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Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000

                                                                                     

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LE MENZOGNE DEL GIORNALE

 

Continua il vergognoso attacco condotto dal Giornale di Belpietro al sottosegretario Visco. E' semplicemente vergognoso che questo Giornale continui nella costruzione di falsi inchieste, falsi scandali, usando personaggi improbabili, quando non pregiudicati. Veniamo ai fatti, che potete leggere più dettagliatamente QUI. Nel giugno-luglio scorso, Visco  sollecita  l'avvicendamento ai vertici della Guardia di Finanza di Milano, coinvolta pesantemente nella vicenda Telecom e  nel rapimento Abu Omar. Già allora si soleva un vespaio perchè falsamente si accusa il governo, nella persona di Visco, di avere ordinato il trasferimento che sarebbe una punizione per chi aveva indagato sulla vicenda Unipol. Aldilà delle responsabilità dei DS nella vicenda Unipol (che ci sono) parti un ' altra bordata di fango, sempre dal giornale, con intercettazioni penalmente non rilevante finite sul quotidiano di Belpietro. Infatti come potete leggere (sempre nel Link segnalato sopra) il giornalista Nuzzi che si occupa della cose è  molto legato al Generale Spaziante che è stato il comandante in capo della GdF, fino al 2005 ed è molto introdotto a Milano. Nonostante  su Repubblica esce un 'inchiesta di Bonini che è un atto di accusa alla superficialità del Giornale e alle generale Speciale che sta giocando una partita sua (o per conto di qualcuno), il Giornale insiste e sulle menzogne scritte nell'interrogazione alla camera dei giorni scorsi il sempre fascista Gasparri attacca violentemente Visco ed il governo. >Sotto potete leggere gli sviluppi riportati  sempre da Bonini e sempre da Repubblica che paiono escludere qualunque responsabilità del ministro, mentre chiamano pesantemente in causa il comportamento del generale Speciale e con lui di Belpietro e del Giornale. Ed anche questa volta, come per le vicende Telekom Serbia e Mithrokin (vedi) escono fuori personaggi squalificati. Infatti uno dei testimoni delle presente pressioni di Visco a Speciale è un ufficiale della finanza, Cosentino,  indagato a Salerno per avere acquistato in contanti una Mercedes da un concessionario in odore di mafia. L'ufficiale si è avvalso della facoltà di non rispondere circa la provenienza del denaro.

Cosa aspetta il governo a chiedere conto a Belpietro  e a Speciale di quest'altro  falso scandalo montato poco prima delle elezioni amministrative.

Voglio spendere due parole per il ministro Belpietro che  chiede che a Visco siano ritirate le deleghe.

Non difendo Visco, se ha responsabilità lo stabilirà la magistratura. ma la continua ricerca di visibilità da parte di Di Pietro, che  si atteggia a moralizzatore ha  davvero stufato.

L'IDV a Torre del Greco, quarta città della Campania ha candidato sindaco un ex di FI, con un 'alleanza sostenuta da tutta la destra tranne l'UDC. Ciliegina della torta di questo pasticcio è che  dell'alleanza fa parte anche quella specie di partito Italiani nel mondo che fa capo a quel Sergio De Gregorio, faccia di culo impresentabile, eletto con il centrosinistra e passato a destra il giorno dopo.

Di Pietro si giustificò allora sostenendo che fu un tragico errore? E questo di Torre del Greco? E pare che anche a Civitavecchia sia andata cosi. Sarebbe il caso che Di Pietro prima di attaccare senza prove, senza conoscere i fatti un suo collega di governo, minandone tutta la credibilità pensasse a fare un pò di pulizia.

Ricordo anche al caro Di Pietro che quando si parlava di un suo arresto per la vicenda delle Mercedes e di Pacini Battaglia,  gli salvarono il culo i DS candidandoli in un collegio sicuro del Mugello.

Se Visco e i DS devono rispondere della vicenda nessuna copertura, ma attaccarli con le menzogne del Giornale è operazione schifosa.

giuseppe galluccio

 

Alla  maggioranza non è rimasto più tempo. E ora, dunque, raccontano a Palazzo Chigi che il "caso Visco" sarà sciolto in tre mosse. Presto. Molto presto. Il generale Roberto Speciale, comandante generale della Guardia di Finanza, sarà destituito dal comando e destinato ad altro incarico. Il viceministro dell'Economia si autosospenderà dalle deleghe alla Guardia di Finanza in attesa che la magistratura lo "ripulisca" anche solo dal sospetto di indebite pressioni sui vertici delle Fiamme Gialle.

E a chiederglielo sarà Romano Prodi prima del dibattito e del voto di mercoledi al Senato, facendo coincidere la sua richiesta con il ritiro della mozione di Antonio Di Pietro.
Non è detto, evidentemente, che la maggioranza abbia la forza di fare ciò che pensa di dover o poter fare. Né, soprattutto, che Visco accetti di prendere una decisione che, fino a ieri sera, nessuno gli ha neppure accennato. Resta però un fatto: il generale Speciale ha le ore contate. In questi dieci giorni, ha lasciato le sue impronte  digitali e quelle dei suo ex capo di stato maggiore, Emilio Spaziante (oggi vice­segretario del Cesis), nella campagna condotta dal "Giornale", il quotidiano della famiglia Berlusconi, sul viceministro dell'Economia. E lo ha fatto in modo grossolano, accreditando circostanze inesatte, manipolando significativamente passaggi decisivi dell'affare.
Speciale era l'unico, per averne fatto esplicita richiesta all'Avvocatura dello Stato (che ne conservava copia in cassaforte), in possesso dei verbali di testimonianza che lui stesso, come i generali Spaziante, Pappa e Favaro, avevano reso un anno fa sul caso Visco. E quei verbali (con la sola curiosa eccezione della testimonianza di Spaziante) sono stati pubblicati dal "Giornale". Speciale era l'unico a disporre del carteggio integrale avuto con i generali Pappa e Favaro in cui i due alti ufficiali davano conto dei loro incontri con Visco nel luglio del 2006. E quel carteggio è finito sulle pagine del "Giornale".
Speciale era l'unico a conoscenza di una circostanza che lui solo poteva conoscere in modo parziale e inesatto e che in modo parziale e inesatto viene riferita dal "Giornale" il 23 maggio scorso: l'esistenza di un'inchiesta della Procura militare di Roma a carico dei generali Pappa e Favaro per aver raccolto e sostenuto le asserite pressioni di Visco. L'istruttoria, infatti, è figlia di un esposto che lo stesso Speciale ha presentato alla Procura militare nell'agosto dei 2006.
Ma sul dettaglio temporale, il generale preferisce che " il Giornale" glìssì, per dare la sensazione di un'inchiesta in movimento che, ad horas, potrebbe portare "all'iscrizione al registro degli indagati dei primi nomi". Le cose non stanno così. Pur non avendo ancora formalmente archiviato la pratica, il procuratore militare Antonino Intelisano ha da tempo concluso che il comportamento dei due generali "non configura nessuna responsabilità penale rnilítare". Né quella, in astratto, prevista dal codice penale militare di pace, dell' "attentato ai poteri del comandante", né quella del codice penale ordinario dell'abuso di ufficio. >IL che, evidentemente, ha un significato importante, se non decisivo. Se i due generali - Pappa e Favaro - non hanno attentato ai poteri di Speciale, a maggior ragione non può averlo fatto il viceministro che a quei due generali si era rivolto, nel luglio 2006, sollecitandoli a concordare con il comandante generale i trasferimenti della catena di comando della Guardia di Finanza di Milano. Tutto questo, evidentemente, il generale Speciale non lo sa (e infatti fa cadere in errore "Il Giornale"). 0, se lo sa, preferisce tacerlo, come ha già taciuto il contenuto della lettera di ossequi con cui, il 14 luglio 2006, informava il vicemìnìstro Visco di aver dato tempestivamente corso alla procedura di trasferimento degli ufficiali di Milano ("Sempre ai suoi ordini", scriveva).
Del resto, commette un'altra imprudenza il comandante generale. Il 17 luglio 2006, ha annotato (o registrato?) non tanto il giorno, ma l'esatto minutaggio (le 9,26) della sua conversazione telefonica con Visco (quella in cui sarebbe stato "minacciato"). "Il Giornale" ne dà fedelmente conto. Con un particolare. Che, ancora una volta, tradisce la fonte dell'informazione. Di quella telefonata esistono dei testimoni. E uno di loro è il maggiore Giovanni Cosentino, aiutante di campo del generale. La telefonata con il vicemínistro era forse in "viva voce" ed ha potuto ascoltarla o registrarla? O a Cosentino ne ha parlato il Comandante-generale?
Non è dato saperlo, ma, per dirne una, il maggiore Cosentino, indagato dalla procura di Salerno per falso ideologico è un ufficiale che, in Campania, finisce sotto inchiesta per aver comprato in contanti una Mercedes in un concessionario controllato dalla criminalità organizzata (40 milioni di lire della cui provenienza decide di non dare spiegazioni al magistrato che lo interroga come indagato, avvalendosi della facoltà di non rispondere). Il comandante Speciale lo tiene in grande considerazione. Lo riempie di encomi. Al contrario dell'ufficiale (Francesco Di Tommaso) che, proprio a Salerno, comanda il nucleo provinciale della Guardia di Finanza e che su questo brutto affare lo scorso gennaio ha fatto luce. Per lui, Speciale, ha pensato a un bel trasferimento!

da Repubblica del 1/6/07

                

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