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Riportiamo un 'intervista a Cristina Matranga, battagliera
deputata siciliana di FI che però costituiva un 'anomalia
per quel partito visto che non sparava a zero sui giudici,
difendeva l'operato di Caselli. Entrata in politica con la
Rete di Orlando, passò a FI, ma non rinnegando le sue
battaglie contro la Mafia. Iniziò a far sentire ala sua voce
all'interno del partito dopo il caso Dell'Utri. Ed in
seguito all'arresto di due esponenti siciliani di FI chiese
che nel partito si facesse pulizia. Le rispose Miccichè che
le chiese di fare i nomi. Il "fuori i nomi, fuori i nomi"
era esattamente il metodo adottato negli anni 50 per
stoppare chi denunciava il coinvolgimento della politica con
la mafia. Niente di nuovo sotto il sole. Berlusconi
rassicurò il deputato Matranga, ma nel 2001 non fu
ricandidata. La lotta alla mafia, si va bene, ma solo a
parole.
Stupisce però che una deputata
nazionale, siciliana, quindi conoscitrice della Sicilia, e
dei siciliani, non avesse sentore di
quello che fosse davvero FI.
Credeva anche lei che le accuse dei giudici, di giornalisti,
di uomini al di sopra di ogni sospetto, fossero parte di un
enorme complotto comunisti ai danni del povero Silvio?
Quando giornali come la Zeitung, o l'Economist ponevano
l'accento sulle oscure origini di Berlusconi e le sue
fortune cosa le passava per la testa?
La vicenda Mangano non le
diceva niente e le varie informative della Criminalpol,
della polizia Ticinese che segnalavano il Berlusconi come
epicentro di traffico di droga e di riciclaggio di denaro
non le facevano sorgere alcun dubbio?
Anche queste fonti comuniste?
E dell'iscrizione alla P2 una
consorteria segreta giudicata eversiva?
Insomma francamente stupisco
che molti semplici cittadini, sappiano, come sapeva Pasolini,
quello che è e rappresenta Brelusconi e lei, un deputato,
una politica, classe dirigente non sia stato sfiorata dal
minimo dubbio, nonostante la quantità enorme di, come li
vogliamo chiamare, indizi? messaggi? prove?segnali? Fate
un pò voi, ma a chi non giudica con paraocchi, o con
stupidità non può non porsi determinate domande.
Quelle ad esempio scritte a
chiare lettere da Max Parisi sulla Padania, in cui accusava
Berlusconi di mafiosità. Cosa esplicitamente detta dall'ex
alleato Bossi, che lo chiamava "Il mafioso di Arcore".
In qualunque caso ci dispiace
per l'onorevole Matranga, ma siamo almeno felici che questa
vicenda le abbia potuto aprire gli occhi. Certo se lo faceva
prima era meglio. Cosi come sarebbe ora che la gente capisse
che che non può essere una colossale montatura la mole
enorme di accuse che piove da più parti sul cavaliere.
Un giorno speriamo la verità
sarà chiara a tutti. Ma allora non ci si venga a dire: "non
lo sapevamo". No n avete voluto sapere, perchè c'erano tutti
gli elementi per capire. A partire da
quell'intervista
a Borsellino che ha fatto fremere di indignazione un mucchio
di gente. Non certo gli onorevoli Miccichè, Schifani, La
Loggia e compagnia.
Borsellino credo sia al di
sopra di ogni sospetto. Oltretutto è morto e quindi le sue
affermazioni non possono essere lette politicamente, anche
perchè fatte in un momento in cui, almeno formalmente, il
Berlusconi politica era ancora da venire.
Di fronte a quelle
dichiarazioni o si conclude che Borsellino è un povero
matto, oppure un persona di media intelligenza si pone delle
domande e magari cerca pure delle risposte.
Perciò non ascolteremo nessun
"Non lo sapevamo", dopo questo dell'on Matranga.
pummarulella 2/5/06
ROMA - Ha costruito tutta la sua battaglia
politica sulla lotta alla mafia, partendo dalla Rete di Orlando
per approdare a Forza Italia ma adesso, lasciata sola dal suo
partito che ha deciso di non ricandidarla alle prossime
elezioni, Cristina Matranga accusa: "Se mi dovesse succedere
qualcosa il responsabile morale sarebbe Silvio Berlusconi".
Per
attaccare Berlusconi e Forza Italia ha scelto la Zisa, quartiere
di Palermo a rischio, zona di frontiera eppure centro di quello
che finora è stato il suo collegio elettorale. Parole pesanti
tanto che il coordinatore degli azzurri siciliani Gianfranco
Micciché l'ha subito querelata.
Onorevole Matranga, ci spieghi, perché Berlusconi sarebbe
responsabile "moralmente" se le dovesse succedere qualcosa?
"La mia vita è a repentaglio e Berlusconi lo sa. Io sono un
simbolo dell'antimafia qui a Palermo e invece mi hanno
estromesso e in Sicilia quando si è isolati si muore. Il livello
del pericolo si è alzato dopo che sono stata lasciata sola e c'è
un responsabile morale che è Silvio Berlusconi. Non
nascondiamoci perché tutelare inquisiti e isolare l'antimafia?"
Ritiene che ci sia stata una sottovalutazione del suo ruolo
oppure dietro alla sua mancata candidatura c'è un disegno
politico preciso?
"Se ci fosse stata una sottovalutazione ci sarebbe stata una
risposta e invece c'è un silenzio inquietante. La verità è che
hanno ammainato la bandiera dell'antimafia e hanno issato quella
della collusione. Vogliono riportare i comitati d'affari in
Sicilia".
Vede un disegno siciliano o nazionale?
"Dovrebbe rispondere Silvio Berlusconi. E' un fatto pubblico, le
televisioni straniere sono in Sicilia da una settimana per
chiedere cosa è successo. Io voglio solo una risposta a una
domanda: perché si è detto no all'antimafia e sì agli inquisiti?
E invece ho avuto solo silenzio".
Eppure lei ha sentito al telefono Micciché un paio di settimane
fa...
"Sì, mi ha detto che se fossi stata tranquilla qualcosa avrei
avuto. Ma io non voglio una poltrona, volevo un ruolo politico.
Lui ha detto che è impossibile. Allora ho chiesto di parlare con
Silvio Berlusconi ma non ho avuto risposte".
Oggi che giudizio dà dei suoi anni in Forza Italia?
"Una grande delusione. Ho creduto di poter rappresentare un
punto di riferimento per chi non è di sinistra e che adesso è
perplesso di fronte a queste brutte facce che si trova davanti".
(27 aprile 2001) |