| Qualcuno avrà letto sicuramente la storia di
Lewis Libby, il
capo di gabinetto del vicepresidente Usa Dick Cheney.
Non è
solo una storia americana, ma è una storia anche molto italiana.
Infatti parliamo del
Nigergate, dell'ipotesi, ormai confermata, che il falso rapporto
che sosteneva che Saddam avesse acquistato Uranio dal Niger. Il
falso rapporto fu opera dei servizi italiani, all'epoca di
Berlusconi. Quel rapporto fu usato per sostenere la pericolosità di
Saddam. Avendo acquistato l'Uranio aveva armi di distruzione di
massa. Ora sappiamo tutti fosse una bufala e che tali armi non sono
mai state trovate.
In pratica
Bush ma anche Berlusconi hanno scientemente raccontato bugie ai
rispettivi paesi per fare una guerra che aveva obbiettivi forse
inconfessabili.
Questo è
bene non dimenticarlo. Possibile che Libby decida di parlare per
salvarsi da una lunga condanna. Allora ne vedremo delle belle.
giuseppe galluccio 16/3/07
ORA OCCUPIAMOCI DELLA STORIA VERA
di
Dave
Lindorff
Pubblicato il 6 marzo 2007 da
CommonDreams.org
Traduzione di Christina Pezzoli
Così Scooter Libby è caduto.
Tre anni e mezzo e una lunga
sanguinosa guerra da quando lui e una banda di guerrafondai nella
Casa Bianca e nella Blair House, inclusi il Presidente Bush e il
Vice-Presidente Cheney, si impegnarono a minare e distruggere la
reputazione di un critico della guerra in Iraq, l’ex-ambasciatore
Joseph Wilson. Libby è stato giudicato colpevole di spergiuro, di
avere mentito all’FBI e di ostruzione della giustizia da una giuria
di Washington.
Ora forse il consigliere speciale
Patrick Fitzgerald e quelli che passano per giornalisti dei maggiori
media si possono andare ad occupare dell’affare vero, cioè di
ricercare perchè l’operazione della Casa Bianca è stata scatenata
contro un ufficiale minore del Dipartimento di Stato fino a violare
le leggi federali e a “bruciarne” la moglie, Valerie Plame, un
agente operativo CIA, nel processo di distruggere l’intera rete di
contatti per il monitoraggio della diffusione di armi nucleari nel
Medio oriente.
Perchè è proprio questo il perno su
cui ruota veramente la storia di Libby
L’intero obiettivo dei media in
questo caso è stato ristretto intorno alla questione di chi fosse
responsabile del passaggio di informazioni ai media riguardo a
Valerie Plame.
Del tutto dimenticata o ignorata è
stata, in primo luogo, la domanda da che cosa fosse costituita la
fuga di informazioni.
Per questo bisogna tornare indietro e
andare a vedere cosa abbia fatto innanzi tutto Wilson per attirarsi
la furia o la paura del Vice Presidente e del Presidente.
Andò in Niger, una delle nazioni
africane più povere, per provare in maniera conclusiva che non erano
autentiche le fatture su carta intestata dell’Ambasciata del Niger
di Roma, che sarebbero state le fatture per 400 tonnellate di uranio
grezzo del Niger acquistate da Saddam Hussein in Iraq.
Wilson sapeva che già che i documenti
erano falsi e di cattiva fattura – il nome dell’ufficiale delle
miniere sui documenti era di qualcuno non più in carica da anni – ma
si recò in Niger ugualmente, solo per essere assolutamente certo che
non vi fosse mai stato alcun tentativo di acquisto dell’uranio.
Nessuno aveva tentato l’acquisto.
Quindi la domanda vera è: chi c’è
dietro ai documenti contraffatti?. E questa è una storia
interessante e un importante mistero da risolvere.
Pare che all’ínizio del 2001 vi
siano stati alcuni furti all’Ambasciata del Niger a Roma e presso la
residenza dell’ambasciatore del Niger. La polizia che
investigava sui furti aveva constatato che i soli oggetti rubati
erano carta intestata e timbri ufficiali. Una donna delle
pulizie e un ex-membro dei servizi segreti italiani furono arrestati
per questi furti. Erano furti strani visto che vi era ben poco
profitto nell’uso o nella vendita degli oggetti o dei documenti,
considerando il paese in questione. Voglio dire, può avere senso
rubare la carta intestata dell’Ambasciata Francese a Roma, che si
potrebbe usare per organizzarsi un pass al Festival di Cannes. Ma il
Niger?
Salto a ottobre 2001. Alcune
settimane dopo gli attacchi del 11-9, il Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, accompagnato dai suoi ministri della difesa e dei
servizi segreti (NON ESISTE UN MINISTRO DEI SERVIZI SEGRETI O È
DEGLI INTERNI O E DEGLI ESTERI) fece una visita alla Casa Bianca.
Qui sembra che abbia consegnato i documenti ufficiali contraffatti
del Niger (su carta intestata del Niger, con timbri ufficiali del
Niger!), fatture per la vendita di minerale di uranio a Saddam
Hussein. Ora, dimentichiamoci un attimo della ragione per cui
sia Hussein che il Niger abbiano voluto fatture cartacee per una
simile transazione illegale, e dimentichiamoci anche di come avrà
fatto Hussein a trasportare 400 tonnellate di minerale giallognolo
attraverso il Sahara fino al suo paese senza dare nell’occhio. Fatto
sta che gli esperti dei servizi segreti di Bush della CIA e del
Dipartimento di Stato videro subito i documenti per quello che
erano, dei falsi, e furono licenziati.
Sappiamo questo perchè sappiamo, da
personaggi come l’ex-capo dell’antiterrorismo del Consiglio di
Sicurezza Nazionale Richard Clarke e dall’ex-Ministro del Tesoro
Paul ÒNeill, che Bush ha cominciato a fare pressione per una guerra
in Iraq praticamente da quando aveva finito di leggere “La mia
capretta” durante l’attacco alle torri gemelle. Certo che se la Casa
Bianca avesse solo lontanamente pensato che I documenti del Niger
fossero autentici, sarebbero stati strombazzati per l’universo
creato. Non lo fecero. I documenti furono archiviati e non
menzionati a nessuno.
Ma secondo alcuni reporter
investigativi del’autorevole quotidiano La Repubblica, [i documenti]
ricomparvero poco dopo durante un incontro alquanto sospetto. Questo
incontro ebbe luogo nel dicembre del 2001 a Roma, presenti Michel
Ledeen, un associato del sottosegretario alla Difesa, Douglas Feith,
una figura chiave della propaganda bellica della Casa Bianca, Larry
Franklin, un super analista del Medio Oriente dei Servizi della
Difesa, che più tardi si dichiarò colpevole di avere passato
documenti classificati a due impiegati dell'AIPAC (Comitato Affari
Pubblici America Israele). Inoltre vi erano Ahmed Chalabi, banchiere
iraqeno condannato per frode e allora capo del Congresso Nazionale
iraqeno creato dalla CIA, Harold Rhode del sinistro Ufficio Piani
Speciali del Dipartimento della Difesa (ufficio messo su dalla Casa
Bianca e dal Ministro della Difesa Donald Rumsfeld per fabbricare
“evidenza” per giustificare una guerra in Iraq). A questo
incontro avrebbero partecipato il capo del Ministero della Difesa
Italiano e del SISMI, i servizi segreti italiani.
Secondo La Repubblica fu durante
questo incontro che si pianificò di fare riemergere i documenti
falsi del Niger e di dargli credibilità riciclandoli tramite i
servizi britannici.
Ed era a questi documenti che Bush si
riferiva, durante il discorso sullo Stato dell’Unione del 2003,
quando terrorizzò la nazione dichiarando che: “secondo il governo
britannico Saddam Hussein ha cercato recentemente di impossessarsi
di ingenti quantità di uranio africano”.
Bush mentì nel farci credere
implicitamente di essere in posseso di informazioni nuove, mentre
egli sapeva – doveva sapere- che l’”evidenza” in mani britanniche
era lo stesso fascicolo di documenti falsi che gli era stato offerto
da Berlusconi quasi un anno e mezzo prima e che erano già stati
dichiarati falsi.
Nessuna delle maggiori organizzazioni
di media americani ha indagato questa storia o pubblicato questi
dettagli come invece è avvenuto in Italia. Molti americani,
conseguentemente, non sanno neanche quale grande menzogna Bush e la
Casa Bianca hanno perpetrato su loro e sul Congresso per ottenere
l’approvazione per l’attacco all’Iraq.
Ora che Libby è caduto almeno per la
sua parte in questo grottesco crimine, forse qualche editore
comincerà a porre le domande ovvie: perchè la Casa Bianca e
l’ufficio del Vice-Presidente sono andati così lontano per attaccare
Wilson e sua moglie? E più importante: chi c’era dietro i furti
all’Ambasciata del Niger e i documenti falsi dell’acquisto del
minerale d’uranio? E cosa ci facevamo tutti questi personaggi alla
riunione a Roma con i servizi italiani nel dicembre del 2001?
Non vi sbagliate: tutta questa storia
ha l’odore di un “opera in nero” disegnata per colpire il popolo
americano.
Se è cosi, è un atto di alto
tradimento.
Non è solo Libby che dovrebbe andare
in galera per questo crimine. Sono il presidente e il
vice-presidente.
A questo punto, che i grandi media
decidano di fare o meno il loro lavoro, bisogna sperare che
Fitzgerald, con Libby in tasca, voglia fare il passo successivo e,
facendogli penzolare davanti al naso la prospettiva di una
lunghissima condanna, si cerchi di ottenere un promessa di
collaborazione col pubblico ministero.
Perchè Libby sa chi c’è dietro a
tutto questo. E questa è la vera storia che deve essere raccontata.
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