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Ormai anche quelli che accusavano di
catastrofismo chi parlava di certe cose si è dovuto convincere che
gli sconvolgimenti naturali, il depauperamento delle risorse
naturali saranno i problemi del futuro. Un futuro che è già aggi
vista la velocissima progressione dei malesseri della
"civilizzazione" e del "capitalismo".
Il consumismo selvaggio imposto
dal liberismo a sua volta selvaggio porta con se delle
controindicazioni che fino ad ora si era finto di non vedere. Alla
stregua della polvere nascosta sotto il tappeto.
I problemi sono sostanzialmente due: produzione di scorie con
relativo inquinamento e sconvolgimenti climatici e consumo delle
risorse che non sono infinite. I cambiamenti climatici dovuti
soprattutto all'effetto serra sono sotto gli occhi di tutti e
nessuno lancia più accuse di catastrofismo a chi pone da tempo
queste questioni. E' sotto gli occhi di tutti anche il
fatto che il controllo del petrolio, risorsa energetica
principe, costa guerre sempre più feroci, lunghe, costose, forse
insostenibili...soprattutto perchè la gente sembra poco propensa a
combattere e non sempre ci si può inventare un 11 settembre per
mobilitare la popolazione occidentale.
Come se ne esce? C'è un solo modo:
smetterla con il liberismo, il capitalismo selvaggio. Non so come la pensate ma una cosa è
certa. Tutti questi problemi sono dati dall'imposizione di un
capitalismo selvaggio, voluto sostanzialmente dalle multinazionali,
che giova ad un ristretto numero di persone, ma danneggio tutti. La logica del profitto divenuta
primaria fa si che ci si scordi dell'inquinamento, del consumo delle
risorse, delle vite umane sacrificate.
E fin qui poterebbe essere
anche "naturale". Quello che non è naturale, ma assolutamente miope
è che si sta consumando il futuro dei nostri figli, che è anche il
nostro e di tutta la specie umana. Venti anni fa si diceva che nel giro
di 50 anni paesi poco sviluppati come Cina ed India si sarebbero
evoluti e avrebbero cominciato a consumare come noi. Questo avrebbe
provocato il collasso del pianeta. Beh ci siamo arrivati in 20 anni e non
in 50.
La Cina sta conoscendo uno sviluppo enorme, selvaggio, senza
regole, in nome dell'arricchimento a qualunque costo. Idem l'India.
Cosi vediamo che nel giro di 5 anni il cambiamento climatico è
avvertibile da tutti. Chiaro allora che la condizione
necessaria per invertire la rotta o almeno per cercare di rallentare
il fenomeno è la messa in discussione del modello di sviluppo
capitalista. Questo fino ad ora si era retto sul
fatto che il 20 % della popolazione controllava tutte le risorse e
ne consumava l'80%. Ma ora non è più cosi. nazioni
emergenti vogliono la loro fetta di "bottino". E se il punto di
arrivo sono i nostri consumi, la catastrofe è imminente. Se Cina ed
India si avviano ai nostri ritmi di consumo significa calcolare un
miliardo di frigoriferi, di lavatrici, automobili, in più, per
tacere del resto (acqua, scarichi industriali, polveri, fumi...). Tutti
apparecchi che consumano energia e producono scorie.
L'effetto serra già ora oltre il
livello di guardia ci soffocherebbe tutti. Bisogna che noi ci fermiamo e che si
obblighi il resto dell'umanità a svilupparsi con un po' di
intelligenza.
Ma noi non l'abbiamo fatto. Ci siamo
sviluppati grazie alla possibilità di consumare quanto rapinavamo al
resto del mondo. Ora come si fa a chiedere agli altri di essere
"virtuosi". Se poi abbiamo a che fare con un tipo
come
Bush che afferma in maniera assolutamente criminale : "Il
modello di vita americano, i suoi consumi, non sono negoziabili".
siamo nella merda.
Se paragoniamo i consumi tra la
parte ricca del mondo e quella povera ci rendiamo conto che
non può continuare a lungo in questo modo. Già detto del 20 % della popolazione
più ricca che consuma l'80 % delle risorse. Circa 2 miliardi di
individui vivono con meno di 2 dollari al giorno. Allevare una vacca
ne costa 5. Il consuma minimo di acqua della parte ricca è di 40 Lt
al giorno. I due miliardi di cui sopra ne hanno
meno di un litro. Circa diecimila esseri umani muoiono
ogni giorno per mancanza d'acqua. Si prevede che nel 2020 il numero
delle persone che non avranno accesso all'acqua arriverà a quattro
miliardi, cioè la metà della popolazione mondiale (1).
Logico che siano incazzati un
pochino. Voi cosa fareste?
Dobbiamo tutti metterci in testa che
dobbiamo rinunciare ad una parte dei nostri consumi, a cambiare
stile di vita, a privilegiare questioni che sono state abbandonate
in nome del profitto.
Lo so sono un inguaribile sognatore.
Noi popolo bue non decidiamo niente. Chi controlla le leve del
potere, l'informazione, ha il monopolio della violenza e fa di
noi quello che vuole. Anche se una parte crescente della popolazione
ormai si rende conto delle anomalie insostenibili del nostro modello
di vita, in realtà no ha, non abbiamo alcuno strumento per incidere
sulle scelte che riguardano le nostre vite. Le presunte democrazie
occidentali, modello esportazione, sono delle scatole vuote, dei
simulacri senza contenuti. Ci hanno privato anche dell'unica scelta
possibile : il voto. Vuoi perchè l'informazione è controllata
e manipolata dal potere, quindi la stessa formazione del
consenso è manipolata, vuoi perchè la politica è divenuta merce
esattamente come tutte le altre cose, quindi chi ha più denaro
controlla anche la politica.
Tutto è sotto il dominio
dell'economia, in mano ad un potere, o ad alcuni centri di potere
che si accordano tra di loro. ma che anche quando si fanno la
guerra sono pronti poi a d allearsi per difendere il loro
privilegio a decidere. Rigettando tutte le istanze dal basso. per
questo i movimenti i democrazia diretta sono cosi osteggiati., Vuoi
siano i no-global. vuoi siano i nostrani girotondi. Il potere, tutti
i poteri, si alleano sistematicamente contro queste forme di
democrazia che sono ormai le uniche ad avere un senso.
Però non c'è alternativa. O ci
riappropriamo della capacità di scegliere per le nostre vite o
soccomberemo tutti.
Da non violento penso che quest'
operazione sia possibile solo attraverso il conflitto, magari
anche violento.
giuseppe galluccio
30/4/07
1
R. Petrella, Il Manifesto dell'acqua. Il diritto alla vita per
tutti, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2001, p. 20.
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