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L'articolo sotto, sulle
lezioni Messicane, è stato tratto dal Blog di
Gianluca Freda
che l'ha tradotto. L'articolo originale in
inglese lo trovate
QUI.
Come molti sapranno le elezioni messicane hanno
dato luogo a feroci contestazioni del
candidato delle sinistre, perchè ci sono
sospetti, in verità più che sospetti, sulla
regolarità del voto.
Freda dopo la lettura dell'articolo di di aver
cambiato parere . All'inizio credeva che gli
ipotetici brogli fossero stati fatti con l'
elettronica, dopo la lettura si dice convinto
che siano stati fatti sul cartaceo, cioè sulle
schede. Come detto più volte nelle pagine del sito, io
sono convinto che la notte dello spoglio è
successo qualcosa. ma non c'è possibilità di
dimostrare se ci siano stati brogli, nè in che
modo siano stati fatti. Leggendo l'articolo è però evidente che un
broglio simile in Italia non sarebbe possibile.
Si dovrebbero ipotizzare seggi completamente di
destra, con tutti i componenti disposti a
truccare le schede, ma anche ammesso che ciò
fosse possibile sappiamo tutti che i DS
mantengono una struttura elettorale eccellente e
capillare. Hanno rappresentanti in moltissimi
seggi, tutti ben preparati. Perciò pensare che
si possano truccare milioni di schede in
migliaia di seggi mi pare assurdo. Quante persone dovrebbero essere coinvolte? Come
poterebbero essere sicuro che nessuna delle
migliaia di persone dopo non parli, per un
motivo o per un altro. Certo è possibile comunque che si faccia, ma è
contro ogni logica. Potrebbe essere più probabile che si
sostituiscano i verbali , nelle prefetture o al
ministero dell'Interno, contando sul fatto che
fanno fede quelli e nessuno riconta le schede. Allora qual'è il senso dell'articolo sotto?
Prima di tutto il grafico che ricorda quello
delle elezioni italiani. Maledettamente simile.
Poi i commenti del professore di statistica, che
conferma che per avere un simile grafico bisogna
credere ai miracoli.... Infine che dagli USA, al Messico, all'Italia
pare che manco più le elezioni sino garantite.
Cioè il momento topico della democrazia, la sua
stessa essenza, sta diventando una burla. Per
cui la democrazia è ridotta a puro fatto formale
senza alcun contenuto. conclusioni finali, dovrebbero convincere anche
le anime belle che non è in alcun modo
auspicabile il passaggio da votazione cartacee a
votazioni digitali. Col cartaceo rimane la
possibilità di controlli, per quanto difficili,
con l'elettronica tale possibilità verrebbe
meno. PC sono ottimi strumenti, ma non garantiscono
alcuna sicurezza dato che sono facilmente
violabili e manipolabili.
Giuseppe
Galluccio 24/8/06
La lezione messicana sui rischi del
voto cartaceo
di Greg Palast
(dal Guardian, 7 agosto 2006)

Nei sei anni durante i quali ho indagato su
quel campionato di furto con scasso che in
America chiamiamo “elezioni”, è andata
crescendo una nuova industria della Riforma
Elettorale. Ciò è un bene. Quel che invece
mi preoccupa è che la maggior parte dello
sforzo si sia concentrata sul tentativo di
impedire l’installazione di apparecchi per
il voto elettronico. Le schede cartacee, ci
è stato detto, salveranno la nostra
democrazia. Beh, scordatevelo. Durante il weekend, il
partito che governa il Messico ci ha
mostrato come sia possibile truccare le
elezioni nonostante l’intera popolazione
utilizzi le schede cartacee più semplici del
mondo. Sabato scorso il tribunale elettorale
messicano noto come “TRIFE” (si pronuncia
come si scrive) ha ordinato un riconteggio
delle schede dopo le discusse elezioni
presidenziali del 2 luglio scorso. Beh, non
esattamente un riconteggio del tipo
“contiamo tutte le schede”, ma una revisione
del 9% dei 130.000 seggi della nazione. La “soluzione 9%” è stato il maldestro
tentativo del TRIFE di mettere a tacere le
proteste delle molte centinaia di migliaia
di sostenitori di Andres Manuel Lopez
Obrador che si erano riuniti nella capitale
occupandone la via principale. Lopez Obrador,
lo sfidante di sinistra conosciuto anche
come AMLO dalle iniziali del suo nome,
avrebbe perso le elezioni presidenziali per
appena uno 0,5 di voti di scarto. Dico “avrebbe perso” perché, mentre George
Bush si congratulava con il suo amico Felipe
Calderon per la vittoria, le prove che ho
potuto osservare a Mexico City urlano che
probabilmente il vero vincitore della
competizione è stato lo sfidante AMLO. Il presidente Bush dovrebbe prendere in
considerazione alcune spiacevoli verità
riguardo il conteggio dei voti in Messico:
Primo: gli exit poll raccolti dall’Instituto
de Mercadotecnia y Opinion su un campione di
80.000 elettori indicavano che Obrador aveva
battuto Calderon con un 35, 1% contro il
34,0%.
Secondo: i risultati che arrivavano
dallo scrutinio dei seggi sono stati
assolutamente fantascientifici. Sono stato
insegnante di statistica e ciò che ho visto
in Messico avrebbe lasciato sbigottiti anche
i miei studenti più brillanti.
[Avresti dovuto
vedere quel che è successo in Italia l'11
aprile, Nota del Traduttore]
Ecco l’enigma: le decine di migliaia di
postazioni elettorali della nazione iniziano
a far affluire i risultati verso la
capitale, in ordine sparso, dopo la chiusura
dei seggi. Perciò, dal punto di vista
statistico, ci si aspetterebbe che i
risultati rimangano pressochè immutati man
mano che il totale dei voti viene elaborato.
Come previsto, AMLO è rimasto per tutta la
sera in vantaggio, con un buon margine, sul
candidato di destra Calderon. Questo fino a
poco dopo mezzanotte. All’improvviso, i
seggi hanno iniziato a riportare vantaggi di
Calderon prima di cinque a uno, poi di dieci
a uno, infine, verso la fine degli scrutini,
di cento a uno.
Che cosa strana. Ho espresso le mie
perplessità al professor Victor Romero
dell’Università Nazionale del Messico, il
quale ha concluso che i risultati che
venivano riportati dovevano essere stati “un
miracolo”. [abbiamo miracoli così anche
in Italia!! Venite, venite a vedere!!, Nota
del Traduttore]. Le sue parole sono
state: “un evento di carattere religioso”,
ma statisticamente impossibile. C’erano due
sole spiegazioni, ha detto il professore: o
il padreterno stava truccando le elezioni o
funzionari del partito di governo avevano
iniziato a manipolare un numero massiccio di
schede quando si erano resi conto che il
loro candidato stava per perdere.
Come ci sono riusciti? “Facile facilino”,
come direbbero i miei bambini. In Messico il
voto per il presidente avviene con una
scheda a sé stante, senza alcuna indicazione
di partito. Chi non vuole votare per il
presidente, si limita a scartare la relativa
scheda. Non esiste sicurezza del voto. Nelle
zone in cui non esistono scrutatori
dell’opposizione affidabili (vale a dire in
circa un terzo del paese), chiunque può
inserire schede nelle urne elettorali, che
sono scarsamente sorvegliate. (AMLO ha
mostrato una cassetta registrata in cui una
di queste operazioni di manipolazione è
stata colta sul fatto).
E’ anche incredibilmente semplice far
sparire delle schede elettorali, escluderle
dal conteggio o semplicemente dichiararle
“nulo” (“nullo”, cioè illeggibile).
Il TRIFE, il tribunale elettorale ufficiale,
ha respinto la richiesta fatta da AMLO di
ricontrollare quei seggi da cui sono venuti
fuori i numeri “miracolosi”. Né il tribunale
ha voluto aprire e ricontare quel milione
circa di schede “nulle”, ufficialmente “non
attribuibili”, che rappresentano circa il
quadruplo della maggioranza virtuale di
Calderon.
Le schede elettorali messicane, vorrei
sottolinearlo, sono un modello di chiarezza,
con grandi simboli di ciascun partito su cui
è sufficiente tracciare una croce. Il
partito al governo vorrebbe farci credere
che un milione di elettori hanno fatto la
fila per votare, hanno preso la scheda, non
ci hanno fatto nessun segno, poi l’hanno
ripiegata e l’hanno messa nell’urna, facendo
finta di aver votato. Forse, come già
avvenuto in Florida nel 2000, quelle schede
“illeggibili” erano piuttosto leggibili. In
effetti, le poche urne elettorali su cui è
stato eseguito il riconteggio hanno rivelato
che le schede “nulle” erano in realtà voti a
favore di AMLO. Il tribunale ha deciso di
non indagare oltre.
Gli unici seggi in cui il TRIFE ha ordinato
un riconteggio sono quelli in cui i registri
elettorali letteralmente non avevano
registrato nulla. Seggi in cui l’aritmetica
era stata spenta. Si sono perfino rifiutati
di indagare su quei seggi le cui urne
elettorali sono state ritrovate nelle
discariche cittadine.
Ci sono altri “miracoli” che il TRIFE ha
deciso di ignorare: un risultato stranamente
misero, di appena il 44%, nello stato in cui
Lopez Obrador è più popolare, Guerrero
(Acapulco), a fronte di risultati che
altrove arrivano fino al 60%. I voti non
sono spariti, ha spiegato il partito di
governo, semplicemente i sostenitori dello
sfidante, sicuri della vittoria, non si sono
curati di andare a votare. Sicuri della
vittoria… in Messico?
In altre parole, nonostante le schede
cartacee, le elezioni sono state truccate,
alterate e manipolate.
Questo vuol forse dire che gli attivisti
americani dovrebbero smetterla di lottare
per le schede cartacee e arrendersi al
robo-voto, democrazia computerizzata in una
scatola? Cavolo, no! Lopez Obrador ha
portato centinaia di migliaia di persone
nelle strade, settimana dopo settimana, al
grido di “voto por voto”, ricontare ogni
singola scheda. Ma i sostenitori di AMLO
hanno potuto chiedere il riconteggio solo
perché le schede di carta rendevano il
riconteggio possibile. Se le elezioni
messicane si fossero tenute con le Diebold
special [le tristemente note macchinette
elettroniche usate per il voto americano,
NdT], non ci sarebbe stato alcun modo
di ricontare gli elettroni fluttuanti nel
ciberspazio.
Le schede cartacee rendono la democrazia
possibile, ma non garantita. Le schede
nulle, non gli elettori, hanno deciso il
presidente del Messico. L’unica altra
nazione che conosco con una percentuale così
alta di schede nulle sono gli “Estados
Unidos”, gli USA. [E l’Italia?, NdT]
E come in Messico i voti nulli, le schede
cestinate, invalide e respinte, hanno
sopraffatto la volontà degli elettori, così
è avvenuto anche a nord del Rio Grande nel
2000 e 2004. Le manipolazioni sul cartaceo,
non quelle via computer, hanno rubato la
Florida e l’Ohio. E ruberanno il Colorado e
il New Mexico nelle elezioni del 2008.
In altre parole, cari gringos attivisti, è
meglio che smettiamo di fissarci sulla
prestidigitazione via laptop e che
dedichiamo le nostre vite e le nostre
fortune a impedire i giochetti con liste di
registrazione, schede provvisorie, voto
postale, richieste di documenti agli
elettori e i meno attraenti, ma orribilmente
efficaci, metodi utilizzati per sopprimere,
invalidare o comunque nascondere il
voto.
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