi viviamo in tv.
Noi viviamo la storia contemporanea in visione diretta, la realtà e
l'interpretazione insieme”. Anche il generale Jean, con toni degni
del chapliniano Himmel nel “Grande Dittatore”, sì esalta: «Tv e
comunicazione di massa diventano i mezzi per
influire non solo, come un tempo, sulla volontà dell'avversario, ma
anche sul consenso dell'opinione pubblica, che... sta acquisendo, da
un punto di vista politico-strategico, un' importanza quasi simile
alla, forza militare»: si possono persino «avere i vantaggi delle
ex colonie senza occuparne i territori: con manovre economiche,
finanziarie, alimentari
influenzamenti politici dell'informazione». Anche Urbaní, nel suo
piccolo, si >fa
prendere un po' la < mano e, da noto "liberale", osserva che
«qualsiasi sistema politico sta in piedi se supera una soglia di
legittimità: anche una dittatura ha bisogno della sua legittimità».
Insomma, si porta avanti col lavoro. Non manca un contributo
estatico di Giacomo
Vaciago, che sogna un fu turo
tutto privatizzazioni e fondi pensione, e tfr autogestìti: lo stesso Vaciago che
poi diventerà sindaco dell'Ulivo a Piacenza. Questo terrificante incubo a più mani, che
i Biscione Boys considerano un sogno radioso, é completato da
alcune istruttive vignette: un uomo col voltodi Ridge e il corpo di
scimmia, dunque decisamente più piacente del Cavaliere, che tiene
< >sotto il suo pugno il mondo intero; eserciti di tv,
decoder, computer, palmari e cellulari in marcia verso il sol
dell'avvenire; e un battaglione di soldati lanciati all'assalto da
un generale con l'elmetto griffato Fininvest. La missione, spiega
nella prefazione il direttore relazioni interne Roberto Spingardi,
è quella di contribuire al successo dell'azienda Fininvest. ..
costruendo un clima di consenso a colpi di tuba catodico. Non é, intendiamoci, che un progetto
embrionale. Forza Italia e la «discesa in campo» dell'Unto sono di
la da venire e fors'anche da immaginare. Sola uno-due anni dopo il
moltiplicarsi dei debiti e delle inchieste del pool indurranno
prima Dell'Utri e poi il Cavaliere a passare alla fase 2. Ma già
nel '91, puntando tutto sulla televisione, la setta di Arcore
mostra di avere le idee chiare e l'occhio lungo. Ha previsto tutto,
salvo un particolare: una sinistra che, per dodici anni, si
affannerà a ripeterci che “Berlusconi non vince per
le televisioni, la tv non conta”.
|
|