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Questo sicuramente è un argomento molto spinoso, ma proprio per
questo vale la pena di trattarlo, soprattutto dopo
le infelici uscite del presidente Napolitano, che temo farà
rimpiangere anche il silente assente Ciampi. Questo decisamente
parla troppo e spesso a sproposito.
Leggete vi l'intervista sotto del prof Finkelstein ebreo,
figlio di ebrei, la famiglia massacrata nei campi di concentramento.
gg 27/1/06
Norman
Finkelstein ha con l'Olocausto un rapporto diretto. I suoi genitori
sopravvissero ai Lager, mentre tutti gli altri membri della sua
famiglia furono uccisi in guerra in quanto ebrei. Nessuno escluso.
Eppure non ritiene l'argomento un tabù e anzi accusa
chi lo sfrutta per finalità politiche, come bavaglio per i critici
di Israele. Con i suoi libri si è fatta una quantità industriale di
nemici. Agguerritissimi. Ma non smette di argomentare, pacatamente,
al telefono da Chicago, dove insegna scienze politiche alla De Paul
University.
Si parla molto di Olocausto negli ultimi tempi.
Inclusa la proposta tedesca all'Europa di punire con il carcere chi
lo nega. Lei che ne pensa?
Che si fa benissimo a parlarne ma che, nel caso
specifico, si tratta di una tendenza regressiva della società
tedesca. E l'inizio del totalitarismo quando si delega allo Stato il
potere di determinare la verità.
A dicembre, poi, c'è stata la conferenza dei
negazionisti in Iran...
Intanto, ovviamente, non vi ha partecipato neppure
uno storico degno di questo nome.
Eppure l'Occidente ha cercato di ingigantirne il
significato per giustificare un possibile attacco all'Iran. Era un
piccolo circo di clown. Si sarebbe fatto bene a ignorarlo.
Lei è stato accusato a sua volta di essere un
negazionista dalla Anti Defamatíon League. Com'è possibile?
Bisogna stare molto attenti a come viene adoperato
questo termine. Di recente la Adl ha chiamato Jimmy Carter, già
Nobel per la pace, terrorista e antisemita per il suo libro in cui
critica la politica di Israele. È ormai l'accusa classica e
definitiva per zittire i critici, una scorciatoia per screditarli.
Nel suo libro L'industria
dell'Olocausto
invece lei sostiene una cosa molto diversa. Ovvero
che sia stato dirottato dalle organizzazione ebraiche per tutti
altri fini. Quali?
Non per salvaguardare la memoria, il passato, ma come
salvacondotto per il futuro.
Per tacitare sul nascere ogni possibile critica a
Israele. L'argomento è: nessun popolo
ha mai sofferto come gli ebrei, il loro dramma è
unico. Ergo, non sono tenuti agli stessi doveri morali e politici
degli altri.
Un esempio? Tutti, in Medio Oriente, devono firmare
il trattato di non proliferazione nucleare tranne Israele, per non
renderlo vulnerabile a un secondo Olocausto.
Segnala però un paradosso, in questa unicità. Quale?
Non si può dire "non comparate l'Olocausto con qualsiasi altro dramma" e poi essere í
primi a paragonare ' i nemici di Israele con il suo artefice. Nasser
era un "piccolo “Hitler”. Hussein e Ahmadinejad, Hezbollah e Hamas,
sono Fúhrer interi.
In un'intervista lei ha tirato in ballo anche il
doppio standard nel confronti del nostro ex primo ministra Sìlvio
Berlusconi. Ci spiega?
Tre settimane dopo che Berlusconi aveva detto che
Mussolini era stato un "dittatore mite", che "non aveva mai ucciso
nessuno", I'Adl gli ha dato il premio di statista dell'anno.
E tre Nobel, ebrei tra l'altro, gli economisti
Samuelson, Soiow e Modigliani scrissero una lettera feroce
al New
York Times
per denunciare f'assurdità. Per non
dire del benvenuto di Fini in Israele.
A loro importa dell'Olocausto solo a giorni alterni,
per il resto lo usano come una mazza con cui bastonare chi disturba.
I suoi genitori sono morti nel `95. Allora
lei aveva già espresso le sue critiche in saggi universitari. Avevano niente da obiettare?
Erano í primi a dolersi di come una cosa
terribilmente seria fosse usata in maniera strumentale
Pubblicato sul
Venerdi di
Repubblica
del 26/1/07
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Che dire dopo questa lettura? Per me è l'esatta conferma di quello
che avevo osservato.
Partiamo in modo che non ci siano equivoci. L'Olocausto fu una vera
tragedia, che deve rimanere nella memoria collettiva. Che furono due
milioni, o 6 milioni di morti non cambia di molto la portata della
tragedia e la follia del voler distruggere una razza un 'etnia,
Ma
non è questo l'argomento della discussione: come si evidenzia
nell'intervista sopra la domanda è un 'altra?
In
che modo viene usata, quindi strumentalizzata questa tragedia?
Perchè poi altre tragedie magari anche maggiori non hanno questo
diritto ad una memoria storica?
penso all'eccidio degli abitanti delle americhe, Non ci sono stime
ufficiali, ma la colonizzazione di quel continente , in un paio di
secoli costò tra i 50 ed i 200 milioni di morti.
Nè
hanno diritto di memoria i milioni di morti prodotti dallo
schiavismo, o dall'invasione e colonizzazione delle Filippine che
nella guerra condotta dai soliti americani (1898/02) fece centinaia
di migliaia di morti tra gli indigeni.
Pesare una tragedia, mettere sulla bilancia i morti è un 'operazione
davvero antipatica, ma come si fa a non ricordare queste verità?
Perchè mai se io critico la politica dello stato di Israele vengo
accusato di razzismo, antisemitismo, con un sillogismo che mette in
pericolo la libertà di critica?
Se
è sicuramente detestabile chi nega l'Olocausto, rendere tale fatto
un reato mette a rischio uno dei capisaldi della democrazia "La
libertà di espressione".
La
cosa appare ancora più intollerabile nella constatare che poi si
usano due pesi e due misuri.
Gli americani non sentono il bisogno di fare autocritica sui milioni
di morti da loro provocati, chi li ricorda diventa un komunista
antiamericano, ma se nego invece le morti ebree commetto addirittura
un reato?
Mi
spingo anche più in là.
Che Israele sia uno stato piccolo ma potentissimo, non penso si
possa negare. Idem per la lobby ebraica che ha un 'influenza in
tutto il mondo. Ricordo che nell'amministrazione Bush, cioè
della potenza dominante, sono presenti in posti di assoluto comando:
Paul Wolfowitz (Vicesegretario alla Difesa ),
Richard Perle (Chairman del Defense Policy Board), Douglas Feith
(uno dei Sottosegretari alla Difesa), Elliot Abrams (Direttore per
il Medio Oriente del Consiglio per la Sicurezza Nazionale. Né va
dimenticato il controllo di svariate banche nel mondo.
Quindi non c'è da stupirsi se Israele
ha una capacità di controllo dell'informazione e di imposizione di
alcuni temi all'opinione pubblica.
Non ho mai creduto alle storie dei complotti giudaici, sionisti per
il controllo dell'Universo. Ma è certo che Israele è attivissima
nell'opera di imporre l'Olocausto come pietra di paragone di tutti i
mali. Date per es un 'occhiata a questo documento svelato da GILAD ATZMON(1).
Voglio dire che non si limita a
sfruttare l'innegabilità della tragedia Olocausto, è essa stessa ad
imporla al centro del dibattito, imponendo il tipo di analisi, le
parole d'ordine, quello che si può e non si può dire.
Israele sfrutta l'immane tragedia al
fine di imporre la sua linea politica che finisce per creare
problemi a tutto il mondo. Il conflitto strisciante con l'Islam
troverà soluzione solo dopo che sia stato risolto il conflitto
palestinese. Ma Israele se ne frega ed ha sempre ignorato le
risoluzioni dell'Onu e gli appelli della comunità internazionale.
Imponendo la sua visione grazie alla forza intrinseca ed
all'appoggia della potenza americana, che in parte la lobby ebraica
controlla.
Ora se non possiamo manco più dirle
'ste cose perchè veniamo tacciati di negazionismo, non si rende
certo un servigio alla verità.
E se addirittura se ne esce un
Napolitano che senza un minimo di riflessione impone il sillogismo:
antisionismo=antisemitismo=razzismo, credo che abbiamo l'obbligo di
ribellarci.
Chiudo con un ' ultima osservazione.
Chi beneficia massimamente dello scontro di civiltà,
oltre agli americani, è indubbiamente lo stato di Israele.
Israele trae vantaggio per la sua sicurezza dalla
presenza di contingenti militari alleati, dallo spegnimento dei
riflettori sulla questione palestinese, dall'ostracismo occidentale
verso i suoi nemici (Iran Siria ecc).
Gli interessi del mondo invece sarebbero ben diversi,
cioè della pacificazione del mondo arabo, dalla costruzione di
legami economici con i produttori di petrolio, dal silenzio dei
cannoni per la ripersa della politica.
Invece nel nome dell' Olocausto, dell'immenso senso
di colpa, sembra dobbiamo seguire Israele sulla strada della
distruzione.
Strada tracciata non dalle reali esigenze di difesa
di Israele, che sono legittime, ma dal desiderio di potere e dominio del sionismo al
fine di compiere il progetto primo di eretz israel.
Diritto che nessuno negherebbe se non fosse fatto
infischiandosene del destino di altri popoli che vivevano su quella
terra.
giuseppe
galluccio 27/1/06
(1)
Nel mio testo originale ho presentato un elenco di politici
americani ebrei che in qualche modo sono arrivati in posizioni di
leadership nella (prima) amministrazione Bush. Io allora affermo
chiaramente "Dal momento che l'America attualmente gode dello status
di unica super-potenza del mondo, e dal momento che tutti gli ebrei
di sotto elencati si dichiarano appassionati sionisti, dobbiamo
cominciare a prendere sul serio l'accusa che i sionisti stanno
cercando di assumere il controllo del mondo". Ancora, è chiaro dal
contesto che ciò si riferisce solo ai sionisti e non agli ebrei
americani o agli ebrei in generale. Solo allora io procedo,
sostenendo che "L'ebraismo americano rende irrilevante ogni
discussione se i "Protocolli dei savi di Sion" siano un documento
autentico o no. Gli Ebrei Americani (i sionisti, di fatto)
controllano il mondo".
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=2810
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