|
Gli Imbroglioni
Il settimanale
Diario di Deaglio ha dato seguito
all'inchiesta sui brogli elettorali, trovando elementi che
avvalorano i sospetti che quella notte successe qualcosa. Per meglio
dire quelle elezioni c'hanno il trucco.
Io ho seguito la vicenda dall' inizio
e sono arciconvinto che alle ultime elezioni ci hanno truffato.
Credo tutti ne abbiano sentito
parlare, ma non so davvero quanti abbiano approfondito o perso
coscienza di quanti dubbi, bugie, stranezze gravano sulle elezioni
del 2006.
Prima di leggere l'articolo sotto,
tratto dall'ultimo numero monografico di Diario, vi invito ad una
lettura a
questa pagina per capire di cosa parliamo.
Sostanzialmente i dubbi sul tappeto
erano il fallimento completo di tutti i sondaggi: exit pool,
previsioni di politici, ricerche di mercato, bookmakers, tutti
avevano fallito miseramente in maniera clamorosa. Poi c'è il
completo appiattimento delle schede bianche, in tutte le regioni, in
tutte le circoscrizioni, in una forchetta compresa tra l'1 ed il 2
%. Anche nelle regioni meridionali dove in alcune zone le bianche
toccavano le due cifre. Il ritorno, alle successive elezioni, del
dato fisiologico delle bianche. L'introduzione e la gestione oscura
del "voto elettronico"(1) sperimentale in alcune regioni.
La discrepanza tra i dati dei DS (che
come è noto sono più attendibili di quelli del Viminale in genere!!)
e quelli ufficiali.
Lo strano andamento dei flussi
elettorali della notte dello spoglio. In pratica da un dato di
partenza che confermava sondaggi ed exit poll, si è passato al
rovesciamento della situazione. Senza una spiegazione logica,
plausibile.
Ci sono molti altri particolari, ma
chiudo con il ricordare che ancora oggi, a più di un anno, e per la
prima volta nella storia delle elezioni Repubblicane, non è
possibile reperire il dettaglio dei dati dello elettorali. Perchè?
Ricordo anche, a chi non se ne fosse accorto, che
prima delle lezioni con una velocità fuori dal comune, Berlusconi
cambiò la legge elettorale.
A proposito della quale Diario scrive:
Nella nuova legge elettorale c'era di più, e sconosciuto ai più.
Venivano cambiate le disposizioni per la nomina degli scrutatori,
per esempio, e veniva cancellata una buona fetta della volontà degli
elettori. Le liste per candidati e senatori, infatti, erano sbarrate
e decise unicamente dalle segreterie politiche. Calcolando il
prevedibile risultato, una decina di persone in tutta Italia stilava
la propria lista, naturalmente privilegiando chi dava assicurazione
di fedeltà.
Ancora oggi sia sul sito del
Ministero
dell'Interno, sia su quello della
Corte di Cassazione i dati
sono fermi a quelli "provvisori" dei momenti immediatamente
successivi allo spoglio.
Il servizio pubblicato su il Diario è
molto lungo, occupandosi non solo delle cose nuove venute fuori, che
tendono a confermare l'idea del broglio, della truffa, o comunque di
qualcosa di molto oscuro, ma allargando il discorso anche a
questioni di carattere generale come gli avvenimenti americani, ed
il valore della Democrazia oggi.
Rimando alla lettura per esteso di
diverse pagine
QUI.
Da parte mia mi limiterò a
riassumere le cose importanti venute fuori.
Gli Imbroglioni
In
primo luogo c'è la conferma dei sospetti avuti all'epoca sulla
gestione Telecom.
Si sapeva che la Telecom, insieme ad
Accenture ed Eds era vincitrice dall'appalto della gestione
del "voto elettronico". Sappiamo tutti delle ultime vicende Telecom,
della scoperta di una rete di spionaggio, informatico e telefonico,
interna all'azienda, che era in contatto con i servizi, dedita al
dossieraggio, al ricatto e a chissà quali altre cose.
Chi come me si era occupato della
vicenda elezioni , sapendo del ruolo avuto da Telecom
nell'apprendere della rete di spionaggio dirizzò le orecchie.
L'ipotesi di brogli è basata sull'idea
di un inserimento nella rete di trasmissione dei dati elettorali.
Sapendo che chi si occupava della gestione di tale rete, era
"bacata" da una centrale di spinaggio interno, veniva naturale
pensare che quella rete interna avesse, o potese avre, a che fare
con i brogli.
Leggiamo da Diario:
"Ma la punta di diamante dell'organizzazione Tavaroli è il Tiger
Team, di cui l'animatore è Fabio Ghioni. Un gruppo di giovani
informatici animati da forte cameratismo con un curioso
atteggiamento nei confronti della vita. Prendono il nome dai reparti
speciali dei marines durante la guerra di Corea, si offrono
come "risolutori di problemi", delle zone di guerra. Del Tiger Team
fanno parte diverse persone; oltre a Ghioni, Rocco Lucia,
Andrea Pompili Alfredo Melloni, Roberto Preatoni.
Il 5 luglio del 2006 Giuliano Tavaroli viene arrestato. Insieme a
lui Marco Mancini, un altro carabiniere c)' diventato il numero due
del Sismi di Nicolò Pollari. accusati di spionaggio e Mancini anche
di aver contribuito al rapimento a Milano dell'ex imam Abu Omar, reali da
uomini Cia il 17 febbraio 2003. A conoscere molti segreti del Tiger
Team è
Adamo Bove, responsabile della security della Tim. Collabora
con i magistrati di Milano che conducono l'inchiesta, aiutando
l'individuazione dei telefoni degli agenti del Sismi. Precipita da
un viadotto sulla tangenziale di Napoli il 21 luglio 2006.
Aveva lasciato la sua auto le sulla corsia di emergenza con i
lampeggianti accesi"
Ed ancora :
"Perchè è curioso che uomini
del Tiger Team capitanato da Fabio Ghioni siano stati coinvolti dal
Viminale per curare la sicurezza delle operazioni elettorali del
2006 e in particolare impedire intrusioni di hacker: così
entrarono al Viminale, realizzano un lungo e dettagliato
sopralluogo, fecero un'ispezione delle macchine, simulazioni di
attacchi, verifica di password e meccanismi anti-intrusione.
Più strano è che, dopo che alcuni di questi personaggi sono finiti
in galera, al Viminale non si siano ricordati di quei grandi esperti
di sicurezza chiamati a vigilare sulla correttezza delle operazioni
di voto. D'altra parte, quella notte al Viminale, non successe nulla
di strano, vero?".
L' idea che la morte di Adamo Bove
fosse in qualche modo collegato alla vicenda elettorale, era stata
già ventilata.
ma provarlo è impossibile.
A che punto sta l'inchiesta su Telecom? Il governo
prodi invece di fare chiarezza, sta tentando di bloccare l'inchiesta
dei magistrati di Milano, prima mantenendo il segreto di Stato
opposto dal governo Berlusconi (che era direttamente coinvolto), poi
chiedendo alla Corte Costituzionale di annullare
l'inchiesta di Milano sulle vicende Telecom, perchè viola il segreto
di Stato. Tale richiesta non è stata mai fatta nella storia
Repubblicana. Cosa si deve assolutamente coprire? Della vicenda del
rapimento dell'Imma si sa tutto, come dell'esistenza di una squadra
di spini interna a Telecom e collegata ai servizi. Del
Nigergate sappiamo, delle bugie di Bush e di Berlusconi sulle armi
di massa sappiamo tutto. Cosa ancora non sappiamo?
Sicuramente non sappiamo cosa è successo la notte
delle elezioni.
Fabio Ghioni è ancora in galera. Il suo avvocato ha
paura, dice che si imbottisce di psicofarmaci. Speriamo che non gli
arrivi il solito "caffè macchiato".
Prima di andare avanti, bisogna ricordare che
precedentemente alle elezioni politiche c'era stata una vicenda di
manipolazioni informatiche delle elezioni regionali del Lazio. E' la
vicenda della quale è accusato Storace. Chissà perchè questa vicenda
di una gravità enorme (si è tentato di violare la normale dialettica
democratica) è stata derubricata quasi ad una marachella. Il
Centrosinistra, non ha chiesto conto dell'operato di Storace
ed ha protestato fiaccamente quando in seguito alla sconfitta alle
regionali venne premiato col posto di Ministro della Sanità. Nè la
vicenda fu rammentato quando si parlò di brogli elettorali.
Bisogna anche ricordare che Diario a pochi giorni
dalle elezioni di aprile 2006 denuncia la possibilità di
Brogli. Si apre un vespaio, qualche interrogazione parlamentare, ma
la vicenda viene sopita. Il CS ancora una volta sembra prenderla
sotto gamba. Anche dopo le lezioni, quando Berlusconi accusa il CS
di brogli, non viene rammentato l'articolo di dairio che aveva
sollevato per primo il problema.
Veniamo cosi alle rilevanti scoperte di Diario.
Leggiamo :
Si trattava della
deposizione del dottor Roberto Andracchio, dirigente dell'Area 1, capoufficio staff
dell'Ufficio dei Servizi informatici elettorali. In realtà non
era nella lista degli interrogandi, ma i magistrati avevano
stabilito di acquisire la sommarie informazioni e notizie
"sull'andamento dei flussi di trasmissione dei dati la notte delle
elezioni". Si rivolsero - anzi delegarono il primo dirigente della
polizia di Stato, ufficiale di polizia giudiziaria, dottor Lamberto Giannini, a farlo - al capoufficio stampa del Viminale, dottor
Giacomo Barbato, viceprefetto. Ma il dottor Barbato disse che di
flussi informatici lui non sapeva niente, perché stava in sala
stampa. E indicò il nome del dottor Andracchio. Il quale fu meno
laconico.
Riporto qui la parte per noi più interessante della sua risposta del
4 dicembre 2006.
A domanda risponde. "Per quello che riguarda l'andamento dei
flussi elettorali e, in particolare, i ritardi, voglio dire che la
sera delle elezioni, intorno alle ore 20 circa, anche se non ricordo
con precisione l'orario, ci siamo accorti di rallentamenti,
all'inizio minimi, ma che andavano crescendo. Vale a dire i dati che
arrivavano dalle prefetture non erano diffusi istantaneamente ma si
mettevano in coda provocando ritardi. Abbiamo verificato il corretto
funzionamento dei nostri sistemi del Centro informatico e poi,
attraverso uno scambio di informazioni con il Dipartimento
della pubblica sicurezza, ci è stato segnalato il malfunzionamento
di una macchina di sicurezza "anti-intrusione" interna alla rete del
Centro informatico. ossia un apparato di rete a salvaguardia degli
apparati-interni al Centro tecnico. Abbiamo risolto il problema
baipassando (sic!!) questa macchina e adottando altre misure
di sicurezza e in tempi piuttosto rapidi, circa 20 mìnuti,-dopo aver
focalizzato il problema, la situazione si è normalizzata. Diciamo
che il "blocco" è durato circa 30 minuti e nei 15 o 20 minuti
successivi - abbiamo risolto il problema, tutto l'arretrato,
ovvero i dati che erano stati messi in coda, sono stati
regolarmente diffusi. Non ci sono stati ritardi nel completamento
delle operazioni di diffusione dei dati".
Interessante. Alla fine della deposizione il dottor Roberto
Andracchio spiegava poi che si sarebbe potuto andare a vedere
tutte le tracce, ma per una mole immensa di dati e comunque i
risultati del ministero erano provvisori. Ma la cosa veramente
singolare era che la deposizione del dottor Andracchio era stata
sottolineata a matita nelle parti che abbiamo riprodotto qui
sopra. I magistrati avevano capito che era importante: ma perché non
gli avevano dato seguito? Per esempio, richiamando lo stesso
Andracchio? Il funzionario infatti, tradotto in lingua, aveva
detto che il sistema di trasmissione dei dati elettorali,
intorno alle 20 di lunedì, era stato bloccato.
Che non si riusciva a risolvere la situazione e che. quindi,
per impedire che andasse in tilt tutto il sistema era stato
abolito un sistema di sicurezza. Abolito il quale i dati erano
ripresi a fluire.
Continuiamo a leggere :
Dunque, dunque. Alle 20 di quel lunedì, il sistema del Viminale si
bloccò per almeno mezz'ora. Era la prima volta che si sentiva
dire e lo si veniva a sapere inaspettatamente da un atto riservato,
quale può essere una comunicazione di garanzia a due indagati per
un'inchiesta archiviata. Eppure noi, nella preparazione del film,
avevamo fatto all'ufficio stampa del Viminale (ormai era la nuova
gestione, ministro Giuliano Amato) una serie di domande scritte.
Questo era avvenuto dopo che Marco Minniti, all'epoca dirigente dei
Ds e ora viceministro dell'Interno, ci aveva cortesemente fatto
sapere di non aver intenzione di intervenire sul suo ruolo in quella
notte, che lo aveva visto protagonista e fin troppo "esposto".
Alla domanda specifica: ci furono blocchi di trasmissione dati
quella notte, il Viminale aveva risposto: ci fu un solo blocco per
il malfunzionamento di una macchina, avvenne a mezzanotte.
Abbiamo rivolto la stessa domanda nel marzo scorso, dopo aver
appreso che il sistema si era bloccato anche alle 20: siete proprio
sicuri che il sistema si bloccò una sola volta? E di nuovo ci hanno
risposto che per loro esisteva un solo blocco, a mezzanotte.
Ed ancora :
C'era poi stata un'audizione alla giunta delle elezioni della Camera
dei deputati del prefetto Adriana Fabbretti, direttore dei servizi
elettorali del Viminale (una fresca nomina la sua, che nella sua
carriera non si era occupata prima degli aspetti informatici della
notte delle elezioni). Alla domanda dell'onorevole Donata Lenzi, il
prefetto Fabbretti aveva risposto che c'era stato prima un
rallentamento e poi una interruzione alle 16. Lenzi aveva domandato
la ragione e Fabretti le aveva risposto "cause tecniche".
Insomma sappiamo da tre fonti ufficiai, istituzionali
che il sistema quella notte si bloccò, rallentò, malufunzionò tre
volte: alle 16, alle 20 ed a mezzanotte. Fino ad ora non si era mai
saputo, nessuno ne aveva parlato, tutti hanno sempre sostenuto che
il sistema informatico era andato bene, che non c'erano stati
problemi.
Diario nella sua inchiesta va a pescare
un
articolo dimenticato, uscito su Repubblica del 6 aprile
2006, cioè a tre giorni dalle elezioni. "Falle
nel sistema di voto elettronico". Sommario: "Rapporto al Viminale: rischio di attacchi, intrusioni e
blocchi". Autore: Luca Fazzo.
Nell'articolo è scritto:
"Secondo un rapporto pervenuto nei giorni scorsi, i
responsabili del ministero degli Interni, il sistema di "voto
elettronico" appaltato dal Viminale a tre società private è
esposto ad attacchi, incursioni e blocchi. Inoltre il rapporto
segnala l'individuazione all'interno del ministero degli Interni di
postazioni in grado di entrare nel sistema senza motivo apparente
(...) Ad allarmare i tecnici sono stati a varchi nel sistema di
sicurezza che protegge il sistema potrebbero essere utilizzati da
hacker - cioè da vandali informatici - per alterare il flusso dei
dati o per paralizzarlo con quella che in gergo si
chiama Dos, un sovraccarico di dati tale da mandare in tilt il
servizio. Ma allarmante è stata anche l'individuazione di due utenze
telefoniche interne del ministero in grado di agire come "roots"
che dovrebbero essere riservate agli operatori di sistema".
Su Diario viene fatto notare che :
"Un rapporto rapporto
pervenuto...". Dunque si cita un rapporto ufficiale, di cui non
si era mai sentito parlare.
"Quella che in gergo si chiama Dos,
un sovraccarico di dati tale da mandare in tilt il servizio".
Ovvero, quello poi si verificò davvero, come spiegò nove mesi dopo
il dottor Roberto Andracchio.
"Due utenze telefoniche interne al ministero". Dunque,
qualcuno aveva avuto tempo e modo di modificare o installare delle
linee telefoniche che erano state scoperte. Dunque, il ladro era già
entrato nella villa per scoprire i sofisticati sistemi elettronici
che il padrone di casa aveva installato per proteggere il suo Van
Gogh..
Ancora :
E poi c'era quella frase finale che fa riferimento a un non
meglio specificato "servizio 24 ore su a24" per raccogliere
denunce. Che cos'era: un numero verde? Un allarme interno diramato
dalla polizia postale? Ebbero dei risultati ? E quali erano le due
importanti aziende di comunicazione che avevano avuto nei giorni
precedenti i due siti paralizzati dagli hacker? Quelle due linee
telefoniche malandrine vennero disattivate? Si scoprì chi le aveva
messe?
Altre stranezze. L'articolo non ebbe seguito, né su Repubblica, né
su altri media. Né nell'immediatezza, ma neppure quando, mesi dopo,
si ipotizzò un broglio informatico. Totale il silenzio del
mondo politico.
Altre stranezze. Il ministero non commentò, non smentì, non
rassicurò, non minimizzò. Non ci fu, nel circuito degli hacker,
nessuno che si sia mai vantato di essere entrato nel sistema del
Viminale.
Luca Fazzo è stato licenziato da Repubblica come ci
informa sempre Diario:
Il giornale lo ha licenziato nel dicembre del 2006 dopo che il suo
nome era emerso come legato al capo della sicurezza Telecom,
Giuliano Tavaroli, e al numero due del Sismi, Marco Mancini, in
carcere per spionaggio e sequestro di persona. Accusato di aver
agito contro gli interessi del giornale, di aver spiato due suoi
colleghi, di essere stato manovrato dal Sismi, Fazzo ha difeso la
sua condotta e ha rivendicato tutto quello che nella sua carriera ha
fatto per il giornale. Comprese le sue fonti nei servizi segreti che
hanno permesso al giornale di avere molte notizie esclusive. Ha
definito Marco Mancini "un eroe, un patriota" e non ha avuto
problemi a rivendicare con Giuliano Tavaroli un 'amicizia
importante. Oggi non scrive più e lavora in un ristorante.
L'articolo che abbiamo citato è stato forse il suo ultimo scoop. Ma
non è mai stato citato nell'istruttoria contro di lui, né lui lo ha
rivendicato. Era stato dimenticato, dall'accusa e dalla difesa.
Le notizie che Luca Fazzo ebbe per lo scoop sull'allarme al Viminale
venivano da Fabio Ghioni, il capo del Tiger Team della Telecom, alle
dirette dipendenze di Giuliano Tavaroli. Era stato Ghioni, il
migliore esperto di trucchi informatici esistente sulla piazza, a
prendere possesso dell'impianto informatico del Viminale. Aveva
lavorato con la sua squadra per settimane, visionando tutto,
controllando lo stato degli impianti, simulando attacchi di hacker.
Il tutto con regolare contratto firmato e onorato dal ministero
dell' Interno. Alla fine del lavoro non aveva resistito alla voglia
di rendere pubblico quello che aveva scoperto. E c'era riuscito.
Oggi Ghioni è in carcere a Busto Arsizio, accusato di associazione
per delinquere per spionaggio informatico, per essersi introdotto
nel computer e aver risucchiato, nel 2004, l'archivio riservato
dell'allora amministratore del Corriere della sera, Vittorio Colao.
L'ultima cosa sottolineata nell'articolo di Diario è
lo spostamento e
la
nomina di Prefetti a pochi giorni dalle elezioni. Cosa anche
questa mai avvenuta, e di cui si fatica a capirne la ragione.
La cosa venne fuori già allora, ma nessuno ne ha chiesto conto al
ministro. Oggi però Diario, come potete vedere nel link precedente,
pubblica una lettera scritta dal presidente della stessa
associazione dei Prefetti che chiede accoratamente al Ministro
di rinunciare agli insani propositi. Pisanu se ne frega.
Dubito che l'ottimo lavoro di Diario possa far
venire fuori qualcosa di nuovo.
Come avevo scommesso delle operazioni di conteggio
non sappiamo niente e credo che mai ne sapremo niente. Nonostante i
giuramenti, le grida dell'opposizione, pare che nessuno abbi
interesse a capire cosa successe quella notte. Sarebbe interesse di
tutti dimostrare che quella notte tutto filò liscio e che le tante
evidenze riportate qui ed altrove si incongruenze, bugie, depistaggi,
silenzi, dubbi, siano solo frutto di malevola interpretazione, o del
caso. sarebbe interesse di tutti accertare che il sistema
elettorale, perno della democrazia, risponde a regole certe e
trasparenti.
Invece siamo ancora qui ad aspettare il dettaglio dei
dati che non viene reso noto. Unico elemento che potrebbe forse
farci capire di più su quella notte.
E magari non vine fuori proprio per questo.
Non siamo più cittadini, ormai siamo sudditi a cui
hanno levato anche la capacità di indignarsi, incapaci di chiedere
che la democrazia venga rispettata soprattutto nei contenuti oltre
che nelle forme.
giuseppe galluccio 22/5/07
(1)
Quando parliamo di Voto
Elettronico, lo facciamo per comodità, in realtà si intende lo
scrutinio elettronico, secondo le spiegazioni fornite dal Ministero.
in realtà c'è una totale mancanza di chiarezza su questo tipo di
voto, su come è stato gestito, sui risultati e su eventuali problemi
riscontrati.
 |