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LETTERA DEL PRESIDENTE USA A. JACKSON
(1767-1845) INDIRIZZATA ALLA TRIBÙ’ INDIANA
DEI SEMINOLE, CHE NON VOLEVA
ABBANDONARE LE TERRE CHE LE ERANO STATE GARANTITE
DAI TRATTATI
(febbraio 1835).
Miei
figli... gli uomini bianchi sono venuti a vivere tutt’intorno a voi.
La selvaggina è scomparsa dalla vostra terra e la vostra gente è
povera e affamata...
Miei
figli non ho mai ingannato e non ingannerò mai gli uomini rossi, ma
vi dico che dovete andarvene e che ve ne andrete.
Anche
se aveste il diritto di restare, come potreste vivere dove siete
ora? Ma non avete tale diritto e dovete partire, pacificamente e
volontariamente, perché nel caso in cui alcuni dei vostri giovani
tentassero di opporsi alle nostre disposizioni, ho ordinato che
venga inviata una larga forza militare.
Prego
il Grande Spirito che vi suggerisca di fare ciò che è giusto.
DISCORSO DEL CAPO DELLE TESTE
PIATTE, CHARLOT (1876)
“Prendere e mentire”: questo dovrebbe essere marchiato sulla fronte
dell’uomo bianco, così com’egli fa sulle cosce dei cavalli che ruba
a noi.
Se il
Grande Spirito lo avesse contrassegnato con un’etichetta per
avvisarci del pericolo, avremmo respinto l’uomo bianco. Ma nella sua
debolezza e povertà noi gli demmo da mangiare e gli offrimmo il
nostro affetto. Gli donammo la nostra amicizia e gli mostrammo i
guadi e i passi attraverso le nostre terre.
Ed
egli ci invitò ad apporre i nostri nomi sui suoi documenti,
facendoci promesse che unì a giuramenti nel nome del sole e del
presidente degli Stati Uniti.
Questo
presidente ci promise cose che non ci diede mai e che sapevamo non
ci avrebbe mai concesso. E dopo le promesse egli ci minacciò coi
suoi soldati, le sue prigioni, le sue catene di ferro.
Ora
siamo poveri, orfani di padre... L’uomo bianco ha inflitto il suo
dominio su di noi...
Come
sapete l’uomo bianco è freddo, senza pietà, superbo e arrogante. Tu
lo guardi, lui ti guarda, e che cosa vedi? I suoi occhi da pesce
scorrono su di te. L’astuzia e l’invidia gli stanno attaccate come
le proprie mani e i propri piedi.
Le
leggi dell’uomo bianco ci hanno forse mai dato un filo d’erba, un
albero, un’anatra, una pernice, una trota? Egli ti deruba come il
ghiottone che rubacchia la tua merce. L’uomo bianco viene sempre,
sempre di più: egli confisca sempre di più.
E
sporca ciò che non prende. La natura era sacra. Perfino quando un
indiano viaggiava, o presso un accampamento, era suo desiderio
lasciarsi dietro la minor traccia possibile del suo passaggio.
Cercava di non lasciare impronte, di non spezzare rami, di non
disturbare nessuna foglia, di cancellare i brutti segni dei fuochi e
dei bivacchi.
Voleva
muoversi attraverso il territorio così delicatamente come la brezza.
Come era nato, perfino quando veniva sepolto, un indiano cercava di
rendere la sua tomba meno ingombrante possibile.
Alcuni
indiani provavano talmente antipatia verso il deturpamento della
natura che l’uomo bianco non riuscì a persuaderli, anche quando essi
praticavano già l’agricoltura da tempo, ad usare l’aratro, poiché
questo avrebbe squarciato la viva carne di loro madre, la terra.
BRANI TRATTI DA IL MIO SPIRITO
SI INNALZA, di CAPO DAN GEORGE.
I
nostri figli devono andare a scuola per essere civilizzati. Lì
vengono a conoscenza delle chiese. Sembra che esse siano state
costruite con l’intenzione di addossarsi colpe l’uno con l’altro.
Quando la gente trova da ridire sulle chiese anche Dio viene
coinvolto nelle loro contese.
La
chiesa di mio nonno non era costruita da uomini: quindi lui non
avrebbe mai potuto insegnarmi a litigare con Dio. La nostra chiesa
era la natura.
Abbiamo perso così tanto. Sebbene le circostanze fossero contro di
noi, la colpa è anche nostra. Non abbiamo saputo affrontare lo shock
che l’uomo bianco ci inflisse.
Sono
nato in una cultura che viveva in case aperte a tutti. Tutti i figli
di mio nonno e le loro famiglie vivevano in un’abitazione di 26
metri e mezzo di lunghezza, vicino alla spiaggia, lungo una
insenatura.
Le
loro camere da letto erano separate da una tenda composta di canne,
ma un unico fuoco comune nel mezzo serviva ai bisogni culinari di
tutti.
In
case come queste la gente imparava a vivere e a rispettare i diritti
di ognuno.
I
bambini dividevano i pensieri del mondo degli adulti e si trovavano
circondati da zie e zii e cugini che li amavano e non li
minacciavano.
Oltre
a questa reciproca accettazione, c’era un profondo rispetto per ogni
cosa presente in natura che li circondasse. Per mio padre la terra
era la sua seconda madre. Era un dono del Grande Spirito e l’unico
modo di ringraziarlo era quello di rispettare i suoi doni.
L’uomo
bianco invece ama solo le cose che possiede: non ha mai imparato ad
amare le cose che sono al di fuori e al di sopra di lui.
In
realtà o l’uomo ama tutto il creato o non amerà niente di esso.
La mia
cultura dava valore all’amicizia e alla compagnia, e non guardava
alla privacy come a una cosa cui tenersi aggrappati, poiché la
privacy costruisce muri su muri e promuove la sfiducia.
La mia
cultura viveva in grandi comunità familiari, e fin dall’infanzia le
persone imparavano a vivere con gli altri.
La mia
gente non dava valore all’accaparramento di beni privati: tale
azione era disonorevole per la nostra gente.
L’indiano guardava a tutte le cose presenti in natura come se
appartenessero a lui e supponeva di dividerle con gli altri e di
prendere solo quelle di cui aveva bisogno. Ognuno ama dare nello
stesso modo in cui riceve. Nessuno desidera continuamente ricevere.
Tra
poco sarà troppo tardi per conoscere la mia cultura, poiché
l’integrazione ci sovrasta e presto non avremo valori se non i
vostri. Già molti fra i nostri giovani hanno dimenticato le antiche
usanze, anche perché sono stati presi in giro con disprezzo e ironia
e indotti a vergognarsi dei loro modi indiani.
LETTERA DI CAPO INDIANO
SEATHL, DELLA TRIBÙ’ DI DUWAMISH, AL PRESIDENTE USA F. PIERCE
(1855).
Il
grande capo di Washington ci ha mandato a dire che desidera comprare
la nostra terra: ci ha assicurato anche la sua amicizia e la sua
benevolenza. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che la
nostra amicizia non gli è necessaria. Tuttavia, se non accetteremo,
l’uomo bianco verrà con le armi e ci strapperà la nostra terra.
Come
puoi comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa
possibilità ci è estranea. Noi non siamo i padroni della purezza
dell’aria o dello splendore dell’acqua. Noi possiamo decidere solo
del nostro tempo. Tutta questa terra è sacra per la mia gente.
L’uomo
bianco non comprende il nostro modo di vivere. Per lui una zolla di
terra è uguale all’altra. Lui è uno straniero che viene di notte e
spoglia la terra di tutte le sue ricchezze. La terra non è sua
sorella, bensì sua nemica, e dopo averla svuotata, lui se ne va via.
Si
lascia dietro di sé la tomba di suo padre, senza rimorso di
coscienza. Rapina la terra dei suoi figli. Dimentica le sepolture
dei suoi antenati e il diritto dei figli.
Il suo
guadagno impoverirà la terra e dietro di sé lascerà il deserto. La
vista delle sue città è un tormento agli occhi dell’uomo rosso. Ma
forse questo è così perché l’uomo rosso è un selvaggio che non
capisce nulla.
Non si
può incontrare pace nelle città dell’uomo bianco. Il rumore delle
città è un affronto alle orecchie. Che specie di vita è quella in
cui l’uomo non può ascoltare la voce del corvo notturno o il
chiacchierio delle rane nella palude, durante la notte?
L’aria
è preziosa per l’uomo rosso. Non sembra che l’uomo bianco si
interessi dell’aria che respira. Come un moribondo, egli è
insensibile al cattivo odore.
L’uomo
bianco deve trattare gli animali come se fossero suoi fratelli. Ho
visto migliaia di bisonti marcire nelle praterie abbandonate
dall’uomo bianco, abbattuti da fucilate sparate dal treno in corsa.
I bisonti noi li uccidiamo solo per sfamarci.
Se
tutti gli animali venissero sterminati, gli uomini morirebbero di
solitudine spirituale, perché tutto ciò che succede agli animali può
capitare anche agli uomini. Tutte le cose sono poste in relazione
tra loro. Tutto ciò che offende la terra, offende anche i figli
della terra.
I
nostri figli videro i nostri padri umiliati nella sconfitta. I
nostri guerrieri soccombono sotto il peso della vergogna. E, dopo la
sconfitta, passano il tempo oziando e avvelenando il loro corpo con
cibi dolci e bevande alcoliche.
Il
nostro Dio è il medesimo Dio dell’uomo bianco. Pensi, per caso, che
lo puoi possedere come desideri possedere la nostra terra? Egli è il
Dio dell’umanità intera. E ama ugualmente l’uomo rosso come l’uomo
bianco. La terra è amata da Lui.
Anche
l’uomo bianco va scomparendo dalla faccia della terra, e forse in
maniera più rapida delle altre razze. Contamina persino il luogo in
cui dorme!
Se
accetteremo la tua offerta, è per garantirci le riserve che ci hai
promesso. Là forse potremo vivere gli ultimi giorni come
desideriamo.
pubb 20/1/06 |