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dal
Corriere della sera
L'offensiva della Cdl. Il dato reale è 49,62%. Erano
stati esclusi l'estero e due Regioni
Dopo quella del purosangue Cigar che fece cilecca con 31 cavalle o
di J.L. Roundtree che rapinò la National Bank di Pensacola a 88 anni
di età, è nata un'altra leggenda: la destra ha preso la maggioranza
assoluta dei voti al Senato con milioni di voti in più.
Come sia germogliata, la notte di lunedì 10 aprile, si sa. A un
certo punto, nel caos di exit-polls travolti dai numeri veri, arrivò
una notizia che pareva certa: alla faccia delle prime proiezioni, il
Polo a Palazzo Madama aveva fatto il sorpasso. «La Cdl contesta che
il centrosinistra abbia vinto le elezioni», tuonò trionfante Paolo
Bonaiuti, «Abbiamo il Senato con oltre il 50% e 350 mila voti di
differenza». Mancavano 4 minuti alle tre di mattina, il mondo della
politica era stravolto, i rovesciamenti d'umore si abbattevano ora
sugli uni, ora sugli altri.
Fin qui, ok: in quel casino... Il giorno dopo, però, è già tutto
chiaro: basta andare sul sito del Viminale dove, ai piedi della
schermata sul Palazzo Madama, dove spicca la vittoria della destra
per un totale di 17.153.256 voti (pari al 50,21%) contro i
16.725.077 della sinistra, sta vistosamente scritto: «Sono escluse
dal riepilogo le regioni Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige».
Contate le quali il totale dei voti della CdL sale, con le liste
minori collegate, a 17.367.081 ma il vantaggio sull'Unione cala da
428 a 225 mila voti e la percentuale scende al 49,89%. Non basta:
contando anche gli italiani all'estero, il margine sulla sinistra
cala ancora fino a 141.116 voti (0,39% di distacco) e la percentuale
al 49,62%.
Una vittoria non nettissima, ma più larga di quella parallela
dell'Unione alla Camera. Più che sufficiente, tra persone serie, per
consentire alla destra di dire: fatti salvi i meccanismi elettorali,
voi avete più voti da una parte e noi dall'altra.
Macché, qui viene il bello: la destra sceglie, a dispetto dei numeri
del «suo» ministro degli Interni, di insistere, insistere,
insistere. E creare su questa «maggioranza assoluta» un mito che ha
lo spessore della bolla di sapone da 32 metri gonfiata nell'agosto
1996 da Alan McKey a Wellington, in Nuova Zelanda.
A dare il via è Berlusconi. Che convoca i giornalisti il giorno dopo
lo spoglio e denunciando «brogli assolutamente unidirezionali»,
sentenzia: «Oggi nessuno può dire di avere vinto. Al Senato abbiamo
la maggioranza assoluta dei voti». Va da sé che da quel momento
parte la corsa a dar ragione al capo. Per giorni e giorni. Fino a
far dubitare che si tratti solo di un candido errore dovuto a
un'informazione sbagliata.
«Non si può non tener conto del fatto che al Senato abbiamo la
maggioranza assoluta dei voti», spiega Maurizio Gasparri. «Alla luce
dei dati ufficiali avremmo al governo una Unione che non ha la
maggioranza del 50% in nessuno dei rami del Parlamento, mentre
paradossalmente all'opposizione ci sarebbe una coalizione che invece
ha al Senato la maggioranza assoluta dei voti. Un dato che dimostra
in maniera palese che la maggioranza degli italiani vuole a palazzo
Chigi ancora Berlusconi, autentico vincitore morale», concorda
Renato Schifani.
«Più della metà del Paese al Senato ha votato per Berlusconi e la
CdL», ammonisce Sandro Bondi. «Doveva essere la Caporetto di
Berlusconi e se, al fotofinish, non è divenuta la sua Vittorio
Veneto, poco ci è mancato», gongola Cesare Campa: «La CdL ha avuto
la maggioranza assoluta dei voti al Senato». Emiddio Novi, della
Commissione di Vigilanza, è furente: «È incomprensibile perché la
Rai e tutto il sistema mediatico non abbiano preso atto di un dato
inconfutabile: l'unica coalizione che ha ottenuto la maggioranza
assoluta dei consensi in queste elezioni è la Cdl, che al Senato ha
superato lo sbarramento del 50%». Antonio Tomassini s'indigna per
«la sfrontatezza di chi, con arroganza, millanta di aver vinto ed
una piccola manciata di voti di differenza generata da brogli,
imbrogli e irregolarità» quando «la somma totale dei voti data da
oltre metà dei cittadini sancisce la nostra vittoria che, ancora una
volta, cercano di rubare». «L'Italia è un Paese spaccato in due»,
spiega Isabella Bertolini, «Anzi: più del 50% dei cittadini ha
scelto Berlusconi presidente e la Cdl, come dimostrano gli oltre
400mila voti in più per il centrodestra ottenuti al Senato».
Macché 400 mila: «430», scrive Campa. No: «450», rialza Bondi. Di
più, lo corregge a «Matrix» Niccolò Ghedini: «Quasi mezzo milione».
E no, precisa Ignazio La Russa togliendo il "quasi": «La sinistra al
Senato ha mezzo milione di voti in meno». E la leggenda cresce e
cresce manco fosse quella che, di steppa in steppa, creò il mito del
Prete Gianni. Fino a far dire a Letizia Moratti, ospite di Daria
Bignardi, una cosa ancora più gonfia della sua nuova cotonata: «Due
milioni di voti in più!». Al che, in un vecchio carosello, entrava
una voce fuori campo: cala cala Trinchetto!
Gian Antonio Stella
21 aprile 2006
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