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06/05/2007
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L'industria perfetta: la
comunità terapeutica
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Israele. La
cannabis per abbassare la pressione sanguigna
14-06-2006, ore 19:11:35
Un componente che sintetizza i componenti della
pianta della cannabis riduce la pressione sanguigna. Metodo
sviluppato da un dottorando della Hebrew University di
Gerusalemme.
Yehoshua
Maor,
per il lavoro sull'efficacia dei cannabinoidi sui
cardiovascolari, e' stato uno dei vincitori del
Kaye Innovation Awards del 2006. Premio istituito
dall'industria farmaceutica inglese Isaac Kaye, che incoraggia i
ricercatori e gli studenti dell'universita' HU allo sviluppo di
invenzioni, con possibilita' di commercializzazione e che
beneficino l'universita' e la societa' intera.
Non tutti i pazienti rispondono positivamente alle tradizionali
medicine per l'ipertensione, ma la pianta della cannabis, grazie
ai suoi composti, ha dimostrato effetti benefici.
Sotto la supervisione del professor
Raphael Mechoulma,
Maor ha creato una versione sintetica del cannabinoide, il
cannabigerol, che non contiene effetti psicotropi, e in
laboratorio, sulle cavie, con la collaborazione del professor
Michal
Horowitz, Maor ha scoperto che, con dosi minime, questo nuovo
composto riduce la pressione sanguigna. Ulteriori test hanno
rivelato che il composto ha un altro effetto benefico: il
rilassamento dei vasi sanguigni.
http://droghe.aduc.it/php/articolo.php?id=15006 |
Tratto delle comunità, nella pagina introduttiva di questa sezione non
perchè le abbia particolarmente in odio. Cioè si, ma non è questo il
motivo. Tratto di esse perchè permetteno facilmente di capire la
questione droga, o comunque di averne una visione più corretta .
La comunità terapeutica
nasce per dare risposta alla richiesta di aiuto delle famiglie che
vivono al proprio interno il problema della tossicodipendenza.
Gestite per la
maggior parte dai preti hanno quasi sempre una visione
"mistico/religiosa" del problema. La droga è male, il tossicomane è un
peccatore! Come tale lo si deve "salvare " dalla sostanza (il male) e da
se stesso insegnandogli a vivere, visto che lui da solo non lo sa fare.
Quanto sia aberrante questa idea alcuni lo capiranno da soli. Per gli
altri passerò a qualche esempio. Nessuno di voi ha un vizio? Magari
innocente, banale? Io dico di si! Tutti, ma proprio tutti abbiamo una
dipendenza. Il sesso, l'alcol, i medicinali, la droga, la nutella, la
TV, il tabacco, il caffè.
Ora poniamo che siete un tabagista, il termine corretto è questo, ad un
certo punto per una serie di motivi il tabacco diviene illegale. Cosa
succederebbe ? Che un sacco di gente continuerebbe a fumare al mercato
nero e sarebbe costretto a violare la legge. Per effetto del
proibizionismo, i prezzi salirebbero alle stelle. Chi non potrà
permettersi quei prezzi e non avrà comunque la forza di smettere cosa
farà ? Incomincerà a rubare a mentire, finendo in una spirale senza
ritorno. L'unico aiuto che troverà sarà quello di una comunità per
tabagisti che pretenderà di insegnarvi il modo corretto di vivere, in
quanto voi siete un deviante, avete trasgredito la legge, siete un
emarginato...Voi che avete vissuto per 40/ 50 anni nella completa
onestà, siete finiti in una merdosa comunità perchè un politico coglione
di turno ha deciso che il vostro vizio non è permesso. "Il suo vizio si,
il vostro no!"
Ecco provate a vederla in questo modo e poi ripensate alla droga, alle
comunità e alla pretesa di insegnare a vivere a qualcuno. Chi è che può
dire che la sua vita è il modello da seguire e quella degli altri è
sbagliata? Chi stabilisce i modelli corretti? Solo chi è fanaticamente
religioso può credere una cosa del genere.
Il concetto di droga è frutto della cultura non un comandamento scritto
in qualche tavola. Provate a dire agli indios colombiani che la foglia
di coca è una droga. E l'alcol che pure è una droga potentissima,
universalmente riconosciuta come tale, entra nell' eucaristia (il vino
come sangue). Fino a 100 anni fa la coltivazione della cannabis non solo
era legale, ma veniva incentivata dato che produceva una fibra tra le
migliori ancora oggi. Nel 1700 addirittura i contadini che non
coltivavano almeno una parte del loro appezzamento a canapa, venivano
multati. L'oppio è stato oggetto di commercio legale e di guerre per
secoli. Del laudano (tintura alcolica di oppio) si è fatto un uso
universale nella farmacopea dal 700 al 900. Per milioni di musulmani
l'alcol è proibito ma non l'hashish. Quindi il concetto di roga varia
ala variare della cultura, del tempo, del contesto.
Ma vediamo cosa si fa in una comunità. La maggior parte
sono basate sull'ergoterapia, con regole rigidissime: sigarette contate,
orari di lavoro massacranti, poche visite, niente uscite, libri
controllati, posta controllata, telefonate controllate. Non è un caso
che molti ragazzi assegnati dal tribunale ad una comunità abbiano
preferito il carcere!
Il massimo esempio di ciò è la comunità più famosa: S. Patrignano, dove
il fondatore Vincenzo Muccioli, prima santone, mago, poi guaritore di
drogati, esasperando il concetto di insegnare a vivere, riteneva lecito
legare con catene chi intendeva lasciare la comunità e non si
assoggettava alle regole; riteneva lecito esercitare punizioni
corporali. Cosi di punizione in punizione si arrivò all'omicidio di un
ragazzo, cosa per la quale
Muccioli fu arrestato!
Altro esempio nefando è la comunità
Saman, dopo la morte di
Rostagno è divenuta un impero, con fatturato
miliardario, condotta dall'oscuro Cardella. Perchè? Lo stato ha delegato
alla chiesa e ad alcuni privati la gestione delle comunità. Non dettando
regole precise a salvaguardia della dignità delle persone, mantenendo il
controllo dei Sert, ma facendoli funzionare male, ha fatto passare
l'idea che il metadone era un palliativo che non risolveva il problema,
e l'unica risposta seria fosse la comunità. Alcuni in buona fede, altri
non tanto, si lanciano nel settore. Si hanno contributi dallo stato o
dagli enti locali, spesso dai genitori, disposti a tutto per risolvere
un problema troppo grosso per loro. Basandosi quasi sempre sul lavoro
che dovrebbe restituire dignità, hanno la possibilità di ricorrere a
manodopera a costo zero!
Sempre S. Patrignano è attivissima nell'allevamento, nel settore
vinicolo, nella falegnameria. In alcune di queste attività è molto
conosciuta. Cacchio quale azienda può contare su manodopera a costo
zero? Bell 'esempio di mercato drogato! Alla faccia della dignità del
lavoro, che per essere davvero dignitoso deve avere una paga
adeguata!Cosi si chiude il cerchio della droga. Lo stato fa una politica
proibizionista, cosa che induce il soggetto eroinomane a tutta una serie
di ricatti, a diventare un delinquente, un emarginato. Qualcuno guadagna
dalla sua disperazione. Cosi quando lo si vuole " salvare " lo si manda
in una comunità dove subisce un 'altra serie di ricatti e qualcun'altro,
o sempre gli stessi, guadagnano ancora sulla sua disperazione. Anche qui
viene da chiedersi: come mai tutti gli esponenti del mondo delle
comunità sono ferocemente proibizionisti? Chiaro che perderebbero la
torta se la droga divenisse legale. Nessuno più sarebbe costretto a
rinchiudersi in una comunità. Lo si farebbe solo su base volontaria e
cesserebbe quindi il loro ricatto e lo sfruttamento.
Ma poi sono davvero utili le comunità? In Italia non c'è uno studio
serio, che sia uno su questo mondo.In altri paesi le comunità sono ormai
desuete perchè si è capito che non danno grandi risultati ed il mondo
della droga è profondamente cambiato. Non hanno mai pubblicato
relazioni riscontrabili, numeri che facciano chiarezza sul fenomeno. Se
non quelli editi dalle stesse comunità e che non hanno validi strumenti
di controllo della bontà di quei numeri.
Leggendoli si rimane
sbalorditi. Migliaia di ragazzi passati per questi istituti. Ma passati
non significa "salvati". Quanti hanno completato il "trattamento"? Fra
questi quale percentuale di ricadute esisteva ? A quanti anni di
distanza vengono ancora monitorati? E fra quelli che l'hanno
abbandonato? Questi numeri poi si dovrebbero confrontare con quelli
dei Sert e con quelli della Svizzera sulla somministrazione
controllata, con le remissioni spontanee. Allora incomincerebbero ad
avere un valore. Cosi valgono meno di zero. Tra l'altro l'esperienza ed
uno studio fatto presso un Sert della Campania mi fa dire due cose con
una sicurezza abbastanza alta. Gli interventi prematuri, cioè quando il
soggetto eroinomane è ancora in fase di " luna di miele" sono quasi
sempre inutili se non controproducenti. Inutili in quanto nella fase di
luna di miele l'eroina è totalizzante, madre, amante, sorella, amica, la
sensazione di benessere e di onnipotenza dell'eroinomane non è
sostituibile e paragonabile con nient'altro ed egli non vi rinuncerà.
Anche costretto con la forza ritornerà inevitabilmente all'eroina appena
potrà . Altrimenti quelli che finiscono in carcere, magari dopo diversi
anni di reclusione, non dovrebbero avere più problemi. Ed invece la
quasi totalità appena esce corre a comprare una dose come primo gesto da
uomo libero!Controproducenti perchè il fallimento, se non i ripetuti
fallimenti, costituiranno una memoria difficile da cancellare quando il
soggetto arriverà alla fase di rifiuto della sostanza, costruendo
l'idea spesso falsa che dalla droga non si esce. Invece fra i
tossicodipendenti con un'esperienza di droga alle spalle di svariati
anni ( 8/15) la remissione spontanea, se non sopravviene la morte, è
altissima. L'eroinomane dalla fase di amore totale, passa alla ripulsa,
quindi ad un odio profondo. In questa fase opportuni interventi possono
essere davvero d'aiuto. sarebbe però importante che i soggetti
arrivassero a questa fase, conseguendo i minori danni possibili. Con una
corretta informazione, la somministrazione gratuita di siringhe, in
alcuni casi la somministrazione diretta di droga, si farebbe si che
arrivassero alla fase di distacco senza avere malattie serie, con la
fedina penale pulita, con un a rete di relazioni ancora possibile.E'
intuitivo che un eroinomane dopo dieci anni di droga, magari
sieropositivo o con un epatite cronica, senza più alcuna relazione
soddisfacente, con la fedina penale molto problematica,senza uno
straccio di lavoro ne la possibilità di averne uno data la sua
situazione ( malattie e carichi penali) avrà magari poche motivazioni
per venirne fuori, probabilmente si lascerà andare perchè il tornare a
vivere comporta sacrifici troppo grossi e risultati scadenti!
giuseppe
galluccio
Le comunità
Da tempo pare che
l’unico modo per uscire dalla droga sia andare in comunità. Ma perché
c’è questa convinzione, in base a che cosa la gente crede nel potere
salvifico di queste istituzioni? Eppure non ci sono numeri a conforto,
né studi seri che dimostrino la bontà di questo “trattamento”. Anzi per
quello che ho osservato io, i numeri delle comunità sono fallimentari.
In alcuni studi, spesso commissionati dalle stesse comunità, leggiamo
cifre assolutamente fantastiche. Con centinaia di casi trattati la
maggior parte dei quali risolti. Però in genere non vi dicono quanti di
quei casi siano costituiti dallo stesso soggetto che è entrato ed uscito
più volte. Non vi dicono quale è il criterio per dire che un drogato non
è più tale. Ad esempio a quanti anni di distanza dall’uscita dalla
comunità viene monitorato? Un anno, due, cinque?. Sono segnalati molti
casi di recidiva anche a lungo termine, per cui se un tossico finisce il
trattamento e va via, sarà improprio segnarlo come “guarito” ed è
improprio segnare come guariti coloro che restano nelle comunità in
qualità di operatori. La guarigione dovrebbe significare che il soggetto
disintossicato è stato liberato dalla dipendenza e restituito ad una
vita piena, non che la dipendenza dalla droga viene sostituita con
quella dalla comunità! Inoltre sarebbe necessario, per verificare la
bontà dell’intervento comunità, un altro tipo di
studio che io ho fatto e che a parte riporterò. Seppur
piccolo studio, senza grandi pretese lo ritengo certamente indicativo.
Andrebbe approfondito, ma anche questo non si fa perché non c’è un reale
interesse a studiare e a capire il fenomeno. La maggior parte dei
tossicodipendenti vanno incontro ad una remissione spontanea. Come se ad
un certo punto fossero stanchi della droga e alla prima occasione, sia
carcere, allontanamento, malattia, infortunio serio, cambio di vita,
comunità, smettono da soli. Si anche comunità intesa non come rimedio
curativo, ma come l’occasione per fermarsi, staccare e superare
l’astinenza, cosa non impossibile, manco difficilissima ma nemmeno
derubricabile a passeggiata! Io sostengo che i soggetti che escono
disintossicati dalla comunità, probabilmente ce l’avrebbero fatta da
soli, o con un aiuto diverso che gli avesse consentito di allontanarsi
dai luoghi abituali della droga. Semplicemente era venuto il loro
momento. Quindi la comunità è assolutamente negativa? Non dico questo,
anzi, in certi casi è l’unico rimedio, ma dovrebbe essere una delle
risposte possibili, magari da usare in sinergia con le altre e non in
alternativa: cioè con il metadone, il servizio pubblico, il sostegno
psicoterapeutico e tutto il resto.
Remissione spontanea
Non sempre, non nella
totalità dei casi, ma in una percentuale molto elevata il
tossicodipendente arriva alla remissione spontanea. Questo ovviamente se
non muore!! O se le sue condizioni fisiche e sociali siano talmente
deteriorate da rendere impossibile il reperimento di uno straccio di
motivazione per smettere. Per questo motivo, ritengo la politica di
riduzione del danno quella più efficace. Aiutare il "tossico" a non
prendere malattie, a non andare in galera, non prostituirsi e non fare
terra bruciata intorno a se, lo accompagnerà, credo, più rapidamente
alla remissione della tossicodipendenza. Comunque eviterà che il
soggetto, malato, senza rapporti sociali e affettivi, magari
pregiudicato, possa vedere come inutile lo smettere la droga. Se la sua
condizione divine senza speranza, quale motivazione potrà sorreggerlo
all'uscita dalla droga? Non c’è controprova, ma se la droga fosse
liberalizzata, o almeno legalizzata, la quasi totalità dei problemi ad
essa correlati sarebbero risolti. Senza dimenticare il colpo severo che
si infliggerebbe agli introiti delle varie mafie che perderebbero molto
del loro potere (che discende dalla mole di denaro disponibile per
corrompere, armarsi, investire). Del resto la politica proibizionista
che risultati ha prodotto? Ha arricchito le varie mafie, il consumo di
droga è sempre aumentato, la spesa sociale per il fenomeno è levatissima
ed i risultati scadenti. Perché allora non sperimentare politiche
diverse, antiproibizioniste? Si diminuirebbero i costi sociali, si
colpirebbe la criminalità mafiosa, si concederebbe una vita dignitosa
anche a questi nostri concittadini che, per debolezza, per malattia, per
chissà quale motivo, costringiamo ad una vita di merda! Senza che questo
nel contempo porti benefico ad alcuno se non alle tasche dei soliti
mafiosi e di qualche santone di qualche comunità, che con la scusa di
salvare i drogati si è costruito un impero e gira in Mercedes e con i
guardaspalle! Questa mia teoria della remissione al momento è, appunto,
solo una teoria, ma vi faccio qualche numero, che per quanto
approssimativo da un quadro veritiero. Si stima che i Tossicodipendenti
in Italia siano intorno ai 200 mila. I posti disponibili in comunità
sono 10 mila. I morti non superano un migliaio (e negli ultimi anni sono
in calando!). Mi chiedo e vi chiedo che fine fanno gli altri 190 mila
circa? A meno che non supponiamo che man mano muoiano tutti senza essere
registrati come morti per droga, l’unica risposta possibile è che come
erano in clandestinità prima, nella stessa clandestinità risolvono il
loro problema.
Trovate il mio ragionamento campato in aria? Vi rimando allo
studio che ho citato anche sopra.
di pummarulella
_______________________________________________________
bibliografia:
La scimmia sulla schiena di W Borroughs; Marijuana
di Guido Blumiri; Eroina di G.Blumir; Droghe e
farmaci psicoattivi, di R.M. Julien; Conoscere le
piante allucinogene di D.Worthon; Erba medica
di Associazione Cannabis Terapeutica; Dall'oppio all'eroina
di C. Cappuccino; Felicità chimica di
C.Cappuccino; Proibito capire di G. Arnao;
Rapporto sulle droghe di G. Arnao; Il dilemma eroina
di G. Arnao; Cannabis uso e abuso di G Arnao; Molti
documenti sono tratti da
Fuoriluogo, sito fondamentale per gli approfondimenti in materia
__________________________________________________________________________
LINK :
http://www.antiproibizionisti.it/
http://www.effettoserra.com/
http://www.fuoriluogo.it/
http://medicalcannabis.it/
SIMS http://www.gruppoabele.org/
http://www.mariuana.it/index.php
http://www.narcomafie.it/default.htm
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Dolce vita
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