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C'è poco da dire. Il silenzio del
nostro governo è disarmante. Se qualcuno aveva dei dubbi, penso sia
chiaro che c'era un disegno preciso di sbattere via Emergency.
Evidentemente la mancanza di peli sulla lingua di Gino Strada dava
troppo fastidio agli Americani. Cosi il loro governo fantoccio gli
ha tolto dalle scatole il fastidio. Merde!!
Kabul
distribuisce cliniche e ospedali di Emergency
Da sabato il governo di Kabul subentra ufficialmente a Emergency nei
tre ospedali e 28 punti di primo soccorso che l'organizzazione
italiana ha sparsi in tutto l'Afghanistan[...]
Fra le ipotesi al vaglio delle autorità afgane per la gestione dell'
ospedale di Kabul, in particolare, c'è quella del «governo italiano
attraverso la Cooperazione» svela il portavoce. Resta in pedana
anche la Fondazione San Raffaele del prete manager don Verzé che si
era fatta avanti dando la sua disponibilità a subentrare
«temporaneamente» all'associazione di Gino Strada.
(consultare la voce "sciacallo" sul Devoto-Oli).
Ma il portavoce del ministro Said Mohammad Fatimieh che ha requisito
le cliniche chiarisce che il governo Karzai preferirebbe che
dell'ospedale di Kabul se ne occupasse direttamente il governo
italiano, tramite «la Cooperazione italiana». «Per il momento non
posso dare dettagli, - dice il portavoce del ministro - ma il
governo italiano ha dei rappresentanti in Afghanistan e stiamo
portando avanti contatti ufficiali con loro». A quanto dice Fahim la
questione non è stata sviscerata dal ministro del Esteri Massimo D'Alema
durante la visita a Kabul di lunedì scorso.
Il San Raffaele si è offerto di gestire l'ospedale di Kabul,
conferma il funzionario governativo. «L'opzione resta aperta anche
ad altre agenzie internazionali, da parte nostra non ci sono
preclusioni - assicura - ma certo preferiremmo che l'ospedale
continuasse a essere gestito da italiani». In attesa di una
soluzione stabile, il pronto soccorso di Kabul sarà riaperto già
domenica o da lunedì dal personale afghano, che lo mandeà avanti
«per il tempo necessario» con l'aiuto degli altri ospedali
cittadini.
Per quanto riguarda l'ospedale di Lashkargah nel distretto di
Helmand - quello il cui direttore del personale era Ramatullah
Hanefi ancora detenuto nelle carceri afgane e all'origine del ritiro
di Emergency dal paese - riferisce Fahim, «sono già state concluse
le trattative con il Comitato Internazionale della Croce Rossa».
«Una loro missione esplorativa era prevista già per oggi, ma a causa
di problemi logistici è stata rinviata a domani: molto presto si
insedieranno nella struttura per far fronte alle esigenze della
popolazione locale» dichiara.
L'ospedale di Anabah, nel Panshir, è invece «già attivo da oggi» -
sabato - e verrà gestito direttamente dal governo centrale di Kabul
che impiegherà per questo progetto una bella fetta dei fondi
speciali internazionali destinati ai servizi di base nelle tre
province disagiate di Panshir, Kapisa e Parvan.
Anche le 28 cliniche con punti di primo soccorso e presidi
ambulatoriali resteranno nelle mani degli afgani e verranno affidati
alle autorità sanitarie provinciali. «Al personale medico e non
abbiamo garantito che su base annuale riceveranno più o meno lo
stesso stipendio di prima, se non esattamente lo stesso. Sugli
incentivi vedremo» afferma ottimista il portavoce della Sanità
afgana.
Sui rapporti con Emergency non sembra esserci alcun rimpianto:
«Avevamo già spiegato all'organizzazione italiana che i malati e i
bisognosi non potevano aspettare per sempre. Un membro dello staff
di Emergency (Rahmatullah Hanefi, ndr) è ufficialmente sotto accusa
in un caso che ha visto un giornalista afgano Adjmal Naqshbandi
assassinato dai talebani e ora Emergency, che si definisce
un'organizzazione umanitaria, con la scusa che il suo staff è sotto
accusa, interrompe le sue attività pretendendo di mettersi in una
posizione di attesa. Ma i malati non possono stare in stand by»
denuncia Fahim. «Sotto la pressione degli abitanti delle province,
avevamo chiesto a Emergency di tornare in Afghanistan e riprendere
le sue attività entro la data del 21 maggio. Poi la scadenza è stato
rinviata al 25 maggio, cioè a ieri - ricorda - Ora l'ultimatum è
scaduto».
«È chiaro ed evidente ormai - replica Emergency - come l'arbitraria
fissazione di un "ultimatum"per il 25 maggio fosse un mediocre
espediente per espellere Emergency senza assumerne diretta ed
evidente la responsabilità. Di questa iniziativa non e' vittima una
Ong ma la popolazione afgana,che ha ripetutamente sollecitato le
autorità del paese a rendere possibile il ritorno di Emergency».
Emergency considera questo esito facilitato «dall'indifferenza e
dalla sostanziale complicità del governo italiano». E torna a
chiedere una pressione vera per la liberazione di Rahmatullah Hanefi,
che da oltre due mesi «subisce dal governo Karzai vessazioni e
abusi».
Lunedì scorso durante la visita a Kabul il ministro D'Alema aveva
chiesto alle autorità afghane che l'ambasciatore Sequi potesse
almeno visitare Rhamatullah in carcere, visto che non ha neppure
diritto a una difesa legale perché accusato di omicidio, ma fino a
domenica non risulta che il diplomatico italiano si sia potuto
recare nella sua cella a Kabul.
tratto da
l'Unità
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