Vi
propongo l'ottimo articolo di Scalfari, uno dei pochi a difendere la
laicità con il giusto vigore. L'ho già scritto, ma giova ripeterlo.
L'operazione che sta conducendo la chiesa è tremendamente
pericolosa, perchè farà montare un giustificatissimo e doveroso
anticlericalismo. LO sottolinea anche Scalfari nel suo articolo. Io
per primo che ho rispetto della religione e a mio modo sono credente
ormai se vedo un prete lo per strada lo piglio a calci.
Provo rabbia per l'invadenza ipocrita
della chiesa, per la sua operazione politica, perchè fa da sponda al
berlusconismo e alla destra mafiosa del paese. LO dico con vigore:
tutto ciò non è più tollerabile.
giuseppe galluccio
13/5/07
I cammelli al galoppo nella cruna
dell'ago
di EUGENIO SCALFARI
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IL FAMILISMO è la base della
società italiana, così ha scritto ieri su questo giornale Francesco
Merlo e tutti concordiamo con lui. Lo è nel bene e nel male. Tutti
siamo figli di mamma - si dice e si sa - e di mamma ce n'è una sola;
a lei si ricorre anche nell'età adulta per ritrovare serenità,
conforto, ristoro ed anche, con l'avanzare degli anni, per
proteggerla e accompagnarla affinché non si senta sola in vista
dell'ultimo appuntamento.
Familismo non è necessariamente sinonimo di famiglia. Il primo è un
modo d'essere e di sentire, la seconda è un'istituzione convalidata
da un contratto che per i cattolici realizza anche un sacramento.
Spesso però quei due termini coincidono ibridandosi reciprocamente.
Quando questa compenetrazione avviene la micro-istituzione familiare
si chiude a riccio, esclude e non include, rischiando di diventare
omertosa e di far prevalere la difesa dei propri confini sulla
solidarietà civica e perfino sull'amore del prossimo.
Le società profondamente cristiane - se ancora ce ne sono -
conoscono questo contrasto che ha le sue radici addirittura nella
predicazione di Gesù di Nazareth. Dopo aver incitato i discepoli e
il popolo che lo seguiva all'amore e alla carità, egli aggiunse:
"Voi credete che io sia venuto a portare la
pace ma io ho portato la spada. Io metterò il padre contro il
figlio, la figlia contro la madre, il fratello contro il fratello.
Chi verrà con me abbandonerà la famiglia. La mia famiglia non sono
mio padre e mia madre ma siete voi che credete in me".
È un passo dei Vangeli molto controverso che ha una sola
interpretazione possibile: Gesù pone se stesso come simbolo di
carità e amor del prossimo e vede i legami familiari e l'egoismo di
gruppo che li può intridere come una barriera da abbattere se il
cristiano vuole aprirsi al comandamento dell'amore del prossimo. In
questa visione la famiglia, luogo di amore, non può che essere
aperta e inclusiva. Se non lo è il Maestro esorta i suoi seguaci ad
abbattere il muro che la protegge e ad aprire le braccia e il cuore
al Dio della misericordia, della tenerezza, del bene.
Noi laici, ma non ghibellini, vorremmo che questa fosse la
visione della famiglia che ha radunato ieri, in piazza San Giovanni,
una gran folla di persone per iniziativa di molte associazioni
cattoliche, dei preti e dei Vescovi italiani. I promotori di quel
raduno hanno sostenuto che proprio questa è stata la sua
motivazione. E poiché l'istituzione familiare vive nel nostro tempo
e deve sopperire ai bisogni e alle sfide quotidiane, gli obiettivi
concreti della manifestazione sono stati anche quelli di premere sul
governo affinché delinei una politica di sostegno economico alle
famiglie per renderle più sicure del loro futuro e indurle anche per
questa via a crescere e a moltiplicarsi.
Ebbene, spiace dirlo ma le cose ieri pomeriggio non sono andate
così. Né era possibile - ammettetelo - che quella moltitudine non
fosse strumentalizzata. Basta aver visto con quale entusiasmo sono
stati accolti prima Fini e poi Berlusconi. Basta aver ascoltato le
parole pronunciate da quest'ultimo un minuto prima di fare la sua
comparsa e incassare l'ovazione che gli è stata tributata dalla
piazza di San Giovanni.
"Io sono qui" ha detto "per testimoniare che i veri cattolici non
possono stare a sinistra; non possono stare con i comunisti che
hanno ridotto la Chiesa al silenzio e ancora vorrebbero ridurre la
religione a un fatto privato. Io sono qui per far sì che la Chiesa
possa liberamente parlare e affermare la propria verità e i propri
valori che sono anche i nostri".
E così è stato servito il buon Pezzotta, organizzatore ufficiale del
raduno, affannatosi per settimane a rassicurare che nessun colore
politico avrebbe prevalso in quella piazza e in quella moltitudine,
che cattolici e non cattolici avrebbero potuto e dovuto
affratellarsi in nome della famiglia, dei suoi diritti e dei suoi
doveri.
Se Pezzotta - come ci ostiniamo a sperare per lui - è un uomo di
buona fede, dovrebbe aver passato una pessima nottata nel constatare
che i suoi sforzi sono stati ridicolizzati dalla realtà. Oppure - se
si rallegrerà per quanto è accaduto - dovremo concludere che ha
tentato di prendere in giro gli italiani che la pensano diversamente
dalle piazzate berlusconiane.
Che Pezzotta sia un ingenuo si può anche concedere, ma sono
altrettanto ingenui i vescovi della Conferenza episcopale? E il papa
che anche dal Brasile ha seguito con attenta intenzione la
manifestazione romana? (Apprendo ora dal telegiornale che Pezzotta
con aria felice ha detto: "Il papa sarà contento di questa
giornata". Tanto ingenuo dunque non è).
In realtà il Vaticano e le diocesi italiane stanno assordando da
anni gli italiani con lo sventolio dei loro interessi e dei valori
usati per ricoprirli. Hanno trasformato la Chiesa italiana nella più
potente delle "lobby". Hanno voluto il raduno di Roma per mettere in
scena una prova di forza politica e muscolare. Hanno attinto a piene
mani ai fondi provenienti dall'8 per mille versato nelle loro casse
dallo Stato italiano. Stanno risuscitando il clericalismo e
l'anticlericalismo. Sono entrati a gamba tesa nell'agone politico a
dispetto della lettera e dello spirito del Concordato.
Questo è accaduto ieri. Non vorremmo usare parole gravi ma la
giornata di ieri ha indebolito la democrazia italiana. Non perché
tanta gente si sia riunita per far sentire la sua adesione ai valori
e agli interessi delle famiglie; ma perché quella stessa gente è
stata manipolata dalle destre e dalla Chiesa in perfetta sintonia
tra loro. Trono e altare, come ai vecchi tempi.
Vengono in mente i farisei denunciati da Gesù come sepolcri
imbiancati e viene in mente anche la biografia privata di molti capi
della destra a cominciare dal suo leader massimo.
Ho già detto: non siamo ghibellini. Ma sentiamo che forze potenti ci
spingono a diventarlo. Siamo contro chi volesse ridurre la Chiesa al
silenzio, anche se non c'è nessuno che lo voglia. Ma siamo
soprattutto contro chi sta riducendo al silenzio i laici e facendo a
pezzi la laicità.
* * *
Da questo punto di vista bene hanno fatto i radicali e quanti ne
hanno condiviso l'iniziativa a promuovere il raduno del "coraggio
laico" a piazza Navona. La sproporzione delle forze in campo era
evidente e proprio per questo è stata usata la parola coraggio.
Il grosso del centrosinistra era assente. In ascolto, hanno detto i
suoi leader. Ebbene, ora hanno ascoltato. Di incoraggiamenti per una
politica di sostegno finanziario alle famiglie non c'era bisogno:
una parte delle scarse risorse disponibili è già stata impegnata dal
governo in quella direzione; altre provvidenze saranno decise nel
convegno di Firenze promosso dal governo e Rosy Bindi.
Resta l'accoppiata tra la Chiesa italiana e la destra,
fragorosamente espressa da mesi e culminata nella giornata di ieri.
Si spera che i leader del Partito democratico abbiano ascoltato con
profitto e che almeno un briciolo di coraggio laico sia penetrato
nelle loro menti.
Gesù di Nazareth rovesciò i tavoli dei mercanti e li scacciò a
frustate dal Tempio. Gesù di Nazareth predicava la pace ma sapeva
usare la spada quando fosse necessario.
Ha detto tante cose Gesù di Nazareth. Forse i laici dovrebbero
promuovere un raduno di massa intitolato al suo nome per vedere fino
a che punto la Chiesa di oggi abbia ancora il diritto di usarlo e
non parli invece sempre di più con lingua biforcuta. Per vedere se
il ritorno al nuovo temporalismo sia un fatto positivo o negativo
per il sentimento religioso. Per vedere se i papisti di oggi lottino
ancora affinché gli ultimi siano i primi. Infine per capire se i
cammelli riescano a passare nella cruna dell'ago o se quella cruna
non sia diventata una ampia autostrada dove i cammelli transitano al
galoppo con tutto il carico delle loro ricche mercanzie.
Sì, bisognerebbe proprio farlo un raduno di massa su Gesù di
Nazareth. Non credo che il trono e l'altare uniti insieme siano di
suo gusto, figlio dell'Uomo o figlio di Dio che lo si voglia
considerare.
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