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Pare che la pentola si sia scoperchiata. Rimetterci
il coperchio non sarà semplicissimo, anche se la fiducia che si
sappia la verità non abbonda. Siamo sempre il paese dell' Italicus,
di Piazza Fontana, del caso Moro, Pinelli, Ustica, dove si può
restare latitanti per quarant'anni nel proprio paese ed essere
arrestati la notte dell'elezione più strana della storia
repubblicana........
Comunque vi aggiungo sotto due dei tanti articoli
apparsi oggi, fra quelli che ritengo interessanti. Uno da Repubblica
che racconta una storia mai uscita fino adesso, se non nella parte
finale che le famose schede contestate da 40 mila divennero 3 mila.
L'altra è un 'intervista ad uno degli autori del
libro Il broglio. Con un po' di attenzione si riesce a capire
chi si cela dietro lo pseudonimo di Agente Italiano.
Vi aggiungo come al solito qualche riflessione se no
che ci sto a fare ?  
Come già detto ieri mi colpisce l'atteggiamento di
Fassino. Dice che è doveroso fare chiarezza. Sarebbe in primo luogo
doveroso che ci faccia sapere perchè la notte delle elezioni ha
annunciato la vittoria dell'Unione a scrutino non ancora terminato.
Quelli di sinistra ci devono anche far sapere come mai ancora
nessuno di loro alza la voce affinché siano pubblicati di risultati
elettorali nel dettaglio, cosa non ancora avvenuta (non mi stancherò
di ripeterlo) a sette mesi dalle elezioni.
Questo mi fa avere paura che questa storia finisca
nel libro degli insoluti, come gli avvenimenti citati sopra. Aldilà
delle grida indignate, delle minacce di calunnia, del finto stupore
in realtà la destra non vuole conoscere alcuna verità, perchè le
cose da spiegare , oscure, sono troppe. La sinistra ha paura che se
viene fuori qualcosa di concreto si possa tornare alle
elezioni che sono sempre un' incognita. Mettiamo che il rischio che
sto parlamento vada a cosa, trova sicuramente l'opposizione della
maggioranza dei neoletti nei due schieramenti che altrimenti non
maturano la pensione, ed abbiamo un quadro completa.
La questione è già molto delicata, trovare prove,
soprattutto a distanze di tempo non sarebbe comunque semplice,
per cui oltre a provare il broglio bisognerebbe insistere per avere
spiegazioni complessive.
Possibilissimo che a seguito dell'imbroglio
informatico, qualcuno, con tanto tempo a disposizione, si sia
premurato di "mettere a posto" anche le schede bianche, votandole
una per una nella maniera conseguente.
E vediamo i punti che dovrebbero essere chiariti.
Aldilà dell'ipotesi Brogli.
1) Le relazioni tra il Ministro dell'Interno e l'Accenture,
vincitrice dell'appalto per la gestione dello scrutinio
informatico, tra i cui dirigenti figura il figlio dello stesso
ministro. In un paese normale sarebbe bastato questo per fermare
tutto.
2) Sarebbe doveroso che il Ministro stesso ci
spiegasse perchè durante uno spoglio cosi delicato, si allontana
dalla sede istituzionale per andare a casa di Berlusconi a mangiare
tranquillamente un gelato.
3) Perchè dopo le accuse di Berlusconi che c'erano 40
mila schede contestate, il cui riconteggio avrebbe capovolto il
risultato, sempre il suddetto ministro ci ha messo tre giorni per
smentire che quelle schede non erano 40 mila ma solo 3000?
Possibile che ci voglia tanto tempo per controllare
un errore cosi semplice? Errore balzato invece immediatamente
agli occhi di un cittadino, come riportato nell'articolo sotto.
4) Una spiegazione decente del crollo delle bianche
5) Quali risultati ha dato la sperimentazione
elettronica. Ci son stati problemi? E' filato tutto liscio? Dove
stanno i dati raccolti con quel sistema? Come sono stati aggiunti a
quelli raccolti tradizionalmente? Con un computer o manualmente?
6) Che fine hanno fatti i dati dettagliati, che devo
essere pubblici per legge e lo sono sempre stati. Perchè a distanza
di sette mesi non si trovano da nessuna parte? Qual'è il motivo
della mancata pubblicità ?
7) Pisanu non ha pubblicato quei risultati. ma Amato
che fa? Dorme? Lui autentico democratico non sente il bisogno che
tutto sia chiaro?
La pubblicazione di questi dati servirebbe forse a
chiarire se non tutto, buona parte della vicenda. Nonostante ciò non
si vede un dato, manco all'orizzonte.
Queste domande dovrebbero avere risposta anche aldilà
dell'inchiesta sui brogli. perchè l'assoluta trasparenza del momento
clou della democrazia non può essere messa in discussione da nessuna
ombra, nemmeno la più piccola. ne va la fiducia dei cittadini nelle
istituzioni. Fiducia che in Italia è già scarsa. Ma come poterebbe
essere altrimenti se non ci danno spiegazioni convincenti su
questo e deve esser un giornalista a sollevare uno scandalo perchè
qualcosa si muova.
Beh leggetevi gli articoli e speriamo che il mio pessimismo sia
smentito.
giuseppe galluccio 25/11/06
Da Repubblica del 25/11
ROMA - Il pomeriggio del 12 aprile 2006 il professore
di statistica in pensione Pasquale Scaramozzino, seduto nel suo
studio di Pavia, fa un salto sulla sedia. Il suo occhio esperto ha
appena "pescato" nel riepilogo nazionale della Camera relativo alla
Sicilia Orientale un dato abnorme, incredibile. Nella sola provincia
di Catania ci sono ben 19.142 schede contestate. E anche a Enna il
dato è strano: 1.972. Tanto per capire l'enormità della cosa, i voti
contestati a Palermo sono 41, a ad Agrigento e Caltanissetta 3, a
Trapani 0. Il professore ci pensa un po' su, fa qualche telefonata e
poi invia quel foglio per un fax alla collega catanese Venera
Tomaselli, chiedendole di vedere di capirci qualcosa.
A Roma, intanto, Silvio Berlusconi urla ai brogli e vuole
ricontrollare una a una proprio le schede contestate della Camera
che, stando ai dati disponibili sul sito del Viminale, sono ben
43.028. Il Cavaliere crede così di poter annullare i 25 mila di
vantaggio dell´Unione grazie a quelle schede. Arriva perfino a
pensare di tastare il polso al Quirinale sulla possibilità di
emanare un decreto legge per ricontare i voti.
Un attacco a tutto tondo che in quel momento - ricorda Orazio
Licandro, catanese, docente di diritto romano oltre che deputato del
Pdci - «getta un'ombra di forte legittimità sulla vittoria del
centrosinistra, apre inquietanti dubbi sulla stabilità
politico-istituzionale, mette in grande imbarazzo Carlo Azeglio
Ciampi che, in scadenza di mandato, deve conferire l'incarico di
formare il nuovo governo. Uno scenario devastante dove ogni opzione
politica diventa credibile». Oggi Licandro ricostruisce la vicenda
anche in un'interrogazione a risposta immediata che insieme al
leader del Pdci Oliviero Diliberto ha inviato a Romano Prodi e
Giuliano Amato.
«Deaglio ha acceso una luce sulla vicenda delle schede bianche -
dice Licandro - ma noi puntiamo l´attenzione sul dato delle schede
contestate. Su quel dato, rivelatosi poi falso e bugiardo,
Berlusconi ha costruito una campagna mass mediatica che mirava a
destabilizzare il paese. Perché il Viminale ha aspettato fino al 14
aprile per correggere il dato delle schede contestate?».
Sono domande a cui dovranno rispondere Palazzo Chigi e Viminale. Che
oggi sono occupati dalle "vittime" di chi ha sbagliato, o tentato di
manipolare, i dati elettorali. Resta il fatto che un altro aspetto
piuttosto inquietante delle ultime elezioni politiche emerge grazie
all'occhio esperto di un professore, nel frattempo deceduto, e al
lavoro paziente e testardo della professoressa Tomaselli.
«Ricordo benissimo che i quei giorni la stampa non faceva altro che
parlare di quei voti contestati che, secondo Berlusconi, avrebbero
potuto cambiare l'esito delle politiche. Ne parlava anche il New
York Times. Ma la statistica è una cosa seria e quei numeri erano
incredibili» dice la Tomaselli. Lei, prima ha controllato i verbali
conservati al Tribunale di Catania e poi è andata alla fonte: la
Prefettura di Catania. Qui cadono dalle nuvole. Tirano fuori il
tabulato inviato al ministero dell' Interno dove alla voce schede
contestate campeggia il numero 33. Un po' seccati dalla Prefettura
avvertono il ministero che con calma riconteggia, aggiusta, lima,
per quasi due giorni. Fino al famoso comunicato in cui fu annunciato
al Paese che qualcuno aveva commesso un errore. Le schede contestate
erano poche migliaia e non potevano in alcun modo influire sul
risultato finale. Qualcuno aveva solo sbagliato a fare la somma,
calcolando insieme voti nulli, contestati e bianchi.
«Chi ha sbagliato e perché?», chiede adesso la professoressa
Tomaselli. In aprile, visto che erano in ballo, i due professori
avevano continuato ad indagare. Scoprirono che in altre province
c´era stato lo stesso problema. Per il Viminale a Como c'erano 6912
voti contestati, a Udine 6790, a Pisa 4281. In quattro province si
concentrava quindi l´86 per cento di tutte le presunte schede
contestate: 37.125. Più le schede di Enna che portavano il totale a
39.079. Una cifra che non è lontana dalle 43 mila schede che
Berlusconi voleva ricontare, tenendo il paese in una pericolosa
fibrillazione per settimane. Come a Catania, però, era tutto falso.
A Como, per esempio, le schede contestate erano solo 108.
Oggi Diliberto e Licandro chiedono perché il Viminale ci ha messo
tanto ad accorgersi di un errore che è subito balzato all'occhio di
un esperto. E perché ci sono stati tanti intoppi nello spoglio e
nella comunicazione dei dati? E poi: chi ha commesso, e dove e
quando, tanti errori materiali? La professoressa Tomaselli aggiunge
un'altra domanda. Perché il ministero ancora oggi non rende noti i
dati disaggregati per ciascun Comune? In passato erano disponibili
dopo tre mesi. Sono mesi che insegue quei numeri per le sue esigenze
didattiche, ma ad ogni contatto con il Viminale si vede rimandare la
consegna. «Forse - chiede dubbiosa - stanno facendo delle verifiche
e dei nuovi conteggi?».
Intervista ad uno degli autori del libro
Il Broglio
«La sinistra sapeva, ora dovrebbe spiegare»
Via mail, rìsponde
«Agente italiano», nome collettivo per gli autori del «Broglio -
Romanzo simultaneo», l'opera da cui Enrico Deaglio ha tratto il film
«Uccidete la democrazia!».
Perché non vi
rivelate? Deaglio ci ha messo la faccia.
Anche il nostro
editore. Noi non potevamo.
Chi siete?
Giornalisti, scrittori, politici?
Gli estensori sono
stati uno o due. Più altri per l'inchiesta. Potremmo essere
giornalisti, scrittori, politici. O magari sondaggisti
La tesi del vostro
«romanzo» è questa: Berlusconi ha provato a scippare le elezioni.
Ci manca la prova
regina, ma ci sono fortissimi indizi. In Puglia, nei comuni di
centrodestra le bianche sono crollate molto di più che altrove. A
San Nicola Garganico, le schede bianche , sono zero: abbiamo
anche trovato una signora che ci ha detto di avere votato scheda
bianca.
Il calo di
«bianche» sarebbe fisiologico.
I due milioni in
meno sono esattamente il 5% dei voti che mancano ai sondaggi. Il 5%
che Forza Italia si ritrova in più.
Per Deaglio le
schede sono state «taroccate» con un software.
Per noi
falsificate. Per questo il riconteggio non serve.
Pisanu, Casini e
Letta avrebbero fermato Berlusconi?
È un'ipotesi. Ma è
inspiegabile che Pisanu vada dal premier per 48 minuti bloccando lo
spoglio.
Siamo una
Repubblica fondata sui brogli e sul ricatto?
Il sospetto è
che non sia solo da oggi.
Fassino sapeva?
Certo, la sinistra
sapeva. La convinzione nella sede ds che ci fosse stato un broglio è
reale e supportata da testimonianze importanti. Ci dovrebbero
spiegare la retromarcia dei Ds dopo il voto
Però la sinistra
tace.
Non ha interesse:
si tornerebbe al voto e la sinistra oggi quel 5 per cento in più lo
sognerebbe.
Il vostro editore,
Aliberti, è di Reggio Emilia, stessa zona di Prodi. Qualcuno noterà
la coincidenza.
«A proposito di
coincidenze, non è solo la stessa provincia ma anche la stessa
città».
State lavorando a
un seguito?
«Sì. Su come si
sono comportati í partiti nel broglio. Se troveremo le conferme, ci
sarà un'altra ipotesi scioccante».
Alessandro Trovino dal Corriere della Sera 25/11/06
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