MAFIA: MOTIVAZIONI
CONDANNA MICELI, MEDIO' BOSS-CUFFARO
Sono state pubblicate
le motivazioni della sentenza di Condanna di
Miceli ex assessore UDC della Regione Sicilia.
La sentenza è un
pesante atto di accusa nei confronti di Miceli,
dell'Udc siciliana, ma soprattutto del governatore
della regione, Vasa Vasa, al secolo Totò Cuffaro.
Facciamo un passo
indietro e raccontiamo la vicenda che vede
coinvolti, Miceli, Cuffaro, Gattadauro e altri
personaggi più o meno noti.
La vicenda risale al
2003, quando vengono arrestati per associazione
mafiosa l'ex assessore comunale di Palermo, Domenico
Miceli, dell'Udc, i medici Salvatore Aragona e
Vincenzo Greco, e Francesco Buscemi, imprenditore,
già segretario dell'ex sindaco di Palermo Vito
Ciancimino. Contestualmente Cuffaro riceve avviso di
garanzia per concorso in associazione mafiosa.
Miceli si era già
dimesso qualche mese prima, quando incominciarono a
circolare le voci di un suo coinvolgimento.
Ma qual'è la sostanza
delle accuse?
La procura sostiene
che il medico Salvatore Aragona, ha avuto diversi e
ripettuti contatti con Cuffaro per sostenere
candidati alle elezioni regionali del 2001 ed
in particolare per sostenere la candidatura di
Miceli.
Il nome di Miceli
viene fatto Gattadauro il reggente la famiglia
di Brancaccio.
Il ruolo di Miceli è
quello di intermediario tra questi e Cuffaro. per
interessi e richieste varie.
Nelle intercettazioni
ambientali effettuate nell'abitazione di Guttadauro
il nome di Cuffaro viene ripetuto più volte come la
persona cui rivolgersi per ottenere finanziamenti,
favori nel mondo della Sanità, e per inserire nelle
liste elettorali alcuni candidati decisi dalla
mafia. Approfondisci
QUI.
La vicenda ha un
ulteriore sviluppo nel 2006. Uno dei PM che segue il
caso vuole mutare l'accusa da favoreggiamento a d
associazione mafiose. Per questo motivo si dimette.
Come possiamo
leggere dal Corriere dell'epoca:
"Dopo mesi di
discussioni e scambi di lettere coi colleghi, il
sostituto procuratore palermitano Nino Di
Matteo ha scritto al capo
dell'ufficio Francesco Messineo
chiedendo di essere esonerato
dall'incarico. Motivo della
scelta: a suo giudizio bisognava
mutare il capo di imputazione
contestando a Cuffaro il
concorso in associazione
mafiosa, per i nuovi elementi
emersi dal dibattimento e per
uniformità di valutazione con
altri imputati in altri
processi. Ma gli altri colleghi
che con lui gestiscono il
dibattimento non sono d'accordo,
e alla fine Di Matteo ha
preferito uscire di scena. La
questione va avanti da mesi. ...
Dopo mesi di discussioni e scambi di lettere coi
colleghi, il sostituto procuratore palermitano Nino Di
Matteo ha scritto al capo
dell'ufficio Francesco Messineo
chiedendo di essere esonerato
dall'incarico. Motivo della
scelta: a suo giudizio bisognava
mutare il capo di imputazione
contestando a Cuffaro il
concorso in associazione
mafiosa, per i nuovi elementi
emersi dal dibattimento e per
uniformità di valutazione con
altri imputati in altri
processi. Ma gli altri colleghi
che con lui gestiscono il
dibattimento non sono d'accordo,
e alla fine Di Matteo ha
preferito uscire di scena. La
questione va avanti da mesi.
Inoltre ci sarebbero altre
novità venute alla luce
attraverso indagini diverse che
non sono state ancora riversate
nel dibattimento contro Cuffaro,
che avvicinandosi alla dirittura
d'arrivo ha perso un accusatore.
In realtà le tesi di Di Matteo
non sono frutto di un
ripensamento dell'ultima ora.
Prima dell'estate il pm le aveva
già espresse ai colleghi
d'udienza, all'inizio di
novembre aveva scritto al
neo-procuratore Messineo e
quella di lunedì è stata la
terza riunione della Dda
dedicata a questo argomento.
Nemmeno le divisioni sull'accusa
a Cuffaro sono una novità per
l'antimafia palermitana. Già nel
luglio del 2004, a conclusione
delle indagini preliminari, si
pose la stessa questione. Quando
si decise di chiedere il rinvio
a giudizio di Cuffaro per
favoreggiamento aggravato un
altro dei pm a cui era assegnato
il fascicolo, Gaetano Paci,
espresse il suo dissenso perché
riteneva si dovesse contestare
il concorso esterno con la
mafia. Rimase solo e uscì
dall'indagine. Allora Di Matteo
si schierò a favore della scelta
dell'ufficio, insieme al
procuratore Grasso e a Pignatone,
De Lucia e Prestipino. Dopo un
anno di dibattimento, però, ha
cambiato idea. E ora se ne va
anche lui, che con Paci era
l'originario titolare
all'inchiesta"
La conclusione è di
ieri con le motivazioni della sentenza. Leggiamo
da Repubblica:
Un durissimo atto d'accusa nei confronti
dell'imputato, ma anche una valutazione molto
negativa nei confronti del presidente della
Regione Sicilia, Toto' Cuffaro. In 365 pagine depositate in
cancelleria, i giudici della terza sezione del
Tribunale di Palermo spiegano le ragioni della
decisione con cui, il 6 dicembre scorso, fu
condannato a otto anni, con l'accusa di concorso
esterno in associazione mafiosa, l'ex assessore alla
Salute del Comune di Palermo Mimmo Miceli. Con lui,
in accoglimento delle proposte dei pm Nino Di Matteo
e Gaetano Paci, fu riconosciuto colpevole anche l'ex
segretario particolare di Vito Ciancimino Francesco
Buscemi, che ebbe sette anni. Il collegio presieduto
da Raimondo Loforti ritiene Miceli un trait-d'union
fra Cuffaro e il boss di Brancaccio Giuseppe
Guttadauro. Proprio quest'ultimo avrebbe perorato la
candidatura nelle liste del Cdu (oggi Udc) di
Miceli, poi sponsorizzato dai mafiosi alle elezioni
regionali del 2001. Il rapporto tra il governatore
siciliano e il boss, sempre negato da Cuffaro, viene
dato per scontato dai giudici: "Cuffaro e Guttadauro
- si legge nella motivazione - continuano a
mantenersi fedeli alla consegna di parlarsi fra loro
solo attraverso Miceli". In un primo momento il
capomafia di Brancaccio avrebbe chiesto la
candidatura nel Cdu del proprio avvocato, Salvo
Priola: il tramite sarebbe stato sempre Miceli,
abituale frequentatore del salotto di Guttadauro
assieme a un altro chirurgo, Salvo Aragona,
condannato per concorso esterno e in rapporti -
anche lui - col governatore siciliano. Dopo avere
scoperto che Priola non era gradito a Cuffaro,
Guttadauro preferì proprio Miceli, anche in virtù
del particolare rapporto che lo legava a Cuffaro.
Molti particolari di queste trattative sono stati
rivelati dalle intercettazioni ambientali effettuate
a casa del boss e sono stati poi spiegati da
Aragona, divenuto collaboratore dei magistrati.
Secondo l'analisi dei giudici, Guttadauro, più
volte condannato per mafia, "non ritiene necessario,
anzi valuta inopportuno, che il politico si schieri
in prima persona su temi legati alla sopravvivenza
di Cosa Nostra e più in generale si dichiara pronto
a rendersi disponibile anche senza incontrare
Cuffaro di presenza", mentre Miceli "fa da tramite
fra il politico e gli affiliati mafiosi senza
nascondere ad alcuno dei soggetti interessati la sua
attività". Intanto le microspie continuano a
registrare i colloqui che si svolgono
nell'abitazione del mafioso: le ha piazzate il Ros
nel 1999 e nel giugno 2001 Guttadauro le ritroverà.
Colpa di una fuga di notizie in cui Cuffaro, Miceli
e Aragona avrebbero avuto un ruolo fondamentale.
giuseppe galluccio 8/5/07
