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Su una
lista alla quale partecipo è nata una discussione che vede
amichevolmente contrapposti dei meridionali a dei settentrionali.
Siccome la ritengo interessante, ho deciso di approfondire
l'argomento e di proporvi alcune riflessioni.
A mio avviso, quello che, con chiarezza,viene fuori dalla
discussione è che i
settentrionali inevitabilmente finiscono per giudicare i meridionali
basandosi sugli aspetti più folkloristici.
La
'monnezza', la pizza, la canzone, la fatalità. I meridionali sono
simpatici ma inaffidabili. Sono in fondo tutti mafiosi o quasi
non amano lavorare. La mancanza di senso civico, di rispetto, di
educazione, viene attribuita al carattere, con spiegazioni di tipo
antropologico.
Non per
colpa loro, ma perchè sono quelli che vengono trasmessi e quelli che
passano, perchè la storia ufficiale ha dato sempre un certa lettura
dei fatti che portarono all'unificazione del regno d'Italia. Chi non
è nato qui, chi non ci vive, che non ne consoce le pieghe,
inevitabilmente finisce per accettare le spiegazioni ufficiali,
pochi vanno a fondo e cercano di studiare la cosa.
La prima
cosa da fare è ristabilire un minimo di verità storica.
L'ufficialità prevede che il sud fu liberato dalla tirannia dei
Borboni, che il popolo non sopportava più. Una terra povera e
arretrata, infestata da Briganti fu civilizzata dai
Piemontesi, che le portarono nel regno d'Italia cercando di dare ai
suoi abitanti una dignità di cittadini che non avevano mai avuta. In
più gli diedero la libertà.
Secondo
questa storia il sud versava in condizioni di povertà ed
arretratezza talmente gravi che la calata dei Piemontesi fu una vera
fortuna per quelle popolazioni.
Niente di
più falso.
In primo
luogo qualcuno ha mai visto uno stato che entra in guerra per dare
la libertà e la ricchezza al suo vicino? Io non ne ho visti. Non si
capisce perchè i Piemontesi farebbero eccezione.
La verità
è che il regno delle due Sicilie, pur non essendo un paradiso, era
sicuramente uno stato molto ricco, con una florida agricoltura, dove
il commercio con altri stati era attivissimo. Il debito
pubblico era un quarto di quello del Piemonte.
Per la buona amministrazione e
le finanze oculate la Borsa di Parigi, allora la più grande del mondo,
quotava la Rendita dello Stato napoletano al 120 per cento, ossia la
più alta di tutti. Il Banco di Napoli, dopo un
periodo opaco era florido.
Il primo
tratto di ferrovia sul suolo italiano fu la tratta Napoli-Portici.
Ebbe la prima rete di gas e il primo telegrafo elettrico.
Già questo
sarebbe sufficiente per smentire le tesi ufficiali. Nella conferenza internazionale
di Parigi del 1856 fu assegnato al Regno delle Due Sicilie il
premio di terzo paese del mondo, dopo l'Inghilterra e la Francia,
per sviluppo industriale
Ma vi dò
anche dei numeri:
F.S.Nitti,Scienza delle
Finanze,Pierro,1903(pag 292)

Come si legge nell'immagine il regno delle Due
Sicilie aveva due volte più monete di tutti gli altri stati messi
assieme.
Per cui è una clamorosa bugia che il Regno dei Borboni fosse in
condizioni di Povertà assoluta. Purtroppo
anche la storiografia ufficiale, continua riportare queste
clamorose bugie. Anche in Nitti, nella sua Questione Meridionale,
pur riconoscendo il carattere dell'invasione della presunta
"liberazione" piemontese, presenta il sud come una terra povera e
arretrata. A parte i numeri sopra esposti,
basterebbe dare un 'occhiata alla crescita della popolazione sotto
il regno dei Borboni per capire che qualcosa non quadra nella
storiografia ufficiale. Nel 1734 anno in cui il Regno passò a Carlo III di
Borbone la popolazione era di 3.044.562 abitanti e nel 1856 arriva a 9.117.050.
In poco più di 100 anni la popolazione si triplica. Ciò risulterebbe
molto difficile se ci fossero condizioni di assoluta povertà, alta
mortalità, disoccupazione. Nel regno c'erano 9000 medici. Di certo
una tale livello di assistenza sanitaria è indice di prosperità. Un
medico ogni mille abitanti, più di qualche paese europeo odierno!!
C'è un altro indice che parla chiaro:
dal 1863 al 1880 emigrarono circa 1.900.000
abitanti, cioè oltre il 20 % della popolazione segno di un netto
peggioramento delle condizioni di vita. Oppure i meridionali si
erano dati al turismo di massa?
Se non fosse sufficiente ancora guardate le tabelle
QUI. Il regno, rispetto
"all'industrializzatissimo Piemonte" aveva una percentuale tripla
degli occupati nel settore.
Aveva in percentuale più o meno lo stesso numero di
occupati nell'agricoltura e nel commercio.
Il tasso di povertà era tra i più favorevoli rispetto
alle altre zone d'Italia.
Perchè queste plateali falsificazioni?
Perchè il Piemonte dalle casse dissanguate aveva bisogno di denaro e
il ricco meridione faceva gola. Le mire espansionistiche di Cavour
furono mascherate dai fermenti risorgimentali. In nome dell'unità
d'Italia i Piemontesi invasero il Regno delle due Sicilie, lo
depredarono, trucidarono la popolazione, la costrinsero
all'emigrazione per la povertà.
Ovvio che non si poteva dire che era una guerra di
conquista e di rapina, cosi come oggi gli Americani hanno dovuto
mascherare di guerra di libertà l'invasione dell'Iraq per
impossessarsi dei ricchissimi giacimenti petroliferi.
L'impoverimento del territorio lo stiamo pagando
ancora oggi. Anche perchè la politica del nord tesa a mantenere
quelle zone in condizione. Furono affidati ai peggiori elementi la
guida della polizia e della burocrazia. (1)
L'alto tasso di corruzione della pubblica
amministrazione, le commistioni con la malavita, nascono allora e
quei legami perversi si sono mantenuti e rinsaldati fino ai giorni
nostri. Spesso i capi della polizia furono scelti fra i peggiori
delinquenti.
Questo spiega perchè il popolo meridionale ha
percepito lo Stato, le Istituzioni come totalmente estranei.
Cosi spiega l'assenza di senso civico e la mancanza
di rispetto per la res pubblica.
Nessuna giustificazione al popolo meridionale che ha
le sue colpe, per l'indolenza ed il fanatismo con cui oggi subisce
condizioni di vita inaccettabili, costretta convivere con i
soprusi della malavita.
Ma se non si capiscono i mali, è difficile trovare
rimedi adeguati.
C'è poco da fare senza una presenza forte e
finalmente amichevole dello Stato, che rimedi e alle nefandezze
storiche e ne riconquisti la fiducia, il meridionale non
crederà alle Istituzioni, perchè c'è una sfiducia atavica e non si
batterà per una cosa che non sente "sua".
Dovrà essere lo Stato a spezzare il controllo del
territorio operato dalla malavita. Controllo reso possibile dallo
Stato d'Italia, dai Piemontesi e che viene perpetuato ancora oggi.
Sono inutili gli investimenti e gli sperperi delle
varie Isveimer e delle Casse del mezzogiorno. Quei soldi hanno
arricchito e arricchiscono i soliti noti, ma non migliorano le
condizioni di vita del Sud.
Dimostri lo Stato di volere davvero estirpare la
malavita e il sud crescerà davvero facendo trarre benefico a tutto
il paese.
Non si può pretendere certo cittadini eroi, che poi
lo Stato tradisce, come fece durante il periodo trattato, dove i
"ribelli" che chiedevano la libertà promessa furono fucilati da quel
Garibaldi che doveva essere il liberatore.
giuseppe galluccio 27/1/07
Leggi
anche :
Dati storici del meridione Qualche
numero per capire
Il briganataggio
Il massacro di Pontelandolfo
(1).
Alessandro Bianco, conte di Saint-Jorioz piemontese,
anche lui sterminatore di gente pacifica, scrivendo le sue memorie
sul m brigantaggio, ebbe momenti di lucida analisi, nell’individuare
le radici del brigantaggio ed il rifiuto della popolazione per
l’invasore piemontese:
“Il Piemonte si è avvalso di esuli ambiziosi servili,
incuranti delle sorti del proprio paese e preoccupati soltanto di
rendersi graditi, con i loro atti di acquiescente servilismo, a chi,
da Torino decide ora sulle sorti delle province napoletane. E
accanto a questi uomini, adulatori e faziosi, il Piemonte ha posto
negli
uffici
di maggiore responsabilità gli elementi peggiori del
paese figli dei più efferati borbonici, per fama spioni pagati dalla polizia, sono
ora giudici di mandamento o Giudici circondariali, sotto prefetti o
delegati di polizia; negli uffici sono ora soggetti diffamati e
ovunque personale eterogeneo e marcio che ha il solo merito di
essersi affrettato ad accettare il programma
Italia e Vittorio Emanuele
ed una sola qualità, quella di saper servire chi
detiene il potere”.
A. Bianco di Joroz, Il brigantaggio alla frontiera
pontificai 1860-63, Milano ed. Daelli (pag 373/76)
Ripreso dal
libro di Antonio Ciano I Savoia ed il massacro del sud
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Fonti:
Salvatore Lucchese - Federalismo, socialismo e questione
meridionale in Gaetano Salvemini, con testi di Gaetano Salvemini,
Mandria, 2004
Francesco Saverio Nitti Domenico De Masi -
Napoli e la questione
meridionale - Guida editore
Alle
origini del Brigantaggio
Associazione
Culturale DUE SICILIE - GIOIOSA JONICA (RC)
Da
Quarto a Volturno – Cesare Abba - Bologna 1911
Il
Brigantaggio dal 1860 al 1865 – Bourelly Osanna Venosa – 1987
Storia del reame di Napoli dal dal 1735 al 1825 - Pietro Colletta -
Le Monnier
Brigantaggio meridionale - Pedio Tommaso, Capone editore
Scienza delle finanze - F. S. Nitti - Pierro editore 1903
Antonio Ciano – I Savoia ed il
massacro del sud - Grandmelò
I
briganti di sua maestà Michele Topa, Fratelli Fiorentino ed
http://www.alleanzacattolica.org/idis_dpf/voci/b_brigantaggio.htm
http://www.alleanzacattolica.org/indici/dichiarazioni/pappalardop223.htm
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1864e.htm
http://www.brigantaggio.net/
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Documenti/CarteRivolta.htm
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Documenti/LeggePica.htm
http://www.brigantaggio.net/Brigantaggio/Documenti/Circolari/indice.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_meridionale
http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/q/q017.htm
http://italy.peacelink.org/storia/articles/art_7001.html
http://www.homolaicus.com/storia/moderna/ottocento/questione_meridionale.htm
http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/326.htm
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