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La vicenda Visco
Il sottosegretario Visco è accusato
dal Giornale di avere fatto pressioni su un generale della finanza
affinché trasferisse alcuni uomini, rei di essersi occupati della
vicenda Unipol.
Il generale avrebbe confessato di
avere subito indebite e pesantissime pressioni.
la storia è anche vecchia dato che venne fuori già un anno fa e fu
smentita su tutta la linea. Ora viene riproposta
Viviamo in Italia, dove l’anomalia è
la regola, ma davvero ci dovrebbe essere un punto alla
facciaculaggine.
Scordiamoci gli interpreti della
vicenda.
Immaginiamo che in un qualunque paese
un giornale di proprietà del capo dell’opposizione attacca
violentemente un membro autorevole del governo. Già questo sarebbe
insolito perché nessun uomo politico, in un paese occidentale
potrebbe possedere un giornale. O al contrario, nessun editore
potrebbe fare il capo del governo o dell’opposizione rimanendo
proprietario del giornale.
Ma se poi queste accuse risultano palesemente false, cosa
bisognerebbe fare?
Il giornale non è nuovo al lancio di
fango. L’ha fatto già varie volte. Soprattutto con la Commissione
Telecom. E con quella Mitrhokin. Nel primo caso andò avanti con
falsi scoop, con falsi testimoni come quell’ Igor Marini che poi si
è rivelato un millantatore e pure molto squallido.
L’ha ripetuto con la Mithrokin
sostenendo l’opera di disinformazione e costruzione di falsi
perpetrata dal senatore
Guzzanti
che proprio oggi è stato sconfessato da un tribunale che ha
rimesso in libertà i quattro poveretti che furono accusati di voler
attentare alla sua vita ( ma davvero varrebbe la pena ammazzare un
simile individuo?).
Nessuna delle due volte il Giornale, cioè il suo ineffabile
direttore, servo del Berluska, ha chiesto scusa. Nessuno mai l’ha
cacciato, l’Ordine dei giornalisti non interviene a radiarlo per la
pubblicazione di false notizie.
Anche stavolta è stato smentito
praticamente in diretta dalla splendida inchiesta di Bovini,
giornalista serissimo, che vi proponiamo sotto.
Colpiscono però le dichiarazioni della
destra come quelle di Fini che invita Visco a dimostrare che le
accuse sono false.
Perfetto io accuso allora Fini di
esser un pedofilo e lui mi dimostri che dico il falso. Piuttosto non
dovrebbe esser chi accusa a dimostrare la veridicità di quanto
sostiene?
Il coro della destra è stato
praticamente unanime nel chiedere che Visco dimostrasse la propria
estraneità. Tutti garantisti ‘sti signori.. Nessuno che avesse
chiesto invece al generale di dimostrare le sue accuse, dato che la
storia non regge già ad una prima osservazione. Perché i
trasferimenti non ci sono stati, perché gli ufficiali in questione
non si sono mai occupati dell’affare Unipol che era di competenza
di altro nucleo investigativo.
Cossiga ha detto che ci sono due
possibilità. O Visco si dimette perchè le accuse sono vero, o Prodi
deve radiare il generale per avere falsamente accusato un suo
superiore.
Spero che almeno stavolta Pordi dia
segno di vita e radi il generale. Non perchè ha accusato falsamente
un superiore, ma perchè ha accusato falsamente una persona.
Io francamente sono rimasto stupito
dell'arrendevolezza della sinistra contro questi mestatori di
professione. penso a Guzzanti, penso a Belpietro. Persone che
scientemente hanno usato il loro potere, e le istituzioni per
costruire false accuse sulla parte politica a loro avversa. Per
fortuna lo hanno fatto maldestramente. ma se ci fossero riusciti? E'
possibile consentire che ci riprovino come continua a fare
senza vergogna Belpietro?
Ed è possibile la sciare che questo
generale continui ad esser un servitore dello stato dopo essersene
dimostrato indegno.
Smettiamola con il buonismo,
smettiamolo con le idiozie di porgere l'altra guancia. Questi
qui, mi riferisco a questa destra, sono delinquenti, assolutamente
inaffidabili. Invece di illudersi di poter costruire dialoghi
bipartisan sarebbe utile distribuire qualche calcio
ne. Insomma in un paese decente chi
compie tali atti va fuori dalle palle. Qui assistiamo alla storia
assurda con azioni vergognose da parte di personaggi che
continuano a rimanere sulla scena e le vittime di sti delinquenti
invece di reagire sembrano in preda ad una vera sindrome di
Stoccolma.
Qualcuno dica BASTA!!
giuseppe
galluccio 23/5/07
Dietro
alla vicenda della Guardia di finanza lombarda incroci con il Sismi
dell'era Pollari - Intrighi e guerre di potere - la vera storia del
caso Speciale -
Gli ufficiali da trasferire non si erano mai occupati di Unipol
.
SEMBRA una storia limpida, "il caso Visco". Non lo è. Perché monca e
sapientemente manipolata. E, come in tutte le storie manipolate, i
fatti ne nascondono un'altra. Che racconta le mosse oblique del
vertice della Guardia di Finanza e ne svela le ragioni velenose.
È notizia di ieri. Il "Giornale", di proprietà della famiglia
Berlusconi, "documenta" un brutto affare. In un verbale del 17
luglio 2006,
il
comandante generale della Finanza, Roberto Speciale,
riferisce all'Avvocatura dello Stato di essere stato oggetto di
indebite, insistite e minacciose pressioni da parte del viceministro
per l'Economia Vincenzo Visco per trasferire quattro alti ufficiali
in servizio a Milano.
.
Quattro ufficiali che, in quel momento "lavorano all'inchiesta" che
ha tolto serenità ai Ds, "il caso Unipol". La richiesta di
trasferimento non ha nessuna apparente motivazione se non quella,
"inconfessabile" di punire servitori dello Stato considerati
politicamente inaffidabili dai nuovi inquilini di Palazzo Chigi.
Il comandante Speciale resiste coraggiosamente all'arroganza del
viceministro e la spunta. I quattro ufficiali restano al loro posto.
Il fatto non è nuovo (le cronache del luglio 2006 riferirono
diffusamente del conflitto tra comandante generale e viceministro),
ma il verbale di Speciale offre pathos, sollecita indignazione. Tra
il 13 e il 17 luglio 2006, sembra
di vederlo, il generale mentre, assediato nel suo ufficio di viale
XXI aprile, prova a spiegare a Visco che non può dare corso
immediato a trasferimenti imposti del ministro senza violare la
legge. Che esistono delle procedure da rispettare e che a
quelle lui starà. Sembra di vederlo ancora, ventilare stoicamente le
dimissioni il 17 luglio 2006, quando dall'ufficio del viceministro
arrivano arroganti minacce.
La cronaca del "Giornale" porta la
firma di Gianluigi Nuzzi. E il dettaglio non è neutro.
Serve a entrare nella storia del "caso Visco", a ricostruirne con
esattezza i passaggi. A illuminarne i protagonisti.
Nuzzi ha ottime fonti nella Guardia
di Finanza. Ha tenuto dei corsi alla scuola della Guardia
di Finanza. Nella Guardia di Finanza ha raccolto il brogliaccio di
un'intercettazione mai trascritta che, nel gennaio 2006, documenta
la ormai celebre conversazione telefonica tra Piero Fassino e
Giovanni Consorte ("Abbiamo una banca...") che sprofonda i Ds in uno
psicodramma. Ma, soprattutto,
Gianluigi Nuzzi ha un amico importante nelle Fiamme Gialle: il
generale Emilio Spaziante, che della Guardia di Finanza è stato capo
di Stato Maggiore dal luglio 2005 al marzo scorso, quando viene
nominato vicedirettore del Cesis (organo di coordinamento dei nosti
servizi segreti). Nuzzi e Spaziante si conoscono da tempo e insieme,
nel 2004, inciampano in una fuga di notizie per un'indagine sui
bilanci dell'Impregilo. Vicenda che appare dimenticata, ma
che, nel gennaio 2006, quando si consuma la fuga di notizie su
Fassino e Consorte, a molti sembra utile ricordare.
Estate 2006, dunque. Visco è appena arrivato all'Economia, il
generale Emilio Spaziante è a Roma ormai da un anno quale capo di
Stato maggiore. Fino all'anno prima, ha comandato la Regione
Lombardia. E la Lombardia e Milano sono da sempre il suo "collegio".
Non c'è foglia che si muova nei comandi territoriali che lui non
sappia. Quando dunque lascia per il comando a Roma,
Spaziante impone quale suo
successore un amico fraterno, un compagno di corso: il generale
Mario Forchetti. Per Spaziante è una garanzia doppia. Non solo per
l'amicizia, ma per il network che li lega. Entrambi sono stati
ufficiali del "II Reparto", l'intelligence della Guardia di Finanza,
l'occhio e l'orecchio che lavora in perfetta osmosi con il Sismi
dell'ex generale di corpo d'armata della Fiamme Gialle Nicolò
Pollari e da cui Pollari pesca decine e decine di suoi ex ufficiali.
Il Sismi di Pollari - la Guardia di
Finanza della Lombardia - il capo di Stato Maggiore Emilio
Spaziante. E' un triangolo d'acciaio che ha il suo baricentro a
Milano dove, in quei mesi, molto bolle in pentola. Non solo le
inchieste sulle scalate bancarie e sul caso Unipol, ma anche le
vicende di Telecom, le singolari intrusioni nelle anagrafi
tributarie alla ricerca di qualche buona notizia sullo stato dei
patrimoni dei leader del centro-sinistra.
Epperò, ecco che nel luglio del
2006, il network sembra doversi improvvisamente spezzare. In giugno,
il comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale,
sollecita il viceministro Visco a dare corso a una cinquantina di
avvicendamenti di alti ufficiali stilata nei mesi precedenti. Visco
prende tempo e chiede di poter prima compiere un giro di orizzonte.
Riunisce i direttori generali delle amministrazioni civili dello
Stato, i vertici della Guardia di Finanza, chiedendo che su quella
lista di trasferimenti faccia le loro osservazioni non solo il
generale Spaziante, ma anche l'allora comandante in seconda Italo
Pappa e l'ufficiale che dovrà succedergli, il generale Sergio Favaro.
Per quel che ne riferiscono oggi fonti qualificate al ministero
dell'Economia, Visco raccoglie da Favaro e Pappa un'opinione
condivisa che a Milano e nella Lombradia esista "una criticità".
Nessuno aggiunge di più. Ma il network che fa capo a Spaziante non è
un segreto per nessuno.
Visco chiede dunque al Comandante generale di integrare la lista di
trasferimenti già pronta con quattro nomi: il comandante regionale
della Lombardia, generale Forchetti; il comandante del Nucleo
provinciale Regionale della Lombardia, colonnello Lorusso; il
comandante del Nucleo provinciale della polizia tributaria di
Milano, colonnello Pomponi; il gruppo dei servizi di polizia
giudiziaria, Tomei.
I quattro ufficiali da trasferire diventano presto tre (Tomei
scompare dall'orizzonte). E il 13 luglio 2006, a leggere il suo
verbale pubblicato dal "Giornale", il comandante generale Speciale
entra nel suo personale inferno.
Curiosamente, però, lo stesso generale omette di riferire cosa
accade il 14 di luglio. Con una nota al viceministro Visco, lo
informa di aver predisposto l'avvio dei procedimenti di
trasferimento. Indica anche a quali nuovi incarichi saranno
destinati: Forchetti sarà il nuovo comandante generale
della Regione Piemonte; Lorusso il nuovo capo di stato maggiore del
comando interregionale di Milano; Pomponi andrà al comando generale
a Roma.
Passano i giorni e al ministero
monta l'irritazione perché non si ha alcun segno che quel che
Speciale ha scritto nella sua nota avrà un seguito. Ma lo stallo ha
una ragione. Consente di manovrare a chi deve impedire che il
triangolo Sismi-Spaziante-Milano si spezzi. Viene costruito un primo
falso. Che i tre ufficiali da trasferire paghino il loro
coinvolgimento nell'indagine Unipol. In
realtà, nessuno di loro vi ha mai messo mano. All'inchiesta (e alle
sue intercettazioni) hanno lavorato, a Milano, gli uomini del nucleo
di polizia valutaria di Roma.
Piuttosto è vero che il brogliaccio dell'intercettazione Consorte
(di cui si è avuta "fuga di notizie") è stato redatto nella caserma
milanese di via Filzi, sede del nucleo di polizia tributaria (quello
comandato da Pomponi). Il resto è
un gioco da ragazzi. La notizia dei trasferimenti contesi obbliga
l'Avvocatura generale dello Stato ad aprire un fascicolo per
conoscere "eventuali addebiti disciplinari" sul conto degli
ufficiali in predicato di trasferimento. E il caso viene affidato
a Manuela Romei Pasetti, amica di
famiglia del generale Spaziante.
Che,
insieme a Speciale, viene sentito ad horas negli uffici della
caserma di via Filzi a Milano. I generali Pappa e Favaro, che pure
avrebbero qualcosa da dire, e di diverso, dovranno aspettare
settembre e saranno sentiti in Procura.
di
CARLO BONINI da Repubblica del 23/5/07
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