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Legalizzare la mafia sarà la regola del 2000

                                                                                     

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La vicenda Visco

Il sottosegretario Visco è accusato dal Giornale di avere fatto pressioni su un generale della finanza affinché trasferisse alcuni uomini, rei di essersi occupati della vicenda Unipol.

Il generale avrebbe confessato di avere subito indebite e pesantissime pressioni.
la storia è anche vecchia dato che venne fuori già un anno fa e fu smentita su tutta la linea. Ora viene riproposta

Viviamo in Italia, dove l’anomalia è la regola, ma davvero  ci dovrebbe essere un punto alla facciaculaggine.

Scordiamoci gli interpreti della vicenda.

Immaginiamo che in un qualunque paese un giornale  di proprietà del capo dell’opposizione attacca violentemente un membro autorevole del governo. Già questo sarebbe insolito perché nessun uomo politico, in un paese occidentale potrebbe possedere un giornale. O al contrario, nessun editore potrebbe fare il capo del governo o dell’opposizione rimanendo proprietario del giornale.
Ma se poi queste accuse risultano palesemente false, cosa bisognerebbe fare?

Il giornale non è nuovo al lancio di fango. L’ha fatto già varie volte. Soprattutto con la  Commissione Telecom. E con quella Mitrhokin. Nel  primo caso andò avanti con falsi scoop, con falsi testimoni come quell’ Igor Marini che poi si è rivelato un millantatore e pure molto squallido.

L’ha  ripetuto con la Mithrokin sostenendo l’opera di disinformazione e costruzione di falsi perpetrata dal senatore Guzzanti che proprio oggi è stato sconfessato da un tribunale che ha rimesso in libertà i quattro poveretti che furono accusati di  voler attentare alla sua vita ( ma davvero varrebbe la pena ammazzare un simile individuo?).
Nessuna delle due volte il Giornale, cioè il suo ineffabile direttore, servo del Berluska,  ha chiesto scusa. Nessuno mai l’ha cacciato, l’Ordine dei giornalisti non interviene a radiarlo per la pubblicazione di false notizie.

Anche stavolta è stato smentito praticamente in diretta dalla splendida inchiesta di Bovini, giornalista serissimo,  che vi proponiamo sotto.

Colpiscono però le dichiarazioni della destra  come quelle di Fini che invita Visco a dimostrare che le accuse sono false.

Perfetto io accuso allora Fini di esser un pedofilo e lui mi dimostri che dico il falso. Piuttosto non dovrebbe esser chi accusa a dimostrare la veridicità di quanto sostiene?

Il coro della destra è stato praticamente unanime nel chiedere che Visco dimostrasse la propria estraneità. Tutti garantisti ‘sti signori.. Nessuno che avesse chiesto  invece al generale di dimostrare le sue accuse, dato che la storia non regge già ad una prima osservazione. Perché i trasferimenti non ci sono stati, perché gli ufficiali in questione non si sono mai occupati dell’affare Unipol che era  di competenza di altro nucleo investigativo.

Cossiga ha detto che ci sono due possibilità. O Visco si dimette perchè le accuse sono vero, o Prodi deve radiare il generale per avere falsamente accusato un suo superiore.

Spero che almeno stavolta Pordi dia segno di vita e radi il generale. Non perchè ha accusato falsamente un superiore, ma perchè ha accusato falsamente una persona.

Io francamente sono rimasto stupito dell'arrendevolezza della sinistra contro questi mestatori di professione. penso a Guzzanti, penso a Belpietro. Persone che scientemente hanno usato il loro potere, e le istituzioni per costruire false accuse sulla parte politica a loro avversa. Per fortuna lo hanno fatto maldestramente. ma se ci fossero riusciti? E' possibile consentire che ci riprovino come continua  a fare senza vergogna Belpietro?

Ed è possibile la sciare che questo generale continui ad esser un servitore dello stato dopo essersene dimostrato indegno.

Smettiamola  con il buonismo, smettiamolo con le idiozie di porgere l'altra guancia. Questi  qui, mi riferisco a questa destra, sono delinquenti, assolutamente inaffidabili. Invece di illudersi di poter costruire dialoghi bipartisan sarebbe utile distribuire qualche calcio

ne. Insomma in un paese decente chi compie tali atti va fuori dalle palle. Qui assistiamo alla storia assurda  con azioni vergognose da parte di personaggi che continuano a rimanere sulla scena e le vittime di sti delinquenti invece di reagire sembrano in preda ad una vera sindrome di Stoccolma.

Qualcuno  dica BASTA!!

giuseppe galluccio 23/5/07

 

Dietro alla vicenda della Guardia di finanza lombarda incroci con il Sismi dell'era Pollari - Intrighi e guerre di potere - la vera storia del caso Speciale - Gli ufficiali da trasferire non si erano mai occupati di Unipol
 
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Speciale_tremonti_2 SEMBRA una storia limpida, "il caso Visco". Non lo è. Perché monca e sapientemente manipolata. E, come in tutte le storie manipolate, i fatti ne nascondono un'altra. Che racconta le mosse oblique del vertice della Guardia di Finanza e ne svela le ragioni velenose. È notizia di ieri. Il "Giornale", di proprietà della famiglia Berlusconi, "documenta" un brutto affare. In un verbale del 17 luglio 2006, il comandante generale della Finanza, Roberto Speciale, riferisce all'Avvocatura dello Stato di essere stato oggetto di indebite, insistite e minacciose pressioni da parte del viceministro per l'Economia Vincenzo Visco per trasferire quattro alti ufficiali in servizio a Milano.
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Quattro ufficiali che, in quel momento "lavorano all'inchiesta" che ha tolto serenità ai Ds, "il caso Unipol". La richiesta di trasferimento non ha nessuna apparente motivazione se non quella, "inconfessabile" di punire servitori dello Stato considerati politicamente inaffidabili dai nuovi inquilini di Palazzo Chigi. Il comandante Speciale resiste coraggiosamente all'arroganza del viceministro e la spunta. I quattro ufficiali restano al loro posto. Il fatto non è nuovo (le cronache del luglio 2006 riferirono diffusamente del conflitto tra comandante generale e viceministro), ma il verbale di Speciale offre pathos, sollecita indignazione. Tra il 13 e il 17 luglio 2006, sembra di vederlo, il generale mentre, assediato nel suo ufficio di viale XXI aprile, prova a spiegare a Visco che non può dare corso immediato a trasferimenti imposti del ministro senza violare la legge. Che esistono delle procedure da rispettare e che a quelle lui starà. Sembra di vederlo ancora, ventilare stoicamente le dimissioni il 17 luglio 2006, quando dall'ufficio del viceministro arrivano arroganti minacce.
La cronaca del "Giornale" porta la firma di Gianluigi Nuzzi. E il dettaglio non è neutro. Serve a entrare nella storia del "caso Visco", a ricostruirne con esattezza i passaggi. A illuminarne i protagonisti. Nuzzi ha ottime fonti nella Guardia di Finanza. Ha tenuto dei corsi alla scuola della Guardia di Finanza. Nella Guardia di Finanza ha raccolto il brogliaccio di un'intercettazione mai trascritta che, nel gennaio 2006, documenta la ormai celebre conversazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ("Abbiamo una banca...") che sprofonda i Ds in uno psicodramma. Ma, soprattutto, Gianluigi Nuzzi ha un amico importante nelle Fiamme Gialle: il generale Emilio Spaziante, che della Guardia di Finanza è stato capo di Stato Maggiore dal luglio 2005 al marzo scorso, quando viene nominato vicedirettore del Cesis (organo di coordinamento dei nosti servizi segreti). Nuzzi e Spaziante si conoscono da tempo e insieme, nel 2004, inciampano in una fuga di notizie per un'indagine sui bilanci dell'Impregilo. Vicenda che appare dimenticata, ma che, nel gennaio 2006, quando si consuma la fuga di notizie su Fassino e Consorte, a molti sembra utile ricordare.
Estate 2006, dunque. Visco è appena arrivato all'Economia, il generale Emilio Spaziante è a Roma ormai da un anno quale capo di Stato maggiore. Fino all'anno prima, ha comandato la Regione Lombardia. E la Lombardia e Milano sono da sempre il suo "collegio". Non c'è foglia che si muova nei comandi territoriali che lui non sappia. Quando dunque lascia per il comando a Roma, Spaziante impone quale suo successore un amico fraterno, un compagno di corso: il generale Mario Forchetti. Per Spaziante è una garanzia doppia. Non solo per l'amicizia, ma per il network che li lega. Entrambi sono stati ufficiali del "II Reparto", l'intelligence della Guardia di Finanza, l'occhio e l'orecchio che lavora in perfetta osmosi con il Sismi dell'ex generale di corpo d'armata della Fiamme Gialle Nicolò Pollari e da cui Pollari pesca decine e decine di suoi ex ufficiali.
Il Sismi di Pollari - la Guardia di Finanza della Lombardia - il capo di Stato Maggiore Emilio Spaziante. E' un triangolo d'acciaio che ha il suo baricentro a Milano dove, in quei mesi, molto bolle in pentola. Non solo le inchieste sulle scalate bancarie e sul caso Unipol, ma anche le vicende di Telecom, le singolari intrusioni nelle anagrafi tributarie alla ricerca di qualche buona notizia sullo stato dei patrimoni dei leader del centro-sinistra.
Epperò, ecco che nel luglio del 2006, il network sembra doversi improvvisamente spezzare. In giugno, il comandante generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, sollecita il viceministro Visco a dare corso a una cinquantina di avvicendamenti di alti ufficiali stilata nei mesi precedenti. Visco prende tempo e chiede di poter prima compiere un giro di orizzonte. Riunisce i direttori generali delle amministrazioni civili dello Stato, i vertici della Guardia di Finanza, chiedendo che su quella lista di trasferimenti faccia le loro osservazioni non solo il generale Spaziante, ma anche l'allora comandante in seconda Italo Pappa e l'ufficiale che dovrà succedergli, il generale Sergio Favaro. Per quel che ne riferiscono oggi fonti qualificate al ministero dell'Economia, Visco raccoglie da Favaro e Pappa un'opinione condivisa che a Milano e nella Lombradia esista "una criticità". Nessuno aggiunge di più. Ma il network che fa capo a Spaziante non è un segreto per nessuno.
Visco chiede dunque al Comandante generale di integrare la lista di trasferimenti già pronta con quattro nomi: il comandante regionale della Lombardia, generale Forchetti; il comandante del Nucleo provinciale Regionale della Lombardia, colonnello Lorusso; il comandante del Nucleo provinciale della polizia tributaria di Milano, colonnello Pomponi; il gruppo dei servizi di polizia giudiziaria, Tomei.
I quattro ufficiali da trasferire diventano presto tre (Tomei scompare dall'orizzonte). E il 13 luglio 2006, a leggere il suo verbale pubblicato dal "Giornale", il comandante generale Speciale entra nel suo personale inferno. Curiosamente, però, lo stesso generale omette di riferire cosa accade il 14 di luglio. Con una nota al viceministro Visco, lo informa di aver predisposto l'avvio dei procedimenti di trasferimento. Indica anche a quali nuovi incarichi saranno destinati: Forchetti sarà il nuovo comandante generale della Regione Piemonte; Lorusso il nuovo capo di stato maggiore del comando interregionale di Milano; Pomponi andrà al comando generale a Roma.
Passano i giorni e al ministero monta l'irritazione perché non si ha alcun segno che quel che Speciale ha scritto nella sua nota avrà un seguito. Ma lo stallo ha una ragione. Consente di manovrare a chi deve impedire che il triangolo Sismi-Spaziante-Milano si spezzi. Viene costruito un primo falso. Che i tre ufficiali da trasferire paghino il loro coinvolgimento nell'indagine Unipol. In realtà, nessuno di loro vi ha mai messo mano. All'inchiesta (e alle sue intercettazioni) hanno lavorato, a Milano, gli uomini del nucleo di polizia valutaria di Roma. Piuttosto è vero che il brogliaccio dell'intercettazione Consorte (di cui si è avuta "fuga di notizie") è stato redatto nella caserma milanese di via Filzi, sede del nucleo di polizia tributaria (quello comandato da Pomponi). Il resto è un gioco da ragazzi. La notizia dei trasferimenti contesi obbliga l'Avvocatura generale dello Stato ad aprire un fascicolo per conoscere "eventuali addebiti disciplinari" sul conto degli ufficiali in predicato di trasferimento. E il caso viene affidato a Manuela Romei Pasetti, amica di famiglia del generale Spaziante.
Che, insieme a Speciale, viene sentito ad horas negli uffici della caserma di via Filzi a Milano. I generali Pappa e Favaro, che pure avrebbero qualcosa da dire, e di diverso, dovranno aspettare settembre e saranno sentiti in Procura.

di CARLO BONINI da Repubblica del 23/5/07

                

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