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Intervista al gen. Antony Zinni
di Ennio Caretto dal Corriere della Sera del 16/4/06
WASHINGTON -
«Non soltanto il ministro della difesa Donald
Rumsfeld ma anche la gente intorno a lui dovrebbe andarsene.
Continuano a seguire la strategia sbagliata e cercano di riscrivere
la storia della guerra anziché concentrarsi sui cambiamenti di cui
l'Iraq ha bisogno. Una pausa. «Il presidente Bush dovrebbe ammettere
i loro errori e farne pagare loro il prezzo. La lealtà è una bella
cosa ma
in
situazioni come queste importano di più l'onestà e la competenza.
Questa gente ha violato l'integrità dell'amministrazione». Al
telefono dalla sua villa in Virginia, il generale a riposo Anthony
Zinni, ex capo del Centcom, il Comando centrale del Medio Oriente,
ed ex negoziatore per la pace in Israele, spiega perché, con altri
cinque ex colleghi, abbia scritto al New York Times chiedendo che
Rumsfeld si dimetta. Zinni, l'architetto della strategia del
contenimento di Saddam Hussein dopo la guerra del Golfo Persico del
'91, ammonisce che «la rotta che Bush intende mantenere porta alle
cascate del Niagara, al precipizio» e che l'Iraq «rischia di fare il
bis del Libano negli Anni Ottanta, di vivere un decennio di lotte
fratricide».
Il
segretario di Stato Condoleezza Rice parla di sbagli tattici, non
strategici.
"Fa
male, perché gli sbagli in questione furono e sono commessi dai
leader politici a Washington, non dai leader militari sul terreno. I
nostri ragazzi in uniforme e i loro comandanti si comportano bene.
Ma Rumsfeld ha rifiutato di affrontarne i problemi, non ha
sviluppato una intelligence che invece sarebbe essenziale, non ha
conquistato i cuori e le menti iracheni".
Quali
sono stati i suoi errori più gravi?
“Ha mosso una guerra che si poteva evitare, vi ha mandato troppo
poche truppe, non ha programmato il dopo, ha fatto perno su esuli e
rifugiati inattendibili sprecando tre anni. Si doveva promuovere un
governo stabile. Avviare la ricostruzione. rilanciare l'economia, Si
è puntato invece sull'addestramento delle forze irachene, che in
queste condizioni si frantumeranno”.
Rumsfeld
ribatte che in Iraq si sono tenute tre elezioni, che è stato fatto
il possibile, che si registrano progressi.
“Le elezioni non bastano, perché nasca una democrazia ci vogliono
istruzione. impegno civile, infrastrutture sociali. istituzioni. I
miei amici irachenì mi dicono che molti non sapevano per chi
votavano. e infatti le divisioni etniche e religiose si sono
aggravate. Mi pare di essere di nuovo in Vietnam”.
In che
senso?
“Nel senso che vinciamo alcune battaglie ma non la
guerra, che qui e là riusciamo a realizzare qualcosa, ma che nella
maggior parte del Paese siamo inefficaci.In Vietnam c'erano isole di
stabilità, ma Saigon era nel caos. E' lo stesso in Iraq e a Bagdad,
dove stragi e attentati si susseguono senza sosta”
Perché
lei dice che si poteva evitare la guerra?
"Perché
avevamo una strategia di contenimento di Saddam Hussein che
funzionava, che era appoggiata da tutti gli alleati, che veniva
aggiornata di anno in anno. Perché le forze del rais erano l'ombra
di quelle del '91. Perché lui non possedeva più armi di sterminio.
Pochi mesi prima dell'attacco testimoniai al Congresso: non serve,
dissi, ed è il momento peggiore per sferrarlo".
Su che
cosa basava questa convinzione?
“Su quello che sapevamo e che le ho appena detto. E sul fatto che
eravamo in guerra Afganistan e che lottavamo contro il terrorismo.
L'Iraq non ci ha solo depistati, ha anche fomentato il terrorismo, e
l’antiamericanismo nel mondo dell’Islam. Sono stati buttati via
dodici anni di pianificazione e di sforzi”.
Era certo
che Saddam non possedesse più armi di sterminio?
"Io
feci da consulente alla Cia fino allo scoppio della guerra nel marzo
2003. Nell'agosto 2002 il vicepresidente Cheney proclamò che il rais
era una minaccia per via di quelle armi. La Cia non pensava che le
possedesse. Ma a forza di accuse e slogan, divenne credibile che
cercasse di procurarsele. Purtroppo, quelli che sapevano la verità
tacquero, un misto di corruzione e ossequio".
Sta
dicendo che Cheney e Bush manipolarono l'intelligence?
"Sto dicendodo che avevano deciso di fare guerra all'Iraq prima di
rivolgersi all'Onu".
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