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Intervista a Mercedes Bresso
Corriere
del 20/1/07
di Aldo Cazzullo.
Qualche giorno fa, Repubblica scrive che non
parteciperà al dibattito congressuale dei Ds, e non entrerà nel
partito democratico. L'altro ieri non era a Roma, in direzione, ma a
Berlino, in un altro tipo di bufera.
«Fassino si è irritato
moltissimo. Mi ha rimproverato di non averlo avvertito. Ma io gli
avevo espresso tutte le mie perplessità su come si vuol costruire il
nuovo partito e gli avevo detto che, stando così le cose, non me
la sentivo di farne parte. Si vede che mi sono spiegata male. Piero
dice che è l'unica strada. Chiamparino è d'accordo con lui. Io no».
«Sono stata al seminario di Orvieto sul Pd. E non ho
capito perché due partiti l'un contro l'altro armati siano così
convinti di doversi unificare. Oltretutto lo scontro non è
semplicemente tra Ds e Margherita, ma coinvolge correnti e
personaggi diversi, su ogni questione possibile. Ero curiosa di
conoscere la Binetti. A Orvieto abbiamo parlato dei Pacs, lei mi ha
fatto un lungo discorso, ma temo di non averlo compreso. Mi ha
spiegato che è possibile tutelare alcuni diritti, tipo la pensione
di reversibilità e l'assistenza in ospedale, purché non ci sia
alcun riconoscimento pubblicistico ... sinceramente non ho capito
cosa volesse dire. Ora, già è complicato che la Binetti e io stiamo
nella stessa coalizione. Come potremmo stare nello stesso partito?».
Dice la presidente del Piemonte che «le difficoltà
del governo certo non aiutano. Ma non aiuta neppure
l'atteggiamento di Prodi, che dovrebbe essere il leader,
l'unificatore. Siamo sicuri che nel '98 Prodi sia caduto solo perché
non aveva un grande partito di riferimento? Io non credo. L'altro
giorno alla Cattolica ha detto che si considera più vicino ad Aznar
che a Zapatero. Io invece mi considero molto più vicina a Zapatero
che ad Aznar. Sento denunciare il rischio di una "deriva zapaterista".
Magari ci fosse davvero, una simile deriva! Zapatero è un liberal,
in economia come nei diritti civili. Uno che fa un governo composto
per metà da donne». Condivide anche le nozze tra omosessuali? «Non
avrei nulla in contrario. Si allarga un diritto ad alcuni senza
restringerlo ad altri. Ma mi dicono che in Italia non si può, che
abbiamo una tradizione diversa. Se è per questo, anche la Spagna è
un paese cattolico, non è mica l'Olanda. Comunque, mi rendo conto
che in un governo di coalizione si deve cercare un accordo, trovare
un compromesso. I movimenti gay sono stati ragionevoli, hanno
rinunciato a posi0zioni radicali. Ma nell'Ulivo ci sono forze che non
intendono transigere su nulla: sui Pacs come sulla ricerca
scientifica, sulla fecondazione assistita, sulla laicità dello
Stato, su cento altri argomenti. Amato dice che si deve trovare una
linea comune. Giusto. Ma molto difficile»....
«Io non ho nulla contro i cattolici. Osservo che
nella Margherita ce sono di diversi tipi: alcuni vengono dalla
sinistra Dc, altri avevano come riferimento Oscar Luigi Scalfaro
che di sinistra proprio non era. Po sono i teo-dem, gli ex liberali,
gli ex repubblicani; tutti guidati da ex radicale. Ecco,
l'impressione è che il partito democratico sarebbe una grande Margherita, resa ancora più confusa e divisa dall' arrivo della componente
socialista e di quella comunista. Fassino ce che dobbiamo un i
riformisti. Ma noi meglio restare ognuno nella propria casa? E
anziché appiccicare pezzi diversi mascherando un'intesa che non c’è
non è più onesto che ciascuno si presenti agli elettori con le
proprie idee? "Partito" implica una parte, non il tutto. Ho letto i
documenti dei saggi. Interessanti, ben scritti. Ma un partito non
nasce così».
Sergio Romano sul
Corriere del 20/1/07
Ma è permesso chiedersi a questo punto se gli
ostacoli che Fassino continua a trovare sulla sua strada non siano
il risultato di vecchie ambiguità che il partito evitò di
affrontare al momento della sua nascita e se una nuova scissione non
sia. altre che inevitabile, salutare. Quella che avvenne al
congresso di fondazione del nuovo partito, infatti, fu parziale ed
equivoco. Alla Bolognina si parlo molto del nome e del simbolo che
il nuovo partito avrebbe adottato, ma non si s olle ammettere che
il secolo breve si era concluso e che dalla storica lotta tra
comunismo e socialismo il primo era uscito sconfitto. Se ne andarono coloro che non volevano rinunciare ad
essere comunisti. Ma tra quelli che rimasero, molti rifiutarono di
ammettere la sconfitta delle loro idee e scelsero di stare nella
vecchia casa al modo in cui certi cattolici decidono di restare
nella Chiesa anche quando non sono d'accordo con il
Papa. Sappiamo che altri fattori più tardi, tra cui
Tangentopoli e la crisi dei socialisti, dettero al nuovo partito
il sentimento della propria impunità di fronte alla storia. Ma quell'operazione opaca, senza esami di coscienza e
processo al passato, ha avuto l'effetto di tenere in piedi le
quattro mura di una casa madre in cui avrebbero convissuto due
anime, di cui una, il «Correntone», non è certo «socialdemocratica»
e appartiene al filone massimalista della sinistra italiana.
Il prezzo di quest'ambiguità è stato duplice ed è
stato pagato dall'intero Paese. Sul piano elettorale ì Ds sono
fra i partiti della sinistra democratica europea, il più debole,
il solo che non sia riuscito a rappresentare larghi settori di
quella parte della società che dovrebbe appartenergli. Sul piano
della coerenza politica i Ds, soprattutto quando hanno
responsabilità di governo, sono incapaci di una linea chiaramente
riformatrice.
Questi due
brani sopra mi vedono d'accordo completamente sull'analisi di un
'ambiguità di fondo dei DS, ma di tutta la "sinistra" italiana
credo. Non concordo però sulle conclusioni di nessuno dei due.
I DS, e
con questo intenderà l'intera sinistra italiana ogni volta che li
citerò, devono decidere cosa vogliono essere e chi vogliono
rappresentare. Si sta dimostrando che una coalizione cosi variegata
da Bertinotti a Mastella non regge si autologora. Perchè è una
sommatoria di vari partiti senza una visione comune. La sintesi
tentata dal programma è andata a farsi benedire perchè ogni
partitino, ogni singolo tende alla conservazione della sua piccola
identità senza alcuna visione comune, sempre a rappresentare
interessi particolari e non interessi, più o meno, collettivi.
Mi chiedo
come possa reggere una coalizione se non c'è accordo manco su
un pilastro come la laicità dello stato. Si può trovare certo una
sintesi tra cattolici e laici, se i primi sono la Bindi che la
riconosce in pieno. Ma come si convive con Fioroni, la Binetti ed il
resto dei teodem? E come si può pretendere di fare un partito con
questi? Come si può pretendere di fare un partito se non si scioglie
quest'ambiguità di fondo? Ma le contraddizioni sono numerose anche
se questa, a mio avviso, è la più grave perchè non mediabile in
alcun modo.
E che
partito vogliono fare i DS se non risolvono le ambiguità al loro
interno? Chi rappresentano oggi i DS?
In
costante perdita di consenso non si sono resi conto che il problema
è proprio la mancanza di contenuti e direzione chiari.
Il PD non
affascina perchè non si parla di contenuti, ma solo della
spartizione delle sedie, delle cariche, cose di cui alla gente frega
meno che niente!
Zapatero è
un modello perchè "radicale", ma la radicalità sta nella chiarezza
delle scelte, perchè certo non ha espropriato la proprietà privata.
E sono d'accordo che Zapatero è sostanzialmente un
liberal-democratico, ma lo è fino in fondo, senza ambiguità.E' un
massimalista perchè ha ascoltato le richieste dell'elettorato e
cerca di mantenere le promesse elettorali sul serio, cosa che non si
vede in questo governo. Che certo non ha rotto con la politica
Berlusconiana (ma di sempre) delle vuote promesse elettorali e degli
annunci senza contenuti. La gente però è stufa ormai. La maggioranza
è d'accordo con coppie di fatto ed eutanasia, ma i nostri
rappresentanti sembrano fregarsene. E la concessione di diritto alle
coppie di fatto è massimalista solo per qualche idiota italiano,
visto che tali diritti in Europa sono pienamente riconosciuti anche
da governi di destra
Il leader
spagnolo se è liberista in economia, però almeno lo coniuga con un
assoluto liberalismo anche nei diritti.
Invece i
DS che pare siano spesso iperliberisti in economia (vedi
pensioni, privatizzazioni eccetera), poi sono timidi o riottosi nel
campo dei diritti, accucciandosi sulle posizioni della Chiesa per
questioni come pacs, eutanasia, droga.
Non hanno
capito che l'elettorato vuole scelte chiare, radicali in tal senso.
A mio
avviso i DS dovrebbero fare una scelta chiaramente di "sinistra" che
non significa abolizione della proprietà privata o nazionalizzazione
dei mezzi di produzione, ma ben altro.
Innanzitutto nella chiarezza. Io sono convinto che questo paese
abbia bisogno di liberalizzazioni, vere però, in alcuni settori. Non
certo i servizi, ma penso al campo della telefonia, dell'energia non
certo ai servizi come la scuola o la sanità.
Se si
liberalizza lo si fa fino in fondo, consentendo la nascita di una
pluralità di soggetti che, come è avvenuto nella telefonia mobile,
fanno scendere le tariffe a vantaggio dell'utenza. Passare dal
monopolio pubblico (Sip) al monopolio privato (Telecom), non è una
liberalizzazione, ma una schifezza, a vantaggio del profittatore di
turno (ieri Colaninno, oggi Tronchetti), senza alcun vantaggio per i
cittadini. Io dico che una sinistra debba mantenere il controllo
pubblico in settori strategici, per impedire che finiscano oggetto
di speculazioni e tenere sotto controllo le tariffe. Ma posso anche
accettare la liberalizzazione che però sia effettivamente tale e non
un regalo a qualche potere più o meno amico, come merce di scambio.
Sicuramente una sinistra deve andare nella direzione di aumentare i
diritti, ed in economia non essere appiattiti per forza su idee
liberiste. Il mercato certo non si può ignorare, ma manco può essere
l'unica soluzione per una partito che voglia dirsi di sinistra.
Soprattutto bisognerebbe abbandonare l'idea che qualunque servizio,
compresa la conduzione dello Stato, debbano fare riferimento alla
conduzione aziendale.
Lo stato
non è un 'azienda, è non lo è un ospedale o una scuola. Essi non
producono beni, immediatamente monetizzabili, producono servizi, si
interessano della vita di tutti i giorni, dei rapporti umani che se
non possono prescindere dalle implicazioni economiche, certo non
possono essere ridotti pura moneta.
Quanto
vale l'educazione di una persona? O la sua salute? Come si fa scuola
o salute se la si mette in questi termini?
E certo se
una sinistra comunista è sicuramente anacronistica e senza senso,
una vera sinistra non può sfuggire al confronto con questi temi.
Non sarà
mai troppo tardi se i DS, come dice Romano, e la sinistra, aggiungo
io, facciano chiarezza su cosa intendano essere e chi intendano
rappresentare.
Liberisti
o socialisti, per brevità e per intenderci, ma almeno sia
chiaro cosa si vota e quale si sarà la linea.
L'ambiguità non è più tollerabile, perchè vediamo che non si governa
in tal modo.
Se il
governo cadrà, lo farà per queste contraddizioni irrisolte, per
l'incapacità di avere una linea chiara da portare avanti con
coerenza. Soprattutto per l'incapacità di ascoltare le richieste
dell'elettorato che sono soprattutto di chiarezza. In tal senso
massimaliste, non certo per i contenuti.
Datevi una
mossa prima che si tardi e che ci si ritrovi Berlusconi di nuovo tra
capo e collo.
giuseppe galluccio 21/1/07 |