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L'affare Mithrokin

 

"L´attentato a Guzzanti? Un´invenzione"  Scagionati gli ucraini accusati ingiustamente da Scaramella

 

ROMA - L´ex presidente della commissione parlamentare di inchiesta Mitrokhin, il senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti, il suo consulente Mario Scaramella (detenuto a Regina Coeli dal 24 dicembre scorso), l´ex colonnello del Kgb Aleksandr Litvinenko hanno distrutto la vita di quattro innocenti, calunniati per quasi due anni. Sono cittadini ucraini e si chiamano Stefan Kovpac (operaio di 55 anni, vedovo con due figli), Vitaliy Mykhalchuck (mezzadro, 27 anni), Volodymyr Stakhurky (apprendista meccanico, 35 anni), Oleh Havrushsko (dentista, 31 anni). Sono rimasti in galera 1 anno e 2 mesi. Altri sei mesi li hanno scontati ai domiciliari. Per un reato che non hanno mai commesso e neppure mai concepito: aver importato armi da guerra per attentare alla vita del senatore Guzzanti e a quella del suo consulente Scaramella.
Erano stati fermati in Abruzzo, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2005, su un furgone proveniente da Leopoli nel cui carico erano state trovate due rugginose granate anticarro e dunque arrestati per importazione di armi destinate - si disse dando fondo a dichiarazioni rumorose - a una strage concepita «dal Kgb, dalla mafia e dai Servizi ucraini» per decapitare la testa della Mitrokhin. Ieri sera, dopo un anno di dibattimento e trenta minuti di camera di consiglio, il tribunale di Teramo li ha assolti con formula piena «per non aver commesso il fatto». Ritenendo infondate le richieste del pubblico ministero Bruno Auriemma (aveva chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi), il collegio li ha riconosciuti vittime inconsapevoli e frastornate di una calunnia a fini politici.
In aula, Vitaliy Mykhalchuck, Volodymyr Stakhurky, Oleh Havrushsko hanno ascoltato e pianto. Stefan Kovpac non ce l´ha fatta. Ha saputo da casa, dove ormai lo costringevano non tanto gli arresti domiciliari ma una grave malattia polmonare contratta in venti mesi di inferno. Gli avvocati difensori dei quattro ucraini, Angelo Scudieri, Nello Di Sabatino, Serafina Poriello, Gennaro Lettieri vincono una battaglia che sembrava impossibile. Cominciata molto tempo prima che le cronache e gli esiti delle inchieste delle procure di Napoli e Roma incrociassero Mario Scaramella, che Aleksandr Litvinenko morisse a Londra avvelenato dal polonio. Dice Lettieri: «Questa sentenza dà ragione di speranza. Il tribunale ha condotto un lungo dibattimento con l´intenzione di chiarire fino in fondo questa vicenda. E la decisione, lo dico con grande chiarezza, è un atto di coraggio che fa giustizia di falsità e calunnie».
Già, «calunnie». Confezionata da Mario Scaramella e Aleksandr Litvinenko, la frottola del progetto di strage messo in piedi da «Kgb, Servizi e mafia ucraina» era stata consegnata alla squadra mobile di Napoli, che, nel giro di una notte, era stata quindi portata per mano dallo stesso ex consulente della Mitrokhin a fermare un furgone che normalmente faceva servizio tra Leopoli e Napoli per rifornire di chincaglierie i mercatini locali. In due bibbie di cartone, scavate al loro interno, erano saltate fuori due granate. Peccato che qualcuno ce le avesse messe di proposito e all´insaputa dei passeggeri. Un perfetta messa in scena di cui pagavano il prezzo quattro innocenti, ma su cui poteva avventarsi il senatore Paolo Guzzanti.
Nell´ottobre 2005, nell´immediatezza dei fatti, l´allora presidente della Mitrokhin non mette in dubbio neppure per un istante di essere l´obiettivo del «progetto di strage». Un anno dopo - ottobre 2006 - se ne dice ancora convinto, difendendo l´architetto della calunnia (Scaramella) che è il motore del processo. Facendo il suo ingresso, come testimone dell´accusa, nell´aula di Teramo dove si celebra il dibattimento, dice sotto giuramento: «Ho il ragionevole sospetto, confortato da notizie di stampa che ho letto dopo il ritrovamento, che si trattasse di un attentato nei miei confronti. Scaramella si è comportato come qualsiasi cittadino che si trovi in presenza di una notizia di reato». Appunto. Una calunnia più un «ragionevole sospetto» fanno venti mesi di reclusione per quattro innocenti.

CARLO BONINI da Repubblica del 23/5/07

 

                

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