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Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000

                                                                                     

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Disinformazione stile british

 

Anche se non ne capiscono bene i motivi è chiaro che l'articolo dell'Indipendent che parla della pericolosità dello skunk è raffazzonato, basato su loghi comuni, senza dar conto degli studi fatti in materia. Leggi anche questo

giuseppe galluccio 20/3/07

 

di Grazia Zuffa da Il Manifesto del 20/3/07

Dallo spinello allo «skunk», ovvero «come la droga sicura degli hippies è diventata un serio pericolo per la salute»: è il titolo a effetto dell'Independent, salutato con esultanza da buona parte della stampa italiana quale dietro front dell'importante testata da sempre a favore della decriminalizzazione della canapa. Un alleato in meno per il governo britannico che nel 2003 decise di declassificare la canapa (in una tabella fra le sostanze meno pericolose) con conseguente depenalizzazione del consumo; e un alleato in più per la destra italiana di governo che nel 2006 l'ha accomunata all'eroina e alla cocaina, con conseguente pesante ripenalizzazione; nonché un nuovo insperato appi­glio (dopo la pronuncia del Tar

del Lazio) per il correntone teo bipartisan, che vede nel codice penale l'unica via «etica» per trattare il tema droghe.

Scorrendo il pezzo: la nuova canna (lo skunk) «può essere 25 volte più potente di quella usata dalle passate generazioni», una vera e propria «bomba ad orologeria» per la salute mentale. In un giornale degno della sua fama, ci si aspetterebbe che la vexata quaestio dell'associazione fra consumo di canapa e disturbo mentale fosse trattata con una certa serietà, informando, magari in termini semplici, sulle più recenti revisioni della letteratura scientifica in merito. Niente di tutto ciò: si tratta del solito polpettone terrorizzante, a partire dalla storia della ragazzina che «fuma» e non riesce ad alzarsi più dal letto, alla testimonianza del sovrintendente Leroy Logan secondo cui «la declassificazione della canapa ha portato ad un uso estensivo della sostanza fra i giovani»; fino alla perla, «il boom della canapa super potente si riflette nel massiccio aumento di persone che soffrono di problemi di salute mentale a causa di ciò (sic!)». E via di questo passo. Non una parola circa il parere dello Advisory Council on the Misuse of Drugs (Acmd), l'organismo scientifico di consulenza del governo britannico, che, poco più di un anno fa, consegnava un documento proprio sulle due questioni affrontate dall'articolo: l'eventuale legame causale fra canapa e sviluppo di pro­blemi mentali, e la valutazione circa la concentrazione di Thc nella sostanza in circolazione. In contrasto con le certezze dell'Independent lo Acmd scrive: «Il consumo di canapa non è causa necessaria e neppure sufficiente dello sviluppo della schizofrenia:.nella peggiore delle ipotesi, il consumo di canapa può dare solo un piccolo contributo al rischio individuale di sviluppare la schizofrenia». E il «cannone» dei nostri giorni? La potenza dello hashish e quella della marijuana è rimasta pressoché invariata, mentre è aumentata quella della sinsemilla (lo skunk), fino al doppio (che è sempre un po' meno di 25 volte). Ma - precisano gli esperti - «la sinsemilla non è il prodotto dominante nel mercato» e dunque l'allarme non è sostenuto dai fatti. In più, non è

neppure detto che i danni della supercanna siano inevitabili ,perchè , possibile che i consumatori cerchino di adattare l'assunzione in modo da avere sempre la stessa concentrazione di Thc nel sangue. Insomma, è come una Gitane fumata al posto di tre sigarette extra light, per intendersi.

E la punta di lancia dialettica dei tanti e cosmopoliti teocavalieri, che presentano la depenalizzazione come un diabolico incentivo al consumo? Non solo non si è registrato alcun aumento nei consumi dall'entrata in vigore delle nuove norme inglesi, al contrario continua la tendenza ad un lento decremento. Con buona pace del sovrintendente Leroy. E tanta rabbia dei suddetti cavalieri, c'è da starne certi.

 

 

sempre da Il Manifesto del 20/3/07

Evviva, persino il quotidiano radical inglese The Independent cambia idea sulla cannabis e, dieci anni dopo aver lanciato la campagna per decriminalizzarne il consumo, in un editoriale di domenica firmato Jonathan Owen recita il mea culpa. Il perché è presto detto: il prestigioso tabloid ci racconta che nel frattempo in Gran Bretagna, sul mercato illegale di stupefacentí, si è diffusa una varietà di marijuana, la Skunk, «ben 25 volte più potente» di quella comune, e «più pericolosa dell'ecstasy e dell'Lsd». Una sostanza che sta diventando un vero e proprio dramma per gli adolescenti inglesi. Tanto che «nell'ultimo anno più di 22 mila persone, la metà minorenni, ha chiesto aiuto ai servizi». Ma l'Independent va oltre e, anticipando il prossimo numero della rivista scientifica Lancet, cita uno studio che proverebbe il rapporto tra l'uso della cannabis e alcune malattie psichiche, come la schizofrenia. Lo fa in tre righe: po­che battute per spiegare un punto su cui la comunità scientifica internazionale dibatte da almeno 20 anni.

Evviva, dunque. Peccato però che è come dire: scusate ci siamo sbagliati, dieci anni fa parlavamo di alcol intendendo Barolo e oggi abbiamo scoperto l'esistenza dei superalcoli­ci che uccidono. A pensarla così sono in molti e non solo antiproibizionisti. Abbiamo raccolto tre pareri: il sociologo Guido Blumir autore di numerosi saggi sulla cannabis, il tossi­cologo Gian Luigi Gessa, docente di Neuropsicofarmacologia all'università di Cagliari, uno dei più autorevoli esperti italiani in materia, e il professor Piergiorgio Zuccaro, direttore dell'Osservatorio fumo alcol e droga dell''Iss e membro della commissione che stilò le famose tabelle correlate alla Fini-Giova­nardi poi ritoccate dalla ministra Livia Turco.

Premesso che tutti. aspettano di vedere lo studio del Lancet, Blumir fa notare che «la skunk è una sostanza psichedelica, più vicina. all'Lsd che all'ecstasy. Nasce circa 17 anni fa come incrocio tra le più potenti qualità conosciute: l'afghana, la Mexican Acapulco gold e la Colombian gold e ha circa il 25% di Thc (principio attivo), mentre la marijuana di bassa qualità ne contiene il 5%». Niente di nuovo nell'articolo, per Blumir, perché da tempo «c'è un mercato giornalistico che ri­chiede questo tipo di studi sulla cannabis fatti da università non prestigiose in cerca di visibilità, un po' come le foto di Corona. Come dice Lester Grispoon, docente di Harvard, per nessun altro farmaco sono mai stati ripetuti-studi così a lungo senza per altro mai arrivare a risultati certi. A fronte di 15-17 lavori che ipotizzano legami di causa effetto con la schizofrenia, ce ne sono circa 40 mila che dicono il contrario». In Italia però, come a Londra, è infinitamente più facile trovare della buona cocaina, conclude Blumir che suggerisce agli inglesi, «che non hanno il Vaticano», di «legalizzare la cannabis comune e non la Skunk: l'unico modo di informare il consumatore sulla pericolosità, le controindicazioni e le malattie che potrebbe scatenare. E salvaguardare così gli adolescenti che sono i più esposti nel mercato illegale».

Anche Zuccaro sostiene che «un allarme di carattere generale non è utile» e che «nel mercato illegale non si va col bilancino in mano». “L'Independent fa marcia indietro perché loro sostenevano la liberalizzazione: è un fatto politico ma che riguarda solo quel giornale», dice. E avverte: «Che il Thc sia una sostanza che faccia male non c'entra però con la soglia che distingue il consumatore dallo spacciatore». Una soglia, aggiunge, «stabilita solo dalla politica».

Per Gessa «la cannabis fa male ai giovanis­simi non adeguatamente seguiti che possono sviluppare dipendenza e essere spinti a sperimentare altre sostanze. Ed è pericolosa per coloro che hanno un disturbo mentale latente, come la schizofrenia, che può esser - svelato sotto l'effetto dello stupefacente». Fu mare quindi non aumenta il rischio di malattie mentali ma le può rivelare. «Lo riferiscono molti studi universalmente riconosciuti, come quello di Andreasen che seguì per 10 anni circa 8 mila soldati di leva scoprendo che tra i consumatori di cannabis c'era una percentuale di schizofrenici superiore di 4 volte rispetto ai non fumatori. A Differenza dei falchi del proibizionismo l'interpretazione di molti è che le persone schizofreniche sono più attratti dalla marijuana, come pure dalle sigarette, perché fumare li fa stare meglio in quanto stimola la produzione di dopamina da parte del sistema limbico che controlla desiderio e piacere». Naturalmente tut­to dipende dalle dosi: «Grosse quantità possono anche produrre effetti deliranti». «Nulla di permanente però: anche la mancanza di memoria e i rallentamenti nell'apprendimento tipici, o le crisi di ansia e panico che però ne scoraggiano l'uso, spariscono dopo poche ore». «Una droga comunque che, come l'Lsd, non uccide: niente a che vedere con le migliaia di morti l'anno da alcol e tabacco», conclude Gessa che su una cosa non ha dubbi: «Legalizzare significa mettere regole, mentre col proibizionismo paradossalmente lo stato non tutela gli adolescenti che hanno a disposizione un mercato senza re­gole aperto 24 ore su 24».

 

                

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