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NOI EBREI DI SINSTRA E LE CRITICHE AD ISRAELE
Dopo le Polemiche tra la Comunità ebraica e il
ministro degli Esteri Massimo D'Alema, che hanno segnato anche
l'assemblea di martedì a cui D'Alema non ha partecipato, per
impegni istituzionali un gruppo di ebrei di sinistra ha lanciato
questo appello riguardante l’atteggiamento da tenere nei
confronti della politica dello stato di Israele
Il pensiero critico rappresenta un cardine della
tradizione e di tutta la storia ebraica. Prima e dopo la nascita
dello stato di Israele. Ma negli ultimi anni, a causa di eventi tragici, si è andato affievolendo
sino a un ripiegamento del mondo ebraico su se stesso, che
–comprensibile dal punto di vista emotivo- ha portato a
un'involuzione identitaria in cui sono saltate le distinzioni
stesse tra ebrei, ad esempio tra ebrei di sinistra e di destra. Si
sono riaffacciate paure di annientamento - "distruzione di
Israele"- che non valutano lucidamente il rapporto effettivo tra
minacce gravissime, come quelle del presidente iraniano Ahmadineiàd,
e le possibilità reali del loro avverarsi. Il terrorismo islamista,
pericolo più immediato, si alimenta peraltro dal proseguimento
dell'occupazione dei territori palestinesi da parte israeliana, che
è la vera fonte di immani disgrazie non solo per i Palestinesi ma
anche per Israele.
Da parte della sinistra ebraica si è pérsa quella
capacità di progettare un diverso presente e futuro rispetto a
quello prospettato dalla destra ebraica, allineata alla destra
mondiale neo e teocon.
Nell'ebraismo il Pluralismo è una condizione
esistenziale.
Questo pluralismo, oggi ha bisogno di essere
riconfermato anche rispetto alla differenza tra "ebreo; e
"israeliano". Perché se è ovvio, per noi, un legame tra la propria
identità
diasporica e Israele, tale legame non deve diventare una
appartenenza sostanziale, che genera, confusione e rischia di
portare acqua al mulino di chi non vuole distinguere tra ebreo e
israeliano.
Noi vogliamo coltivare il nostro legame con Israele
alla maniera lucida con cui lo coltivò Primo Levi che di
fronte alla Prima "avventura in Libano" dell'esercito israeliano
levò la sua voce insieme a quella di molti altri ebrei diasporici e
israeliani contro la logica aggressiva e non più solo difensiva
dell'esercito israeliano.
Dopo una riflessione collettiva tra ebrei di
sinistra con diverse esperienze, abbiamo deciso di prendere una
posizione pubblica anche dopo le polemiche tra il ministro D'Alema
e molta parte dell'espressione istituzionale di destra ma anche di
sinistra delle Comunità ebraiche, che evidenziasse una voce
diversa.
Riconosciamo alle Parole di David Grossman, durante
la commemorazione di Rabin a Tel Aviv il 4 novembre, quel carattere
che serve oggi a noi ebrei di sinistra in ltalia, in Israele e nel
mondo, per riprendere l'iniziativa in un panorama segnato dal
cosiddetto “scontro di civiltà". In questo quadro il
conflitto israelo-palestinese è ancora, purtroppo, un centro di
irradiamento dell'odio globale tra culture e religioni che è che
luogo dove si continua a perpetrare un ingiustizia costante nei
rapporti tra i popoli.
È nostra intenzione contribuire a ricostituire il
“Campo della Pace Ebraico" in Italia e a questo scopo chiediamo a
quanti nel variégato mondo ebraico sentono la stessa esigenza di
confrontarsi con noi.
Paolo Amati, Marina Astroloeo, Andrea Billau, Ilan
Cohen Peppe Damascelli, Lucio Damscelli, Marina Del Monte
Ester Fano, Gisella Kohn, Dino Levi, Stefano Levi
Della Torre Tamara Levi, Patrizia Mancini Marina Morpurgo,
Moni Ovadia,
Renata Sarfati, Sergio Sinieaslia, Stefania
Sinigaglia' Giuliana Sinigaglia, Iardena Tedeschi,
ClaudioTreves
(per contatti:
camodellapace@yahoo.it)
Il discorso di Grossman citato
nell'appello : vai
QUI
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Mi sento di condividere in pieno quest'appello e
credo debba essere un manifesto per quanti da sinistra sono stufi di
essere additati come antisemiti non appena si critica la politica
dello Stato Israele.
Ai mia avviso però bisogna anche operare una
distinzione netta tra antisemita ed antisionista. Dimenticando le
inaccettabili parole di Napolitano in merito. Io sono profondamente
contrario al
Sionismo, perchè è la radice dei guai e della mancata capacità
di convivenza tra i due popoli, perchè è un punto di vista che
contiene un'aggressività intrinseca. Anche se non se ne fa menzione
nell'appello sopra il sionismo è una delle ragioni dell'odio.
E come potrebbe essere altrimenti visto che i
sionisti paiono ripercorrere il cammino di quella dottrina del
Destino manifesto, che in America portò allo sterminio di milioni
Nativi americani?
Come il Destino manifesto, il Sionismo non tiene in
nessun conto le ragioni delle popolazioni che subiscono il
loro credo.
Ovvio che chi sa di essere destinato a soccombere
reagisce magari un pò incazzandosi!!
Purtroppo l'uscita di Napolitano (lo sapevo che
sarebbe stato un guaio peggiore di Ciampi!!) sull'antisemitismo
tende di nuovo a confondere ebreo e israeliano, sionista e ebreo.
Non tutti gli Israeliani sono ebrei e non tutti gli ebrei sono
sionisti.
Non mi ritengo in alcun modo razzista nella mia
denuncia del sionismo. Rivendico il diritto pieno alla critica. Non
critico gli israeliani in quanto tali, nè gli ebrei per la loro
religione, purchè non tentino di imporla, alla stregua dei nostri
teocon!
Invece apprezzo la chiarezza dell'appello che tende a
distinguere tra i due termini.
Israele dovrebbe essere ( è ) uno Stato
laico, se invece è uno stato confessionale, come deve valutare
chi ha un 'idea profondamente laica dello Stato e delle sue
istituzioni?
Io da sinistra critico l'eccessiva invadenza del
Vaticano in Italia come potrei accettare la sovrapposizione dei
termini ebreo-israeliano? E cosa distingue il fondamentalismo
religiose degli ebrei da quello degli islamici? Il colore delle
bandiere?
Uno stato democratico deve essere laico. Uno stato
confessionale non può essere tale, per cui Israele, gli ebrei,
devono fare una scelta in tal senso. Se lo stato di Israele vuole
continuare a godere della qualifica di democratico la distinzione
tra ebreo ed israeliano deve essere netta.
Sarebbe come se in Italia si confondesse cattolico ed
italiano. Quanti lo tollereremmo?
E se non si praticano queste distinzioni, e con
forza, continuerà a passare l'idea che chi critica il sionismo o lo
stato di Israele è antisemita e razzista.
Lo stesso tipo di equazioni per chi critica Bush che
diventa antiamericano. Operazione tentata ed in parte riuscita anche
al nano ridens che ha fatto passare l'dea che chi criticava lui e lo
faceva in perchè Komunista, pieno di odio di classe. Al punto che in
Italia sono diventati Komunisti, Scalfaro, Colombo, Scalfari e
perfino Montanelli!! Trasformando in insulto quello che è una parola
ricca di significati.
Rivendico il mio diritto di criticare con durezza chi
mi pare senza essere accusato di razzismo o di comunismo.
Lo stato israeliano si comporta da stato canaglia, da
aggressore nei confronti dei palestinesi e rivendico il diritto di
denunciare. Cosi come difenderei Israele da un attacco dell'Iran.
Ma se per primi , Israeliani ed Ebrei, come hanno
fatto nell'appello sopra, non praticheranno una distinzione la
conseguenza inevitabile sarà che l'antisionismo, la critica alla
destra Israeliana ed alla politica di aggressione, sfoceranno
nell'antiebraismo.
Ma la distinzione è necessaria non solo per evitare
le accuse di razzismo ed antisemitismo e per rivendicare la
qualifica di stato democratico. E' la mancanza di distinzione
operata dai tanti Israeliani che lanciano accuse
di razzismo non appena si denunciano azioni criminali dello Stato di
Israele, che porta acqua al mulino di che ha interesse a confondere.
Certe azioni sono criminali come quelle di Bush, come quelle degli
italiani in Etiopia. Si sarà mica razzisti per questo?
Troppo spesso sono gli ebrei, magari senza rendersene
conto, a operare la sovrapposizione dei due termini.
Quando si dice che la causa del conflitto è
soprattutto l'atteggiamento di Israele, immancabilmente ci viene
risposto che siamo antisemiti e non capiamo le esigenze di difesa di
quel paese. Attendiamo ci sia spiegata l'esigenza di difesa
verso un popolo (i Palestinesi) che combatte con le pietre, mentre
l'esercito Israeliano è il migliore al mondo.
E sono gli stessi firmatari dell'appello a mettere
l'accento che certe minacce insensate ed inattuabili come quelle
dell'Iran vengono usate a pretesto per giustificare la
politica di aggressione. Allo stesso modo come gli Americani hanno
"inventato" la minaccia al Qaeda per giustificare l'invasione
dell'Iraq e dell'Afghanistan.
Spero nessuno accusi di razzismo me o gli autori
dell'appello.
26/1/07 giuseppe galluccio
Il discorso di Grossman citato
nell'appello : vai
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