Un Generale Speciale
Cosa ha di speciale
questo generale oltre al nome? Di speciale ha che è
stato imposto da quel Niccolò Pollari, ex capo
del Sismi, coinvolto in tutte le ultime porcherie
dei servizi: da rapimento dell'Imam, alla scandalo
Telecom, dal Laziogate a al Nigergate. Diresse le
operazioni che condussero alla morte di Nicola
Calipari. Insomma uno di quei personaggi che
rifulgevano durante l'epoca buia della Strategia
della tensione, delle stragi, del caso Moro. Oggi
usano sistemi più soft, ma non meno schifosi.
Per questo solo fatto
Speciale non è un uomo affidabile.
Come sostiene anche
Bonino sotto, ma come si era intuito da tutti gli
scandali che facevano più o meno capo al
nucleo della GdF di Milano, si era lì
costituito un nucleo di spinoni, degno della peggior
tradizione dei servizi deviati italiani.
Intollerabile che
questo grumo di potere oscuro, sicuramente in parte
eterodiretto da Berlusconi e la sua banda,
continuasse a fare si suoi porci comodi. In effetti
Visco va premiato per essersi accorto per primo
che li c'era un problema e per aver tentato di
risolverlo.
Finalmente Prodi ha
preteso ed ottenuto la rimozione di Speciale che
manco però è stato cacciato a calci in culo, ma,
sulla scia di Pollari viene destinato ad altro
prestigioso incarico.
Insomma quando si
metteranno questa gente in condizione di non
nuocere?
Quelli della destra
chiaramente gridano allo scandalo, alla rivoluzione,
al golpe.
Eh già quel grumo di
potere oscuro, era stato costituito da
Brelusconi e complici, per assicurarsi
praticamente il controllo occulto del paese. Cosi si
spiegano tantissime cose. Le intercettazione che
uscivano sui giornali ella destra sempre
contro uomini del centrosinistra, certe esagerate
timidezze della sinistra che sa che da quel
nucleo di Milano possono partire scandali. Cosi
sembra più chiaro il quadro anche dei brogli
elettorali.
Tante vicende si
tengono assieme: lo scandalo telecom, le uscite sui
giornali delle intercettazioni che colpiscono i
vertici dei DS, il rapimento dell'Imam, Le
intercettazioni di strane agenzie investigative, la
morte di bove, i brogli elettorali. E tutti
partono o passano o arrivano a MIlano. Tutti passano
per un telefono o per le linee telefoniche. Telefoni
e linee gestiti da Telecom. Non bisogna essere
dietrologi per capire cosa si sta muovendo dietro le
quinte. Ed avanzo l'ipotesi che la
sollevazione del conflitto di poterei con la
magistratura che indaga sul rapimento dell'Imam è
figlia della paura del ricatto.
Nessuna meraviglia sui
comportamenti della destra il cui capo è un ex(?)
piduista ( tessera 1816). Destra imbottita di
massoni, pregiudicati e mafiosi. Esattamente
quel grumo di poteri che controlla l'Italia da
tantissimi anni e che nessuno sembra in grado di
spezzare.
Voglio ritornare anche
sul comportamento di Di Pietro, che ha presentato
mozione di sfiducia contro Visco, rischiando di far
passare la richiesta tutta strumentale della
destra. Semplicemente indecente. Sono indignato. La
mozione presentata contro il collega Visco è una
porcata degna del peggior forzitaliota.
Perchè di Pietro, ex
magistrato, uomo di potere, non poteva ignorare la
controinchiesta di Bonino che ha smontato pezzo per
pezzo tutte le accuse lanciate dal giornale. Il
signor Di Pietro non poteva non vedere che il nucleo
della GdF di Milano costituiva un problema seria.
Insomma i vertici del
Sismi rispondevano al vecchio padrone e non al
governo in carica. Di Pietro dorme? Se ne ferga?
Pensa solo ai cazzi suoi e si sta smarcando dal
governo che ormai sembra andato tra la litigiosità e
l'insipienza (oltre alle trappole della destra)??
Di Pietro ha detto che
era una sorta di difesa della procura di Milano
attaccata dal governo. Peggio ancora, perchè
strumentalizzare un caso cosi, mettendo in
discussione un collega di governo e e minando la
credibilità del governo stesso non è accettabile.
Anzi è peggio che se fosse solo dettata
dall'ignoranza dei fatti ( casa già gravissima per
un ministro).
Di Pietro dovrebbe
andarsene, se avesse un pò di dignità, insieme al
generale speciale.
Quest ' uomo, che
stimavo tantissimo, si è rivelato peggiore degli
altri: opportunista, assetato di potere,
qualunquista.
Forse avevano ragione
i suoi nemici ai tempi di tamgentopoli, dispiace
dirlo ma è cosi.
E pretende anche di
fare il moralizzatore.
Perchè un giudizio
cosi duro? Perchè mentre Di Pietro predica benissimo
nella pratica compie operazioni come quelle di Torre
de Greco. Ma anche di Castrocaro e Civitaveccia ( e
chissà in quanti altri posti!).
Vi
racconto l'ultima del fustigatore dei politici,
riportandovi un post appena inviato al suo
blog:
"A Torre del Greco, provincia di Napoli, 110 mila
abitanti, quarta città della Campania l’IDV
capeggiata da un ex deputato di FI , primo non
eletto alle elezioni del 2006, ha fatto alleanza
con la destra, per l’elezione a sindaco. L’ex
deputato è il candidato di una coalizione che
comprende Udeur, FI, An, più una decina di liste
civiche che imbarcano il peggio del peggio (idem a
sinistra !!). Indovinate chi è la guest star
dell’alleanza? La lista Italiani nel mondo di quel
tale Sergio De Gregorio eletto al senato in IDV e
passato a destra il giorno dopo.
Quello che disse che andava a votare contro la
maggioranza che lo aveva eletto “anche in barella”.
Di Pietro sostenne che fu un tragico errore. E
questo invece cosa è?
Questa è esattamente il genere di operazione che Di
Pietro non manca di denunciare un giorno si e
l’altro pure nei politici come Mastella.
Ora che dice? E’ un errore tragico anche questo? Mi
pare che gli errori siano un metodo del caro Di
Pietro che predica bene ma razzola male, anzi
malissimo, alla pari degli altri politici che lui
pretende pure di fustigare. Poi dicono che uno
diventa qualunquista ed ha la nausea della
politica".
giuseppe galluccio 2/6/07
Da sconosciuto
generale imposto da Pollari allo strappo finale Oggi
Speciale forse alla festa del 2 Giugno, pensa un
ricorso al Tar
L'ultima partita
del Comandante "Andarmene? Non ci penso neanche"
di
CARLO BONINI
NELL'EPILOGO, dunque, il generale di fanteria
Roberto Speciale da Petraperzia (Enna), "Ciccio il
comandante", come ama farsi vezzeggiare dai suoi
amici forzisti e di Alleanza nazionale, non batte i
tacchi. Nella sua uscita non c'è traccia di uno di
quei suoi "Ossequiosamente obbedisco",
"Subordinatamente La saluto", con cui per dodici
mesi ha omaggiato un nuovo padrone politico cui
scavava la fossa. In trenta minuti di colloquio in
via XX Settembre, comunica al ministro dell'Economia
Padoa-Schioppa, che gliele chiede, che lui alle
dimissioni "non ci pensa nemmeno". Si fa mettere
alla porta e destituire dal comando con effetto
immediato lasciandosi offrire un posticino alla
Corte dei conti (che forse accetterà, o forse no).
Perché questo contemplava il format che il
centro-destra aveva scritto e che con diligenza lui
ha interpretato in queste due settimane. L'uscita di
scena doveva essere rumorosa. E rumorosa è stata.
Perché, da oggi, in un'ultima operazione di "spin",
rumore possa chiamare altro rumore ("La destituzione
è un golpe". "Un attentato alla Costituzione".
"Un'esecuzione gappista") convincendo il Paese di
essere rimasto orfano di un generale "spezzaferro",
di un "civil servant", che non si è piegato
all'arroganza della politica.
Roberto Speciale non è stato né l'uno, né l'altro.
Roberto Speciale è un fungo cresciuto nel sottobosco
in cui, per cinque anni, il centro-destra ha
coltivato un disegno di controllo degli apparati che
doveva avere nell'intelligence politico-militare, il
Sismi di Nicolò Pollari, e nelle Fiamme Gialle, un
nuovo potente e pervasivo strumento di controllo e
intervento a uso politico. Un grumo di potere non
più misterioso almeno da quattro anni. Di cui il
governo di centro-sinistra conosceva e conosce
uomini e coordinate. Di cui ha fatto le spese (la
campagna sul caso Unipol, le intrusioni abusive
nelle anagrafi tributarie, il sistema di spionaggio
illegale in Telecom). Ma a cui sin qui non ha voluto
(o potuto) mettere mano. Per insipienza, per miopia,
per divisioni interne. E a cui oggi sacrifica, non a
caso, il viceministro Vincenzo Visco (l'unico, a
quanto pare, ad aver avvistato per tempo "criticità"
che altri non hanno voluto vedere).
Eppure, non era necessario un indovino per intuire
come sarebbe andata a finire. Per comprendere quale
fosse la posta in gioco. Nell'autunno scorso, con
l'uscita di Pollari dal Sismi, Speciale perde il suo
mentore e rimane unico custode della potente
macchina che, nel luglio 2003, gli era stata
consegnata con ben altre e per lui più consone
mansioni. E' un Carneade, "Ciccio il comandante". E,
in quell'estate, quando decidono di nominarlo
comandante generale della Finanza, Berlusconi e
Tremonti ne ignorano persino l'esistenza. E' Nicolò
Pollari, siciliano come Speciale, che garantisce per
lui. Che ne sollecita e impone la nomina.
E' l'uomo giusto, al posto giusto, al momento
giusto, ragiona l'allora direttore del Sismi. E' una
muffa degli Stati Maggiori della Difesa che a fatica
ha superato l'Accademia militare di Modena. Un
burocrate furbissimo con un debole per le belle cose
(arredi e orologi), la bella gente, i bei luoghi
(Capri). Che in dieci anni (dal 1993 al 2003), da
poltrone di nessuna visibilità, ha coltivato una
fitta rete di benevolenze. Ha comandato infatti il
primo Reparto dello Stato maggiore Esercito e quindi
il primo Reparto dello Stato maggiore Difesa, da
dove ha controllato "il personale" (avanzamenti e
stato giuridico della truppa e dei quadri ufficiali.
Per un periodo anche la leva).
Nell'estate 2003, Pollari ha bisogno di una testa di
legno che governi per conto terzi (per suo conto) la
Guardia di Finanza. Il tempo necessario al governo
di destra per varare la riforma che (come per
l'Arma dei carabinieri) dovrebbe consentire di
nominare al comando del corpo un proprio generale.
Che prepari cioè a Pollari, generale di corpo
d'armata delle Fiamme Gialle, il suo grande rientro
quando si tratterà di lasciare il Sismi. E' un piano
di cui Pollari si compiace e che Speciale racconta
in giro, vantandosene. Pollari dispone. "Ciccio"
esegue. Il Sismi si gonfia di ufficiali della
Finanza e, va da sé, anche del figlio di Speciale,
cui per qualche tempo viene affidato (con esiti
disastrosi) il centro di Abu Dhabi. Speciale
ridisegna i vertici del Corpo con organigrammi
dettati da Pollari e dal suo delfino, il generale
Emilio Spaziante, che dalla Lombardia (di cui
controlla ogni ufficiale) viene portato a Roma, come
capo di Stato Maggiore. Speciale fa e disfa,
ritenendo di non dover neppure informare il suo
comandante in seconda.
Poi, il piano Pollari va a farsi
benedire. E con lui la direzione del Sismi e
l'osmosi tra la nostra intelligence militare e le
Fiamme Gialle. Speciale resta il solo garante, con
pieni poteri di comando, di una ragnatela
pazientemente tessuta per quattro anni. Di un
apparato che è stato il braccio operativo
dell'esecutivo di ieri, oggi opposizione. Il
tentativo di Visco di cominciare a intaccarne i
gangli (Milano) è troppo. Ma è anche una magnifica
occasione. L'operazione può cominciare. E Speciale
ne conosce l'epilogo. Si aggiusterà la fascia in
vita e si farà saltare come un martire nel governo
di centro-sinistra. Forse, farà qualcosa di più. Se
è vero, come dicono quando ormai è notte, che oggi,
da destituito, sederà ai Fori imperiali nel palco
autorità della Festa della Repubblica. Se è vero che
in queste ore lo accende l'idea di mummificarsi in
Viale XXI Aprile ricorrendo a qualche tribunale
amministrativo contro la decisione del governo.